Il fenomeno Sayf esplode sui social con Sanremo 2026

Sayf conquista i social, ma non solo: si parla già di "fenomeno". Il rapper ligure piace perché ribalta qualsiasi personalità costruita a tavolino

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Serena De Filippi

Lifestyle Editor

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Siamo solo all’inizio di questo Festival di Sanremo 2026, ma i primi numeri ci raccontano una storia che va oltre le note. La prima serata si è chiusa lasciando dietro di sé una scia di interazioni che conferma quanto la kermesse sia soprattutto il terreno di scontro tra generazioni diverse. Fedez e Masini sono tra i prediletti dai social, ma non sono di certo gli unici, perché c’è un nome che sta ribaltando i pronostici della vigilia: Sayf. E se c’è ancora qualcuno (davvero?) che non ha sentito le altre canzoni (come Egoista), è arrivato il momento di recuperare. Perché ci sono tutte le carte affinché diventi tra gli artisti più importanti del panorama musicale italiano attuale.

Sayf, fenomeno da social: perché piace così tanto

Sayf, rapper ligure classe 1999, all’anagrafe Adam Viacava, ha conquistato i social per un motivo: ha saputo catturare l’attenzione in modo trasversale. Sì, perché è arrivato all’Ariston con una consapevolezza spiazzante. Nato da madre tunisina e padre italiano, porta con sé un bagaglio culturale che non usa come uno scudo, per sua scelta.

In platea e a casa, la percezione è stata (quasi) unanime: nonostante la giovane età e l’emozione che lo ha tradito prima di cantare al suo primissimo Sanremo (dove ha portato il brano Tu mi piaci tanto), ha un controllo abbastanza elevato del palco. Forse è merito di quella tromba che suona fin da bambino, uno strumento di certo non facile da imparare.

Non mancano però i confronti. La crescita dei follower è stata abbastanza alta, ma – almeno per il momento – il record stabilito da Olly nella passata edizione resta ancora lì, imbattuto. Poco importa, perché alla fine quello che conta è l’impatto. Durante la prima serata di Sanremo 2026, i profili social di Sayf, o Ditonellapiaga e Samurai Jay, hanno avuto quel guizzo di imprevedibilità che cerchiamo ogni anno. Proprio quel guizzo che è stato tanto contestato a Carlo Conti, conduttore e direttore artistico di Sanremo per la quinta volta (e ultima).

La personalità di Sayf

Rifiuta le armature pesanti della retorica e preferisce la vulnerabilità di chi si definisce ancora come un bambino, magari un po’ ingenuo, ma determinato a procedere a testa alta. “Vado avanti a prescindere da chi mi dice se sono in grado di farlo”, ha ammesso nel corso di un’intervista. E dobbiamo dire che c’è una timidezza protettiva, quasi una resistenza, nel suo modo di approcciarsi al carrozzone mediatico.

Si sa che è stato il suo team a convincerlo a salire su quel palco, il più importante in Italia, perché lui, in fondo, le canzoni le scriveva prima di tutto per sé. Il timore di finire “spremuto come un pupazzetto” nel tritacarne della televisione traspare chiaramente, ma è proprio questa ritrosia a renderlo così autentico. Il debutto a Sanremo lo ha reso un fenomeno social, e ora inizia – forse – la parte più difficile, ovvero resistere. A cosa? Semplice: a quello che verrà, alle logiche della produzione musicale odierna, alla commercializzazione a tutti i costi. L’impressione, però, è che “il ragazzo si farà”.