Salute mentale, la mappa delle migliori cure in Italia

La fotografia delle strutture che offrono più posti letto, maggior presenza di personale specializzato, ma anche continuità nell’assistenza ai pazienti

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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  • Bolzano guida la classifica italiana della salute mentale, seguita da Liguria e Friuli Venezia Giulia, mentre Abruzzo, Molise e Sardegna chiudono il ranking.
  • I dati Siep mostrano forti differenze territoriali: i sistemi sanitari migliori non coincidono sempre con i servizi psichiatrici più efficaci.
  • Nel 2024 aumentano accessi al pronto soccorso e prestazioni territoriali, mentre calano assistiti e ricoveri, con più personale e spesa farmacologica.

Se si cercano i servizi migliori occorre andare in Alto Adige, precisamente a Bolzano, ma anche la Liguria dispone di strutture e personali specializzati nella cura della salute mentale. Sul terzo gradino del podio si trova il Friuli Venezia Giulia, mentre a chiudere la classifica ci sono Sardegna, Molise e Abruzzo. È la mappa che si delinea scorrendo i dati del Rapporto 2026 su ‘La qualità dell’assistenza per la salute mentale in Italia’, presentato alla Camera dalla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (Siep).

Un’attenzione speciale alla salute mentale

Come spiegato dagli esperti della Siep in occasione della presentazione del report, emerge che “un buon sistema sanitario regionale non garantisce di per sé una buona rete di salute mentale“. Come è noto, infatti, le regioni con i servizi sanitari più efficienti sono Piemonte, Lombardia e Veneto, eppure nessuna delle tre si trova tra i primissimi posti della classifica in quanto a servizi per la salute mentale: in base al nuovo sistema di garanzia sui Livelli Essenziali di Assistenza, si collocano a metà o verso la fine della lista.

La classifica per territori

Certamente si conferma una tendenza che vede comunque i territori del nord che si distinguono per servizi migliori o più numerosi, o per investimenti maggiori. Per quanto riguarda la salute mentale, infatti, dopo la Provincia autonoma di Bolzano, al primo posto, la Liguria, al secondo, e il Friuli Venezia Giulia al terzo, si trovano ancora amministrazioni del Nord Est ed esattamente la Provincia autonoma di Trento che chiude la Top 5. Guardando al fondo della classifica, invece, negli ultimi quattro posti si trovano Lazio, Sardegna, Molise e infine Abruzzo.

Chi sale e chi scende

Rispetto alle ultime rilevazioni, il Veneto, che figura in vetta alle classifiche in tutte e tre le macroaree Lea, è alla 14ma posizione nell’indice salute mentale. Se si confrontano i dati con quelli della precedente rilevazione, che risale al 2024, su 21 regioni 9 salgono, 7 scendono, mentre 5 rimangono stabili. Chi migliora la propria posizione si trovano la Toscana e la Campania (+9 posizioni), seguite dalla Calabria (+8) e dal Piemonte (+7).

Perde terreno, invece, il Molise (-13), insieme alla Valle d’Aosta (-12), che ora si collocano nella parte medio-bassa dell’elenco. La Provincia autonoma di Bolzano mantiene il primato, così come resta stabile il servizio offerto dall’Emilia Romagna (al 6° posto). Non migliora la Basilicata (13° posto).

I parametri per disegnare la mappa

Il rapporto della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica si basa sui dati 2024 del Sistema Informativo per la Salute mentale del ministero della Salute, che rappresenta uno strumento chiave perché prende in considerazione 14 parametri. Tra questi, c’è il numero di trattamenti sanitari obbligatori (o TSO): il tasso nazionale è 0,9 ogni 10.000 abitanti, ma varia da 0,1 in a Bolzano a 1,5 in Valle d’Aosta. Centrale è anche la spesa pro capite per la salute mentale, un dato che vede forti oscillazioni a seconda dei territori: ad esempio, in Campania è pari a 37 euro l’anno, mentre a Bolzano è più del triplo (115 euro). La media nazionale si attesta comunque intorno ai 75 euro, anche se mancano alcuni dati, come quelli dell’Abruzzo.

Non una pagella, ma uno strumento per migliorare

Lungi da voler puntare il dito sulle Regioni meno virtuose, il Rapporto “Non è una pagella. È uno strumento per capire dove intervenire. I dati mostrano che le differenze territoriali non dipendono solo dalle risorse disponibili, ma da come vengono organizzate. E mostrano anche che alcune Regioni continuano a non fornire dati completi”, ha spiegato Fabrizio Starace, presidente Siep. La stessa società ha chiesto al ministro della Salute, Orazio Schillaci, di “rendere immediatamente disponibili i fondi per la salute mentale previsti nella Legge di Bilancio per il corrente anno e ancora non assegnati”.

La centralità della salute mentale

Il tema della salute mentale, del resto, è fondamentale e nel corso del tempo ha acquisito sempre più importanza. Secondo il ministero della Salute, sono 45.516 le persone con problemi di salute mentale assistite dai servizi specialistici (dati 2024). Le donne rappresentano più della metà (55,9%). Quanto all’età, il 66,3% è over 45 e questo, come si legge sul portale del Ministero, “l’invecchiamento della popolazione generale”. “In entrambi i sessi risultano meno numerosi i pazienti al di sotto dei 25 anni e al di sopra dei 75 mentre la più alta concentrazione si ha nelle classi 45-54 anni e 55-64 anni (45% circa in entrambi i sessi); le femmine presentano, rispetto ai maschi, una percentuale più elevata nella classe > 75 anni (6,4% nei maschi e 10,0% nelle femmine)”, riporta il portale.

Cosa è cambiato negli anni

Secondo il più recente report dello stesso ministero della Salute, sono diminuite dell’1% le persone assistite dai servizi specialistici: la rilevazione più aggiornata (al 2024) indica che in totale sono state 845.516 contro le 854.040 del 2023. In crescita (+10%), invece, gli accessi in Pronto soccorso che sono stati 636.113 contro i 573.663 dell’anno precedenti. A calare sono poi i ricoveri in ospedale: nel 2024 si registrano 141.317 dimessi adulti con diagnosi di disturbo mentale rispetto ai 144.246 dimessi del 2023. In generale sono aumentate le prestazioni erogate dai servizi territoriali con una media di 13,6 prestazioni per utente. Dopo anni di calo, inoltre, è aumentato il personale all’interno delle unità operative psichiatriche pubbliche, così come le strutture residenziali e semiresidenziali. Infine, cresce la spesa per i farmaci anti-depressivi.