Se non vuoi ammalarti, dormi. Il nuovo studio di carenze di sonno e demenze

Una ricerca cinese ha trovato un nesso tra la fase in cui si sogna e il rischio di ben 83 malattie

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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  • Uno studio su oltre 95 mila persone associa la durata delle fasi del sonno a diverse patologie, tra cui demenze, Parkinson e disturbi cardiaci.
  • Una fase REM più lunga e un sonno profondo adeguato risultano collegati a minori rischi per la salute, anche se non è dimostrato un rapporto causa-effetto.
  • Per favorire il riposo, gli esperti raccomandano orari regolari, almeno cinque ore di sonno e abitudini sane, come limitare caffè e pasti pesanti.

Dormire fa bene, anche e soprattutto alla salute, soprattutto del cervello. Una nuova conferma arriva da uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica PLOS Medicine, che mostra un nesso tra quanto tempo si dedica alla fase REM del sonno, quella caratterizzata dai sogni, e il rischio di andare incontro a demenze e malattie come il Parkinson.

Se vuoi stare bene, dormi

Dormire bene e a sufficienza non è importante solo per la salute del cuore, per la regolazione del metabolismo e per il benessere del sistema immunitario, ma è fondamentale anche per il cervello. Se non ci si vuole ammalare, quindi, è bene iniziare a prestare più attenzione al proprio sonno, oltreché all’alimentazione e all’attività fisica. In particolare, dedicando il giusto tempo alla fase REM, quella tipicamente associata ai sogni. Il paradosso è che, in una società quella quale la longevity è diventato un tema cruciale (con annesso il marketing che propone soluzioni di ogni tipo per combattere i segni dell’età, anche a costi esorbitanti) l’azione più semplice – come il dormire – viene troppo spesso trascurata.

Il sonno e le demenze: quale nesso

Come riportato nella ricerca, dunque, il tempo delle diverse fasi del sonno è collegato al rischio di sviluppare ben 83 patologie, alcune delle quali legate al funzionamento del cervello come le demenze. Lo studio, realizzato da un team di ricercatori dell’Università di Pechino, ha preso in esame un campione di ben 95.559 persone, i cui dati sono custoditi nella UK Biobank, uno dei database sanitari più ampi nel mondo. Nello specifico, i soggetti analizzati erano stati seguiti per 7 giorni in un arco di tempo tra il 2013 e il 2015: a tutti era stato fatto indossare un dispositivo da polso che ne registrava l’attività, anche di notte.

Proprio come oggi sono in grado di fare molti fitwatch, l’orologio ha potuto rilevare le varie fasi del sonno e, grazie ad un particolare algoritmo, è stato potuto non solo quantificarle, ma confrontarle con le diagnosi mediche dei partecipanti allo studio, avvenute negli anni seguenti. In questo modo si è cercato di individuare un nesso tra la quantità di sonno, la qualità e possibili patologie sviluppate nel tempo, associate ai primi due dati. L’osservazione si è estesa per un periodo di circa 8,9 anni, durante i quali sono state esaminate le associazioni tra le abitudini notturne e oltre 1.000 parametri sanitari.

L’importanza della fase REM per la salute

Tra le conclusioni alle quali sono arrivati i ricercatori ce c’è stata una in particolare che ha destato maggior interesse: quella relativa alla fase REM, in cui si verificano molti dei sogni più vividi. Su tratta di una finestra temporale che solitamente avviene nella seconda parte della notte o del riposo. Prende il nome dal rapido movimento degli occhi che la caratterizza: REM, infatti, è l’acronimo di Rapid Eyes Movement. Coinvolge in modo molto attivo il cervello e, mentre le palpebre sono interessate da movimenti rapidi, appunto, il resto della muscolatura appare in una condizione di marcato rilassamento.

La fase REM è anche considerata la più importante per la memoria, l’apprendimento e la gestione delle emozioni, che vengono rielaborati e si consolidano. Secondo i ricercatori, le persone che riuscivano ad avere una fase REM maggiore erano anche quello con la minore probabilità di andare incontro a problemi di salute negli anni successivi, come patologie cardiologiche (prima tra tutte l’insufficienza cardiaca, seguita da fibrillazione atriale) e demenze, compresa la malattia di Alzheimer, oltre alla sclerosi multipla.

Perché il sonno fa bene alla salute

La ricerca ha potuto confermare a livello generale la centralità del riposo anche durante le altre fasi, come quella del sonno profondo. In questo caso si tratta del momento – solitamente iniziale, dopo l’addormentamento – in cui il corpo rallenta maggiormente le proprie attività, favorendo numerosi processi di recupero. Gli studiosi cinesi hanno potuto rilevare che maggiore era la durata del sonno profondo e minore era la probabilità di andare incontro a ben 7 patologie, tra le quali il diabete di tipo 2, il morbo di Parkinson e la depressione maggiore. Nel complesso, però, si sono osservate correlazioni con 50 condizioni di salute che, in caso di mancato sonno profondo, possono essere compromesse parzialmente o completamente.

Meglio il sonno profondo o la fase REM

I ricercatori non hanno però individuato se sia più centrale la fase REM o quella del sonno profondo ai fini della salute generale, sottolineando soltanto l’importanza di una corretta quantità di riposo. Come sottolineato da Micheal Grandner, esperto di medicina del sonno dell’Università dell’Arizona, le diverse fasi non sono in contrapposizione tra loro, ma si integrano: la qualità del riposo è data, dunque, dall’alternanza corretta tra loro.

Il poco sonno e i rischi: quanto bisogna dormire?

Per questo, nelle persone che non dormono a sufficienza o hanno un sonno non riposante, interrotto o disturbato da risvegli frequenti, si sono osservate associazioni sfavorevoli, con possibilità superiori di diagnosi di patologie e disturbi, compresi quelli psicologici. Questo ha portato a interrogarsi nuovamente su quale sia la quantità di riposo utile o necessario per stare in salute. In genere viene indicato dagli esperti in 7 o 8 ore a notte, con alcune variabili, sia di contesto che individuali.

Ci sono persone, infatti, per le quali sono sufficienti meno ore, anche inferiori a 6, mentre altre tendono ad avere bisogno di anche di 9 ore a notte. Va anche tenuta in considerazione una variabile fondamentale: l’età dei soggetti. È noto, infatti, che bambini e adolescenti dovrebbero dormire almeno 8/10 ore, specie nell’infanzia, mentre gli anziani tendono a ridurre il riposo notturno, compensato però da quello pomeridiano.

Cos’è l’igiene del sonno

Lo studio cinese, in effetti, non va preso come un’indicazione di causa-effetto tra la quantità della fase REM o di sonno profondo e la condizione di salute in senso assoluto. I dati rilevati, infatti, erano riferiti a una sola settimana di monitoraggio del sonno – per una settimana – che poteva anche variare in periodi differenti della vita.

Ciò che conta, dunque, è l’indicazione generale: che si sia allodole o gufi, dunque che si preferisca il risveglio di buon ora o l’addormentamento tardi, ciascuno dovrebbe rispettare un quantitativo minimo di ore di riposo, non scendendo mai sotto le 5, e possibilmente con un ciclo sonno-veglia regolare accompagnato da corrette abitudini: evitare quantità eccessive di caffè che possono interferire con la qualità del riposo; pasti troppo pesanti prima dell’addormentamento; prevedere una dose quotidiana di attività fisica (possibilmente non a ridosso del riposo); dormire in ambienti bui e freschi, che favoriscano il sonno senza risvegli continui.