Per Andrea Delogu, il fratello minore Evan era molto più di una presenza affettuosa. Era una luce, un punto fermo. Il loro era un legame viscerale, custodito lontano dai riflettori, nella serenità della famiglia. A un anno da quel drammatico 29 ottobre, in cui il diciottenne ha perso la vita, la conduttrice e i suoi cari affrontano la ricorrenza più difficile. Ne ha parlato il padre Walter, dal coraggio di Andrea che ha trasformato il dolore in energia da dedicare al lavoro al suo lavoro con le nuove generazioni, nel nome di quel ragazzo giudizioso che sognava un futuro da chef a New York.
Andrea Delogu a un anno dalla morte del fratello
C’è un “prima” e un “dopo” il 29 ottobre 2025, per la famiglia Delogu. In occasione di questo doloroso anniversario, Walter Delogu ha concesso un’intervista al Corriere di Bologna, raccontando la fatica del lutto e quanto sia stato difficile trovare la forza di andare avanti.
L’incidente avvenuto lungo via Vittor Pisani a Bellaria Igea Marina ha strappato Evan Oscar Delogu ai suoi progetti, quando si trovava a bordo della sua moto. L’incredulità di ricevere la chiamata della scuola guida che non lo vedeva ancora arrivare a lezione, poi l’arrivo con la moglie in quel luogo maledetto e, infine, la consapevolezza che qualcosa di orribile fosse accaduto: “Vidi un lenzuolo bianco e in un secondo tutto fu chiaro. Mia moglie svenne. Io chiamai mia figlia, Andrea. Le dissi di venire subito a Rimini. Avevo deciso subito che le avrei detto tutto prima che arrivasse ma gradualmente”.
È anche sulla figlia che si concentra il racconto di Walter Delogu, da quella prima chiamata dolorosa in cui “Lei capì subito che qualcosa di grave era successo”. “Avevo paura che lo scoprisse dai giornali, o comunque che la comunicazione non le arrivasse dalla famiglia (…) – ha ammesso, proseguendo -. Mia moglie è stata molto male, Andrea ha sofferto parecchio, ora si è ripresa (…) ha vinto Ballando con le stelle, forse con la forza che ha trovato da queste circostanze. Aveva una carica fortissima accumulatasi in quelle settimane (…). Adesso sta facendo come fa mia moglie, si è buttata letteralmente nel lavoro. Tra l’altro Evan sarebbe andato a vivere a breve in casa con Andrea a Roma”.
La reazione di Walter Delogu e l’impegno nel nome di Evan
L’elaborazione del lutto passa inevitabilmente anche attraverso il rapporto con gli oggetti quotidiani appartenuti a Evan, simboli materiali di una presenza che continua a manifestarsi. Walter Delogu ha fatto immediatamente demolire la moto dell’incidente, tenendo però con sé quell’automobile che con tanta gioia Evan aveva acquistato e stava imparando a guidare, seguendo il corso per la patente. “La adoriamo – ha ammesso -. Immaginiamo lui felice che la guida. Se prendo una buca o un dosso, chiedo scusa e accarezzo il volante, perché so quanto avrebbe tenuto alla sua auto. E non la venderemo mai”.
Se Andrea Delogu ha scelto di tuffarsi a capofitto nel lavoro, anche il padre prosegue la sua attività nel ricordo di Evan. Ex operatore del 118 ed educatore da anni in prima linea nella sensibilizzazione sociale, oggi trasforma il dolore in uno strumento di tutela per i giovani: “Incontro sempre i ragazzi per le campagne anti dipendenza”, nelle aule scolastiche come nei teatri affollati, dove negli abbracci degli adolescenti trova la forza per andare avanti.