Tumore avanzato dell’endometrio, più spazio per l’immunoterapia con farmaci mirati per tutte le donne

Il carcinoma dell'endometrio è uno dei tumori femminili più diffusi: l'immunoterapia con farmaci associati dà nuova speranza alle donne colpite

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Quando si parla di tumore dell’endometrio uterino non bisogna fare confusione. Si tratta di una neoplasia diversa da quella della cervice, per la quale è disponibile una vaccinazione mirata per la prevenzione dell’infezione da virus HOV e quindi i numeri sono in calo.

Il carcinoma dell’endometrio è uno dei tumori femminili più frequenti ed è probabilmente l’unica, tra le neoplasie ginecologiche, con incidenza e mortalità in aumento. Lo dicono le cifre. Questa forma neoplastica rappresenta la quasi totalità dei tumori che colpiscono il corpo dell’utero ed è tra le più diffuse malattie tumorali nella donna dopo quelle al seno, al colon e al polmone.

In Italia si calcola che ci stiano facendo i conti 133mila donne e ogni anno si registrano circa 9mila nuovi casi. Oltre il 90% riguarda donne di oltre 50 anni. Bastano queste cifre per capire quanto e come sia importante trovare nuove opportunità di trattamento da impiegare in caso specifici. E l’immunoterapia è una delle strade che più viene battuta in questo senso. su questo fronte, c’è una buona notizia per le donne che ogni anno in Italia si vedono diagnosticare un tumore all’endometrio: dostarlimab, ha ottenuto l’approvazione per la terapia in prima linea di tutte le pazienti con carcinoma dell’endometrio avanzato o ricorrente, indipendentemente dallo stato di MMR (ovvero deficit di Mismatch Repair).

Per chi può essere utile

Lo scorso anno l’Aifa aveva dato il via libera al suo utilizzo, in associazione sempre con carboplatino e paclitaxel, per le pazienti con deficit del Mismatch Repair o instabilità dei microsatelliti, in stadio di malattia avanzato o ricorrente, che rappresentano circa il 20-30% delle donne a cui viene diagnosticata la neoplasia. Oggi l’indicazione riguarda anche l’altra fetta più consistente di donne, vale a dire quelle che non presentano deficit del Mismatch Repair o instabilità dei microsatelliti.

Cosa significa? Il sistema di “mismatch repair” (riparazione degli errori di appaiamento del DNA) è un meccanismo cellulare di correzione degli errori che si verificano quando il DNA viene copiato. Se è funzionante parliamo di pMMR (proficient Mismatch Repair): le cellule riparano cioè gli errori in modo efficiente.

Quando invece è compromesso si parla di dMMR (deficient Mismatch Repair): le cellule accumulano più errori e mutazioni, spesso con instabilità dei microsatelliti (MSI H). L’aumento del carico mutazionale rende i tumori dMMR più “visibili” al sistema immunitario, stimolato a riconoscere il tumore dopo il trattamento con inibitore di check point, seppure una stimolazione del sistema stesso possa essere chiave anche per le pazienti in assenza di questo deficit.

Uno studio specifico, denominato Ruby, ha dimostrato infatti che anche nelle pazienti pMMR l’aggiunta dell’immunoterapia determina un miglioramento degli esiti di malattia: così anche in Italia dostarlimab è disponibile e rimborsabile per queste donne.

Oltre la chemioterapia, per le donne

Siamo di fronte ad un progresso importante, dunque, nella sfida a questa forma tumorale. Lo conferma Domenica Lorusso, direttore del programma di ginecologia oncologica dell’Humanitas San Pio X di Milano.

“Era ormai acclarato – dice – che l’immunoterapia in combinazione con la chemio avesse cambiato lo standard di cura delle pazienti dMMR. Ma queste pazienti rappresentano il 20- 30% della popolazione con tumore dell’endometrio.

Per la stragrande maggioranza c’era un unmet need inespresso, a cui oggi risponde questa ulteriore indicazione, che celebra l’arrivo e l’efficacia dell’immunoterapia anche in una popolazione che per 20 anni ha potuto contare solo sulla chemioterapia”.

Lo studio Ruby in questo senso ha cambiato la pratica clinica e le linee guida del tumore dell’endometrio. Da quattro anni le donne con questa neoplasia e i clinici affrontano una situazione nuova. “I 7 mesi di OS (sopravvivenza totale) anche nel setting pMMR – aggiunge Lorusso – sono importanti e significativi. Prima di tutto perché rappresentano una mediana di sopravvivenza, il che vuol dire che ci sono donne che ne beneficiano per molto più tempo, in secondo luogo perché questi risultati ci dicono che prima usiamo l’immunoterapia e meglio è”.

“Oggi, per molte donne con carcinoma dell’endometrio avanzato o recidivato – dice Ilaria Bellet, presidente Acto Italia –  questa nuova indicazione significa una cosa semplice e potente: una possibilità in più quando la malattia fa paura e il tempo diventa prezioso. È un passo avanti concreto che può offrire maggiore controllo della malattia e più tempo di vita, con l’obiettivo di vivere quel tempo meglio. Ora la priorità è trasformare l’innovazione in accesso reale: informazioni chiare alle donne, percorsi rapidi e uniformi, e una presa in carico che tenga insieme cura e qualità di vita”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.