Manuel Bortuzzo e la carrozzina distrutta, cos’è successo e la denuncia alla compagnia aerea

Manuel Bortuzzo denuncia sui social la sua carrozzina distrutta dopo un viaggio e dà voce a chi vive ogni giorno gli stessi problemi e discriminazioni

Foto di Claudia Giordano

Claudia Giordano

Content editor Lifestyle e digital strategist

Appassionata di marketing e comunicazione, li ha trasformati in lavoro e si divide tra la professione di social media strategist, scrittrice e content editor.

4 min di lettura

Chiedi a DiLei

La vita di Manuel Bortuzzo è cambiata per sempre nel febbraio 2019, quando rimase vittima di una sparatoria a Roma per uno scambio di persona: il proiettile gli provocò una lesione midollare che lo costrinse sulla sedia a rotelle. Da allora l’ex nuotatore ha raccontato pubblicamente il suo percorso, diventando uno dei volti più conosciuti dello sport paralimpico italiano. Oggi Manuel torna a far parlare di sé per una vicenda molto diversa, ma altrettanto delicata. Al rientro da un viaggio di otto giorni, ha infatti ritrovato la sua carrozzina gravemente danneggiata e inutilizzabile, decidendo di denunciare pubblicamente quanto accaduto sui social.

Manuel Bortuzzo, l’incidente alla carrozzina diventa denuncia sociale

Quello che è accaduto a Manuel Bortuzzo non è una semplice disavventura di viaggio, ma un episodio che il giovane ha deciso di raccontare pubblicamente per accendere i riflettori su un problema che riguarda moltissime persone con disabilità. L’ex nuotatore ha pubblicato su Instagram foto e video della sua carrozzina completamente danneggiata e spezzata durante il volo effettuato con Ethiopian Airlines, spiegando perché quanto accaduto non possa essere considerato un banale incidente. Dopo averne parlato inizialmente attraverso alcune stories Instagram, Manuel ha scelto di affidare il suo pensiero a un post destinato a rimanere sul suo profilo.

Una denuncia che ha immediatamente raccolto numerose testimonianze e ha aperto una discussione più ampia su accessibilità, diritti e discriminazioni.

A colpire, nelle parole di Bortuzzo, è soprattutto il modo in cui descrive il valore della carrozzina per chi ne ha bisogno quotidianamente: “Sono le nostre gambe, la nostra libertà”, scrive Manuel, sottolineando quanto sia necessario trattare questi ausili con attenzione e rispetto.

A corredo del post, le immagini mostrano chiaramente i danni subiti dalla carrozzina, ormai inutilizzabile. Ed è proprio davanti a quelle condizioni che Manuel si pone una domanda: cosa sarebbe successo se l’incidente fosse avvenuto all’andata, prima di trascorrere otto giorni lontano da casa tra Zanzibar e Tanzania?

Bortuzzo precisa di considerarsi fortunato, perché evidentemente ha avuto la possibilità di affrontare l’emergenza. Ma il suo pensiero va immediatamente a chi non dispone di alternative e, tornando da un viaggio, potrebbe ritrovarsi improvvisamente senza lo strumento necessario per muoversi e compiere anche le azioni più semplici della giornata.

È questo il motivo per cui, secondo lui, l’accaduto non deve passare inosservato: dopo le prime stories, infatti, Manuel racconta di essere stato sommerso dai messaggi di persone che hanno vissuto esperienze simili. Testimonianze che trasformano il suo caso personale in qualcosa di molto più grande.

Il commento di un’attivista: “È solo la punta dell’iceberg”

Tra le tante reazioni ricevute, una in particolare ha ampliato ulteriormente il dibattito acceso da Manuel Bortuzzo sul suo profilo Instagram: un’attivista con disabilità ha invitato Bortuzzo a utilizzare la propria visibilità per continuare a parlare di questi temi, ricordando che una carrozzina danneggiata durante un viaggio rappresenta soltanto “la punta di un iceberg”.

Nel suo lungo commento, la ragazza ha spiegato come le difficoltà possano presentarsi praticamente ovunque: durante un viaggio in aereo, quando si vuole partecipare a un concerto, entrare in un locale, cercare una casa oppure ottenere risorse sufficienti per l’assistenza personale.

Il punto, secondo l’attivista, è smettere di considerare queste situazioni come episodi isolati o semplici inconvenienti. Dietro molte delle difficoltà quotidiane ci sarebbero invece ambienti non accessibili e una società ancora incapace di garantire pienamente autonomia e pari opportunità.

La giovane ha quindi invitato Manuel ad avvicinarsi ulteriormente al lavoro di associazioni e attivisti che da anni si occupano di abilismo, accessibilità e discriminazione, suggerendogli anche alcune letture per approfondire l’argomento.

Il messaggio di Bortuzzo, dunque, ha finito per superare rapidamente i confini della sua esperienza personale e Manuel, che dopo l’incidente del 2019 ha raccontato pubblicamente molti aspetti della sua nuova quotidianità, questa volta ha scelto di utilizzare la propria popolarità per porre una domanda molto concreta: come può essere considerato accettabile che nel 2026 un ausilio indispensabile venga trattato con tanta superficialità? E ancora: “Per la gravità della cosa tutto questo non può passare inosservato” ha concluso il giovane.

La sua denuncia dunque ha dato voce anche a chi episodi simili li vive lontano dai riflettori e magari non possiede gli stessi mezzi per trovare rapidamente una soluzione.