Coronavirus Sars2-CoV-2019, i consigli del pediatra per la vita in casa coi bimbi

Coronavirus, prima regola coi bimbi è definire una routine. Il pediatra fornisce il modello di uno scadenziario temporale per organizzare le giornate

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Organizzazione. Informazione. Prevenzione. E soprattutto programmazione. Sono queste le parole chiave per vivere al meglio in casa con i bambini nell’epoca della pandemia da coronavirus.

Insomma, la permanenza forzata a domicilio per la famiglia può trasformarsi in un’occasione positiva, a patto di trasformare quanto sta avvenendo in una opportunità, di educazione, di gioia di stare insieme. Come fare? Ecco i consigli di Alberto Ferrando, Presidente APEL (Associazione Pediatri Extraospedalieri Liguri).

Prima regola, costruite una “routine”

Il mondo ci porta spesso ad assumere ritmi sempre variati, che magari fatichiamo a fare nostri. “Questo può anche “pesare” sul benessere psicofisico del bambino, che invece può aver bisogno proprio di regole semplici per impostare la sua giornata e per crescere bene – spiega Ferrando, che offre anche una sorta di “scadenziario” temporale per trascorrere al meglio le ore.

Bisogna iniziare verso le 7,30 con la sveglie, per non alterare il ritmo del sonno imposto dall’asilo  e dalla scuola, con una colazione ricca, che veda i bambini impegnati anche nella preparazione. Poi, dopo l’igiene e qualche esercizio fisico, il piccolo dovrebbe mettere a posto la cameretta per iniziare quindi le sue “lezioni”, da solo (magari connesso con la scuola, che ovviamente dà anche in tempi) o con un genitore se piccolo. Dopo una sosta, magari con un frutto per merenda, si riprendono le “lezioni a distanza”. Poi arriva l’ora del pranzo, con il piccolo che deve “divertirsi con mamma e papà a preparare i piatti e a mettere tavola”.

Per il pomeriggio, dopo gioco e lettura, non bisogna mai dimenticare l’importanza di un’attività fisica a corpo libero: se si ha la fortuna di avere un giardino o un terrazzo meglio muoversi all’aperto, altrimenti va bene anche qualche esercizio a casa. L’importante è non impigrirsi.

“Se verso sera il bimbo comincia ad annoiarsi non preoccupatevi troppo e ricordate che la noia è positiva, perché fa bene e aiuta a crescere – riprende Ferrando. Con la sera, dopo la cena, va benissimo stare assieme anche davanti alla Tv, evitando però i telegiornali o i talk-show che possono creare ansia. Poi verso le 21, a nanna con un bel libro da leggere o anche da guardare e con cui giocare, se il bimbo è piccolo, per prendere sonno”.

Giocare da soli? Si può!

Save The Children propone una serie di giochi che si possono fare da soli, dando libero spazio alla fantasia. Ed è su questi che il bimbo deve puntare.

“Ad esempio, prendendo i dadi che riportano immagini e simboli che ricordano il mondo delle fiabe, si può invitare il bimbo a lanciarli e a provare a costruire una “sua” storia con le immagini che appaiono – fa sapere Ferrando. È molto bello, per la sua autonomia, registrarla con un video e condividerla virtualmente con gli amici.

Importante è anche sviluppare o mantenere le capacità di precisione ed attenzione, per eseguire un compito con cura: in questo senso creare degli origami di animali, magari seguendo un video su youtube, significa dare al piccolo la possibilità di apprendere e divertirsi.

Parlando del Coronavirus, poi, meglio che il piccolo provi ad “esorcizzare” autonomamente il cambio delle abitudini imposto dal permanere a casa dall’infezione. Addirittura si può pensare che costruisca una storia e poi, magari, insieme a mamma e papà realizzi un fumetto che riporta tutte le informazioni utili in prevenzione, come lavarsi le mani più volte con il sapone e tossire e starnutire bene. In questo modo i concetti d’igiene si fisseranno meglio nella sua mente”.

Oltre ai giochi matematici e scientifici, ce ne sono molti a disposizione, bisogna  ricordare che in questo momento è importante far capire  sempre ai piccoli perché si sta vivendo “diversamente” rispetto al solito, senza creare ansia. “Parlate con toni moderati e cercando di non trasmettere l’ansia che, inevitabilmente ognuno di noi ha, manifesta o latente, di fronte a questa situazione nuova ed unica – è il consiglio di Ferrando. E soprattutto chiedete sempre al vostro pediatra come comunicare anche in base alle caratteristiche del vostro figlio o figli”.

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