Quarto Grado, il ritratto di Andrea Sempio: “Mi etichetteranno come mostro”

Tra Garlasco, le avvelenate di Campobasso e lo Speciale carceri, una puntata che intreccia le indagini, i dettagli privati e ciò che resta del delitto

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Francesca Secci

Giornalista, esperta di lifestyle

Sarda, ma anche molto umbra. Giornalista pubblicista, sogno di una vita, scrive soprattutto di argomenti di attualità, lifestyle e cura della casa.

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Una sentenza definitiva, in teoria, dovrebbe bastare a chiudere un caso. Per il delitto di Chiara Poggi, però, non è mai stato davvero così. Il caso simbolo della cronaca nera italiana è tornato al centro della scena venerdì 26 giugno, nella puntata di Quarto Grado condotta da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero, con un lungo focus su Andrea Sempio e sugli elementi che continuano ad alimentare la nuova indagine.

Accanto al delitto di Garlasco, la serata ha tenuto insieme altri due fili: le avvelenate di Campobasso, madre e figlia morte dopo un sospetto avvelenamento da ricina, e lo Speciale carceri dedicato ad Alessandro Cozzi, ex volto televisivo condannato per omicidio.

Il delitto di Garlasco e i nuovi dubbi

Uno dei focus della puntata non poteva non essere il giallo del delitto di Garlasco, con un nuovo approfondimento sulla figura di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi. In trasmissione è andata in onda una clip dedicata alla sua vita privata, che ha riportato anche una frase forte: “Sul sesso mi etichetteranno come mostro”.

Il passaggio è delicato perché sposta il racconto su un terreno molto personale. Sempio sembra riferirsi al timore che alcuni aspetti della sua sfera intima possano essere letti, giudicati o usati per costruire un’immagine pubblica negativa di lui. Non solo quindi l’indagine, gli accertamenti e le tracce, ma anche la paura di essere raccontato attraverso dettagli privati, con il rischio di diventare un personaggio prima ancora che una persona coinvolta in un procedimento.

Si è tornati sul cosiddetto giallo dei capelli e sulle analisi del capello, sul punto in cui l’assassino si sarebbe lavato, sull’ipotesi di un’aggressione consumata in cucina. E poi sulla camminata di Alberto Stasi, sull’impronta a pallini, sulla traccia nota come Frau 42: elementi che da anni alimentano ricostruzioni diverse.

Sul movente è intervenuta la criminologa Roberta Bruzzone, che ha collegato la possibile dinamica dell’omicidio a un quadro emotivo molto forte. Gianluigi Nuzzi ha poi richiamato alcuni messaggi tra Alberto Stasi e Chiara Poggi, descritti in studio come segnali di confidenza e fiducia reciproca.

Il confronto si è concentrato su una domanda delicata: quanto può davvero raccontare il materiale raccolto negli anni e quanto, invece, rischia di restare nel campo delle interpretazioni.

A discuterne, un parterre nutrito, tra gli altri Carmelo Abbate, Carmen Pugliese, Grazia Longo, Caterina Collovati, Paolo Colonnello, Candida Morvillo, Paolo Reale, Massimo Picozzi e Marco Oliva, tra valutazioni investigative, letture psicologiche e osservazioni sulle incongruenze ancora aperte.

Le avvelenate di Campobasso

Dal caso più noto della cronaca italiana a una vicenda ancora avvolta nei dubbi. Quarto Grado ha riacceso l’attenzione su Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia morte dopo un sospetto avvelenamento da ricina.

La trasmissione ne ha ripercorso i punti principali, soffermandosi sui rapporti familiari, sulle testimonianze raccolte e sui possibili dissidi emersi attorno alle due donne. Il sospetto degli investigatori ruota attorno a un avvelenamento, ma diversi aspetti restano da chiarire: a partire da chi potesse avere accesso agli alimenti e da cosa sia accaduto nei giorni precedenti alla tragedia.

A rendere tutto più inquietante è la natura stessa della sostanza al centro degli accertamenti: la ricina è un veleno potentissimo (ricavato dai semi di ricino), e la sua eventuale presenza imporrebbe di ricostruire non solo il momento dell’assunzione, ma anche il percorso con cui sarebbe arrivata fino alle vittime.

Madre e figlia sono morte in circostanze che, secondo quanto emerso, non permettono ancora una lettura definitiva. Per questo la trasmissione ha dato spazio alle ipotesi investigative e ai passaggi ancora da chiarire, senza forzare conclusioni.

Lo Speciale carceri, Alessandro Cozzi

Nella seconda parte, Quarto Grado ha cambiato passo con lo Speciale carceri: un servizio firmato da Francesca Carollo e dedicato ad Alessandro Cozzi. Ex volto televisivo, Cozzi è stato condannato per l’omicidio di Alfredo Cappelletti ed Ettore Vitiello, e il racconto lo ha seguito dentro la sua vita in carcere, tra memoria dei fatti, responsabilità e percorso personale.

Quarto Grado ricostruisce la vicenda tornando sul passaggio che ha segnato la sua vita in modo definitivo: da volto conosciuto a detenuto, da uomo abituato a essere guardato dal pubblico a persona chiamata a fare i conti ogni giorno con una condanna per omicidio.

Al centro del servizio c’è la morte di Ettore Vitiello, il fatto per cui Cozzi è stato condannato. Il racconto entra nei fatti, ed è proprio Alessandro Cozzi a raccontarlo, nel momento in cui la violenza esplode e una vita viene spezzata. È una confessione che mostra il peso della condanna e il rapporto con una responsabilità che lui riconosce.

Diverso, invece, è il modo in cui Cozzi parla della morte di Alfredo Cappelletti. Su quel punto respinge l’accusa e continua a sostenere la sua versione: Alfredo, che all’epoca considera il suo migliore amico, sarebbe morto, stando alle parole di Cozzi, per una coltellata autoinflitta.