Dipendenza sessuale, quando il desiderio diventa un problema

La dipendenza sessuale è a tutti gli effetti un disturbo del comportamento e può provocare diversi problemi a livello psicologico e relazionale

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Alfonsa Sabatino

Editor specializzata in Lifestyle e Sessualità

Scrive di lifestyle, benessere, viaggi. Ascolta le storie e dalle storie che ascolta e vive prende spunto. Con la nascita dei figli non ha smesso: è semplicemente diventata più veloce.

Se è molto vero che più si pratica un’attività e più si ha voglia di praticarla, è altrettanto vero che a volte si perde la misura e si eccede. Succede con lo sport, con il cibo, e anche con il sesso. Il desiderio di avere rapporti sessuali frequenti può essere fisiologico all’inizio di una relazione, in pieno innamoramento, e ci sono alcuni ormoni prodotti durante la pratica sessuale che sono responsabili di questa gratificazione insaziabile. Spesso però il pensiero è quasi ossessivo e potrebbe nascondere un disturbo del comportamento sessuale compulsivo.

Per provare a capire meglio di cosa si tratta, quali sono i campanelli d’allarme e cosa fare, abbiamo fatto alcune domande a Daniela Botta, psicologa, psicoterapia, sessuologa clinica dell’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma.

La dopamina che crea dipendenza

Ormai lo sappiamo con certezza: il cervello è il primo organo sessuale del nostro organismo, femminile e maschile. Dal cervello partono gli stimoli per la produzione di quegli ormoni che possono giocare a favore o sfavore della sessualità e dell’attitudine a concedersi. Durante la stimolazione e la pratica sessuale vengono infatti prodotti diversi ormoni, che non sono esclusivi dell’attività sessuale, ma che possono assolutamente condizionare il piacere e il senso di gratificazione e benessere.

La dopamina, prodotta durante i preliminari e il rapporto è simile all’anfetamina. È uno degli ormoni della felicità, correlato al sistema di ricompensa del cervello, che determina la sensazione di gratificazione e appagamento, ma anche di dipendenza. La dopamina infatti è il neurotrasmettitore che regola il piacere, lo stesso che viene prodotto quando si assumono sostanze che creano benessere, come il caffè, il cioccolato o la nicotina. È piacevole, si sta bene e si vuole fare/mangiare ancora. E lo stesso succede quando proviamo piacere e soddisfazione dopo un rapporto sessuale.

Quando si va oltre la fisiologia

Esistono situazioni in cui però la dipendenza creata dal sesso non è più fisiologica e sana, ma diventa ossessiva e eccessiva. Possiamo parlare di dipendenza sessuale come di un vero e proprio disturbo? “Si è dibattuto per anni in campo scientifico sull’esistenza di un vero e proprio disturbo di sexual addiction o ipersessualità”, spiega la dottoressa Daniela Botta. “La questione è cosi controversa che il DSM5 tR (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) non lo ha incluso nella classificazione dei disturbi psichiatrici, invece l’ICD 11 (la classificazione internazionale delle malattie) lo ha incluso con il nome di disturbo del comportamento sessuale compulsivo”.

Di cosa si tratta

“La dipendenza sessuale, come disturbo del comportamento sessuale compulsivo, è descritta come la persistente incapacità di controllare gli impulsi sessuali che sfociano in una attività sessuale pervasiva che interferisce con la vita personale, lavorativa e sociale della persona. La persona – continua la psicologa- non riesce, nonostante i ripetuti sforzi, ad interrompere la ripetizione dell’attività sessuale. Può comprendere diversi tipi comportamento sessuale come la ricerca di diversi partner, la masturbazione compulsiva, la fruizione di porno e di sex worker. I criteri importanti per la diagnosi sono: l’incontrollabilità e la compromissione di altre aree della vita”.

Le conseguenze sul quotidiano

Già, può sembrare meno grave e impattante di altri comportamenti ossessivi, ma “il pattern del comportamento sessuale compulsivo provoca un marcato disagio e una compromissione significativa del funzionamento personale, familiare, sociale, educativo, lavorativo”, ci spiega ancora la dottoressa Botta. La dipendenza nella sfera sessuale in realtà va oltre il piacere e diventa fonte di angoscia per la persona.

Le possibili cause

Esistono della cause specifiche e riconosciute che portano a questo disturbo? “L’eziologia è sconosciuta ma tra i pazienti che ne soffrono pare che molti abbiano subito traumi ed abusi”. Quindi una relazione malata con la sfera sessuale, esperienze dolore legate al sesso e al corpo potrebbero essere alla base di questa continua richiesta. “Alcuni autori sostengono invece che ci siano cause biochimiche alla base di un mal funzionamento del controllo degli impulsi sessuali”.

Uomini, più che donne

Sempre di più la sessualità si fa fluida e i comportamenti legati al sesso e al piacere, alla sperimentazione e alla ricerca sempre meno esclusivi. Siamo in grado di dire se la dipendenza sessuale ha un genere? “C’è una marcata prevalenza maschile tra le persone che ne soffrono e sembra che tra le donne che presentano questo disturbo ci sia una percentuale molto alta di abusi infantili”.

I campanelli d’allarme

Ma come si riconosce un attaccamento eccessivo al sesso? Quando possiamo capire che la relazione con il piacere non è più sana? Ci sono campanelli d’allarme? “Gli adulti che presentano il disturbo del comportamento sessuale compulsivo – commenta la sessuologa – già in adolescenza manifestano acting out comportamentali nella condotta sessuale, come comportamenti sessuali a rischio e uso della masturbazione compulsiva per autoregolare le emozioni. Ma valutare la presenza di un Disturbo del Comportamento Sessuale Compulsivo può essere particolarmente difficile durante l’adolescenza, in cui i picchi ormonali stimolano un’ aumento della frequenza del comportamento sessuale”.

È nell’età adulta principalmente che questo comportamento diventa un problema e sono proprio la difficoltà a gestirla e la sofferenza che questo provoca i veri campanelli d’allarme. “La dipendenza sessuale porta solitamente ad una compromissione del funzionamento personale, una grande angoscia che nasce proprio dall’incapacità di controllare il comportamento nonostante le conseguenze sul piano personale, economico, familiare o legale. Subentrano ansia, sensi di colpa, umore triste e irritabile e questi sono i segnali di un disturbo che va affrontato”.

La terapia

Cosa fare dunque? “Il disturbo viene affrontato con la psicoterapia individuale e di gruppo. Diversi autori promuovono l’importanza dei gruppi di sostegno. In casi di particolare gravità poi si possono usare dei farmaci per abbassare la libido. Le persone sexual addicted spesso intraprendono comportamenti sessuali in risposta a sentimenti di depressione, ansia, noia, solitudine o altri stati affettivi negativi. Questo punto è centrale nel processo di terapia in cui si insegna al paziente a riconoscere il trigger emotivo del comportamento e a trovare strategie di coping alternative”, conclude la dottoressa Botta.