La terapia che ringiovanisce le cellule e blocca l’invecchiamento: come funziona

I primi risultati della sperimentazione su un essere umano avrebbero confermato le potenzialità, ma gli studi proseguono

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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È un sogno antico quasi quanto l’uomo (e la donna). Di recente si è discusso anche dei piani di studio voluti dal presidente russo, Vladimir Putin, proprio indirizzati a scoprire il “segreto” della longevità. Eppure pare che un primo trattamento per fermare l’invecchiamento sia già stato effettuato, negli Stati Uniti, su un volontario. Il risultato sarebbe stato positivo.

Il trattamento che blocca l’invecchiamento cellulare

È possibile, dunque, bloccare l’invecchiamento cellulare? Stando si risultati di uno studio sperimentale estremamente innovativo, la risposta è “Sì”. Del resto era convinto di poterci riuscire lo stesso ideatore del programma di “ringiovanimento cellulare” portato avanti a Boston, dal professore dell’Università di Harvard, David Sinclair. Era stato proprio il genetista americano, lo scorso gennaio, ad annunciare il via alla sperimentazione, in seguito ad una affermazione del multimiliardario Elon Musk.

Quando e come è stata avviata la sperimentazione

Sei mesi fa, dunque, in occasione di un vertice a Davos in Svizzera, a Elon Musk era stato chiesto in una intervista se pensava che l’invecchiamento potesse essere invertito, mettendo in atto un processo di ringiovanimento. L’imprenditore, proprietario tra le altre di Space X, del social X e di Tesla, si era detto convinto che non ci sarebbe voluto molto tempo perché si potesse raggiungere un simile risultato. Così pare sia avvenuto, ad opera di David Sinclair che, come scriveva la MIT Technology Review – la rivista del Massachusetts Institute of Technology – sul social X aveva rilanciato il tema, affermandosi d’accordo con Musk. “L’invecchiamento ha una spiegazione relativamente semplice – scriveva Sinclair – ed è apparentemente reversibile. Test clinici inizieranno a breve”.

Dai test al primo risultato

Così è stato, perché la sperimentazione nel frattempo ha preso il via e oggi sembra che sia arrivano un primo risultato positivo, dopo test su un volontario, sottoposto a un trattamento di “riprogrammazione cellulare”. A realizzarlo, dunque, sono stati ricercatori della società statunitense Life Biosciences, con sede proprio a Boston, di cui Sinclair è co-fondatore. L’azienda in una nota ha spiegato che “Si tratta del primo candidato in assoluto per il ripristino epigenetico approvato per le sperimentazioni cliniche e, in caso di esito positivo, il trattamento con ER-100 rappresenterebbe il primo caso di ringiovanimento cellulare nell’uomo”.

Cosa è emerso dalla ricerca

“La nostra ricerca ha suggerito che l’invecchiamento è causato in gran parte dalla perdita di informazioni epigenetiche, non da danni irreversibili”, ha spiegato David Sinclair, aggiungendo: “Questo studio clinico rappresenta la prima opportunità per accertare se il ripristino di queste informazioni possa migliorare il decorso delle malattie umane”. La tecnica innovativa, chiamata ER-100, è stata sperimentata a partire dal tentativo di risolvere sue patologie legate all’invecchiamento cellulare: il glaucoma e la neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica, ossia due malattie molto gravi a carico del nervo ottico.

In cosa consiste la ER-100

Il nome della tecnica sperimentare, già anticipato a gennaio dalla MIT review, si basa sul ricorso ai cosiddetti fattori OSK, cioè le tre proteine Oct4, Sox2, Klf4, che servirebbero a riprogrammare parzialmente lo sviluppo epigenetico, di fatto cancellando l’età delle cellule e dunque permettendone il perfetto funzionamento iniziale, non danneggiato dal trascorrere del tempo. Il primo step è stata la sperimentazione su ratti in laboratorio, per poi passare ai primati e, infine, al primo paziente umano. Di fatto, mentre il patrimonio genetico dell’essere umano (il DNA) rimane intatto o pressoché tale nel corso della vita, a mutare sarebbero le cellule, che subiscono un inesorabile invecchiamento. I tre fattori OSK, invece, consentirebbero non solo di fermare questo decadimento, ma di azzerandone i cambiamenti e l’invecchiamento, riportandole ad uno stato “giovanile”.

Come si ringiovaniscono le cellule

Se il DNA rimane identico, le cellule, infatti, si modificano a causa di diversi fattori epigenetici, cioè “esterni”, legati per esempio allo stile di vita, come alimentazione, fumo, alcol, malattie, infortuni o inesorabile invecchiamento, che a loro volta possono innescare altri processi di danneggiamento o indebolimento, come patologie oncologiche o disturbi neurologici. Con la terapia messa a punto dalla Life Biosciences, invece, sarebbe possibile “spegnere” questa sequenza negativa, riportando idealmente le lancette del tempo delle cellule ad uno stato iniziale, ottimale e di salute.

L’evoluzione di un processo noto

Secondo quanto riferisce ancora la MIT Review ora, lo stesso tipo di intervento cellulare sarebbe stato mutuato da quello che ha consentito per la prima volta di riportare le cellule adulte alla condizione di cellule staminali, cioè ad uno stato “primordiale” in grado di autorinnovarsi e trasformarsi in diversi tipi di cellule specializzate attraverso il differenziamento cellulare. La tecnica aveva già ottenuto l’approvazione dalla FDA, la Food and Drug Administration, ossia l’ente regolatore in campo di sanità e alimentazione negli Stato Uniti. La possibilità di tornare alle staminali, infatti, era stata scoperta per la prima volta da Sir John B. Gurdon e da Shinya Yamanaka, Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina del 2012.

I rischi

La riprogrammazione è come l’AI del mondo biologico. È ciò che tutti stanno cercando”, ha commentato Karl Pfleger, un investitore della piccola start up britannica Shift Bioscience, attiva nello stesso settore e che di recente ha cercato fondi per portare avanti una tecnologia analoga. Una via che però non è scevra di rischi, perché avrebbe anche provocato il cancro in alcuni animali di laboratorio, utilizzati dalla Life Biosciences. Per questo, nonostante si parli già di un’estensione della sperimentazione all’intero corpo umano, la riprogrammazione cellulare avviene utilizzando lo speciale “interruttore genetico” solo in pazienti trattati con l’antibiotico doxiciclina per due mesi. Insomma, il sogno dell’eterna giovinezza sembra più vicino, ma non ancora concreto.