Aborto e interruzione volontaria di gravidanza: tutto quello che c’è da sapere

Per aborto si intende l'interruzione volontaria o spontanea di una gravidanza. Facciamo un po' di chiarezza sulla situazione in Italia, come si pratica e cosa comporta.

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Alfonsa Sabatino

Editor specializzata in Lifestyle e Sessualità

Scrive di lifestyle, benessere, viaggi. Ascolta le storie e dalle storie che ascolta e vive prende spunto. Con la nascita dei figli non ha smesso: è semplicemente diventata più veloce.

Una gravidanza e la nascita di un bebè possono essere una gioia immensa, cercata e voluta. Oppure può arrivare in modo inaspettato, quasi destabilizzante. A vedere quelle linee di un test positivo sono mille i pensieri che si scatenano nella nostra testa. E se non siamo pronte? Se le cose non vanno bene e i rischi di salute e psicologici sono alti? In Italia l’interruzione di gravidanza è possibile, anche se è un tema sempre molto discusso. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta.

IVG, cos’è

Per aborto si intende l’interruzione spontanea o volontaria di una gravidanza. Se quella spontanea, che avviene abbastanza comunemente nel primo trimestre, non è determinata da una scelta personale, l’interruzione volontaria della gravidanza invece comporta un intervento da richiedere alle strutture sanitarie di riferimento. In Italia, per legge, una gravidanza può essere interrotta solo se comporta un pericolo per la salute fisica o psichica della donna, per motivi economici, sociali o familiari. Se l’interruzione è richiesta entro il primo trimestre (12 settimane circa) è sufficiente una dichiarazione della donna che ritiene che la prosecuzione della gravidanza possa rappresentare un pericolo per la propria salute fisica o psichica. Superato il primo trimestre, l’IVG è ammessa solo nei casi in cui un medico rilevi e certifichi che la gravidanza costituisce un grave pericolo per la vita della donna o per la sua salute. La legge italiana non definisce un limite specifico, ma raccomanda la pratica dell’IVG entro le 22-24 settimane. Dopo tale periodo il feto potrebbe sopravvivere al di fuori dell’utero e quindi ogni intervento medico e chirurgico per l’interruzione dovrebbe salvaguardare la vita del nascituro, cercando di scongiurare la possibilità di gravi danni neonatali.

Aborto Terapeutico

La legge italiana 194 del 1978, confermata dai referendum del 1981 e che norma l’IVG, stabilisce che le interruzioni volontarie della gravidanza sono “terapeutiche” se praticate in caso di pericolo per la salute fisica o psichica della donna. L’articolo 6 della legge 194 prevede l’IVG terapeutico quando la gravidanza o il parto comportano un grave pericolo per la vita della donna per patologie fisiche o psichiche; o quando siano accertati processi patologici, rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica e mentale della donna. Le anomalie o malformazioni del feto sono riconosciute tramite apposite indagini (ecografie, risonanze o radiografie, villocentesi e amniocentesi), e consulenze specialistiche (genetista, radiologo, psichiatra, ecc).

Aborto farmacologico

L’aborto può avvenire chirurgicamente o per somministrazione di farmaci. L’IVG farmacologica è possibile in Italia dal 2009 e si può praticare fino alla 9° settimana di gravidanza. Si tratta di una procedura medica che prevede l’assunzione di due principi attivi diversi a distanza di 48 ore l’uno dall’altro: il mifepristone (la pillola RU486) e una prostaglandina. La RU486, interviene sui recettori del progesterone, necessari per il mantenimento della gravidanza, e interrompe la vitalità dell’embrione. Il secondo farmaco ne provoca l’espulsione. In Italia per la procedura è quasi ovunque previsto un ricovero di tre giorni, fino all’espulsione. Negli altri Paesi che la consentono, invece, la somministrazione avviene in ambulatorio o a domicilio. Proprio per la necessità di ricovero e la difficoltà nell’ organizzazione delle strutture, le IVG farmacologiche in Italia sono solo il 21% dei casi totali.

Metodo chirurgico

L’interruzione volontaria di gravidanza può avvenire anche per metodo chirurgico, anche se l’intervento è sempre meno richiesto a favore della RU486. Si tratta dello svuotamento dell’utero tramite aspirazione o, più spesso, isterosuzione (con raschiamento a seguire, se necessario). L’intervento può essere effettuato in anestesia generale o locale, presso le strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale e le strutture private convenzionate e autorizzate dalle Regioni. Lo svuotamento tramite isterosuzione viene fatto introducendo una cannula collegata a una pompa che aspira il contenuto uterino. Se necessario, segue un raschiamento che serve ad asportare dalle pareti uterine ciò che non è stato aspirato. L’intervento dura una ventina di minuti circa, con tre ore di osservazione post operatoria. Solitamente viene fatto in day hospital, con ricovero al mattino per esami e accertamenti.

Cosa fare per abortire

Per richiedere informazioni o procedere all’IVG è necessario andare in un consultorio familiare o dal proprio medico di famiglia, da un ginecologo privato o presso una struttura che lo pratica. Dopo un colloquio conoscitivo e informativo, si riceveranno tutte le informazioni sull’intervento o sul farmaco, sul funzionamento e su come comportarsi nelle settimane post interruzione. Dai medici verrà redatto un certificato che attesta la richiesta della donna di interrompere la gravidanza e la modalità di intervento. I protocolli cambiano da Regione a Regione, e non sempre è previsto il ricovero per l’IVG farmacologica. In questo caso, in assenza di controindicazioni, il primo farmaco può essere somministrato direttamente in consultorio o ambulatorio, dove tornare al terzo giorno per il secondo farmaco con cui si conclude l’intervento. Diversamente viene somministrato presso la struttura ospedaliera al momento del ricovero. Per l’intervento chirurgico viene fissato l’appuntamento in struttura, che sia pubblica o convenzionata e privata. Quasi sempre dopo due settimane è prevista una visita di controllo, durante la quale si discute con i medici anche un eventuale metodo contraccettivo.

I rischi

L’interruzione di gravidanza è un intervento relativamente semplice, sicuro e con poche complicazioni probabili. Quelle possibili sono: infezione dell’utero, trattabile con antibiotici; rimozione incompleta del contenuto uterino; danni alla cervice uterina o all’utero. Di contro l’aborto non aumenta la possibilità di cancro e non riduce la probabilità di nuove gravidanze. Nell’immediato post intervento, può provocare qualche dolore a livello addominale, nausea e vomito dovuti anche all’anestesia. Per alcune donne, anche a seconda delle motivazioni che hanno portato alla scelta, l’aborto è doloroso e difficile a livello psicologico e può portare tensione a livello di relazione di coppia, soprattutto se la decisione non è completamente condivisa. In ogni caso, nel mondo, le donna con grande forza rivendicano la libertà di scegliere sul proprio corpo e il diritto all’aborto.

Prevenire

Fatta eccezione per le interruzioni di gravidanza necessarie in caso di problemi legati alla salute del nascituro o della donna, sarebbe bene fare il necessario per evitare questo tipo di intervento, che sia di tipo chirurgico o farmacologico. Come? Con la contraccezione. La gravidanza inaspettata si può evitare scegliendo il metodo contraccettivo più adatto alle nostre esigenze, a seconda della nostra età, del tipo di relazione, della necessità di proteggerci anche dalle malattie a trasmissione sessuale (in caso di rapporti occasionali e non continuativi). Pensiamo prima a proteggerci, perché, anche se legittimo e di diritto, l’aborto può essere doloroso, invasivo e psicologicamente pesante.