Tumore dell’ovaio, 15 diagnosi al giorno: quanto contano i geni e come cambiano le cure

Il tumore dell'ovaio è ancora ad alta mortalità e con sintomi aspecifici ma sul fronte dei trattamenti sono stati fatti molti passi avanti

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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In Italia, ogni giorno, 15 donne ricevono una diagnosi di tumore dell’ovaio. Questo carcinoma è considerato ancora oggi uno dei “big killers” tra le neoplasie ginecologiche, con una sopravvivenza a 5 anni del 43%. Ma attenzione: cresce costantemente la disponibilità di trattamenti innovativi. Solo bisogna informarsi. Ed è proprio questo l’obiettivo di una campagna che vede alleati esperti e pazienti. Si chiama “Insieme di Insiemi,” ed è un’iniziativa di comunicazione dedicata all’informazione, all’advocacy e alla mobilitazione, ideata grazie all’impegno congiunto dei gruppi MITO (Multicenter Italian Trials in Ovarian cancer and gynecologic malignancies) e MANGO (Mario Negri Gynecologic Oncology) con le associazioni pazienti ACTO Italia, LOTO, aBRCAcadabra, ALTo, Mai più sole e i clinici.

Le sfide da vincere

“Il tumore delle ovaie è associato ancora oggi a un’elevata mortalità, causata sia da sintomi aspecifici attribuibili a numerose patologie, come gonfiore o dolore pelvico, sia dall’assenza di screening dedicati che consentano una diagnosi precoce – sottolinea Sandro Pignata, Direttore della divisione di oncologia medica del dipartimento di Uro-ginecologia presso l’Istituto Nazionale Tumori di Napoli e fondatore del Gruppo MITO –. Solo le donne con alterazioni BRCA1 e BRCA2 possono avvalersi di strategie preventive grazie al test genetico”.

Per questa ragione è importante comunicare a tutta la popolazione quanto la prevenzione primaria, che si basa sull’adozione di corretti stili di vita, possa cambiare le carte in tavola. “Altre condizioni di rischio sono legate all’attività ovarica: infertilità, assenza di gravidanze o una prima gravidanza oltre i 35 anni di età possono aumentare le probabilità di sviluppare questo tumore – segnala l’esperto -.

È poi importante indagare la storia familiare: più parenti che hanno ricevuto una diagnosi di carcinoma ovarico o di cancro del colon, dell’endometrio o del seno possono costituire un segnale d’allarme. Se i sintomi risultano persistenti, quindi perdurano per più di 2 o 3 settimane, è importante svolgere una visita ginecologica: attraverso palpazione ed ecografia e successivi ulteriori approfondimenti è possibile effettuare la diagnosi.

Il tempo è un fattore di enorme importanza, soprattutto per le neoplasie silenziose: prevenzione prima e attenzione a eventuali sintomi poi possono fare la differenza”.

Trattamenti su misura

“Oggi In Italia si stimano circa 5400 nuove diagnosi ogni anno, ma, nonostante il tumore ovarico resti una neoplasia pericolosa, dal 2021 a oggi abbiamo assistito a una riduzione del tasso di mortalità – indica Giusy Scandurra, Direttore UOC Oncologia Medica Ospedale Cannizzaro, Catania e docente presso la Facoltà di Medicina dell’Università Kore di Enna –.

La motivazione va individuata nei trattamenti sempre più innovativi e nell’introduzione di terapie di mantenimento in prima linea, con diversi farmaci a bersaglio. In ogni modo, sia negli stadi iniziali della malattia che in quelli più avanzati, la chirurgia risulta curativa nel 70% dei casi, soprattutto se affiancata a un trattamento chemioterapico adiuvante per ridurre il rischio di recidive, che si presentano nel 25/30% delle donne”.

Queste informazioni debbono arrivare alle pazienti, che possono trovarsi in difficoltà dopo una diagnosi, senza supporto nelle decisioni da prendere o in balìa delle conseguenze di chirurgia e terapie farmacologiche.

Questo tumore può insorgere anche in donne intorno ai 40 anni, quindi nel pieno della vita, talvolta con un desiderio di maternità non ancora soddisfatto, e quindi incidere fortemente sulla salute psicologica e sulla qualità di vita.

“Sul tumore ovarico nessuna voce, da sola, è abbastanza forte: fare rete significa trasformare esperienze diverse in una richiesta comune più chiara e più utile per le donne – indica Ilaria Bellet, Presidente di ACTO Italia –. La ricerca nazionale Cambiamo Rotta, promossa da ACTO Italia, mostra che solo il 27% delle pazienti sceglie il centro in base alla specializzazione in ginecologia oncologica: su circa 5.400 nuove diagnosi l’anno, solo 1.500 donne arrivano in modo consapevole a un centro altamente specializzato, mentre quasi 4.000 rischiano ancora di iniziare il loro percorso nel posto sbagliato”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.