Patch test epicutanei: cosa sono, a cosa servono

I patch test epicutanei sono test allergologici che applicano piccoli dischetti contenenti allergeni sulla pelle per identificare reazioni allergiche da contatto

Foto di Carlotta Dell'Anna Misurale

Carlotta Dell'Anna Misurale

Laureanda in Medicina e Chirurgia

Studentessa di Medicina appassionata di neurologia. Vanta esperienze in ricerca, con focus sui misteri del cervello e l'avanzamento scientifico.

Il patch test o test epicutaneo è un esame rapido e indoloreper nulla invasivo che può essere effettuato sia su adulti che su bambini per evidenziare un’eventuale presenza di anticorpi igE, responsabili delle manifestazioni dell’allergia.

A cosa serve il patch test

Il patch test è utilizzato principalmente per accertare le dermatiti da contatto e quindi valutare quali siano le sostanze – dette apteni – che scatenano la reazione allergica. Nonostante ci siano delle sostanze che sono responsabili della maggior parte delle reazioni, come nichel, cromo, conservanti, coloranti e profumi, è importante fare un’indagine familiare e personale del paziente e delle sue abitudini di vita prima di eseguire il test.

In questo modo, si potrà valutare al meglio la predisposizione ereditaria alle malattie, ma anche le sostanze con le quali viene quotidianamente in contatto, come i materiali dei capi d’abbigliamento, dei cosmetici, dei farmaci per uso topico, in particolare se in presenza di hobby o un mestiere che lo porta spesso in contatto con alcune prodotti particolari, è il caso dei parrucchieri, panettieri, lavoratori nell’edilizia. Il patch test vuole quindi ricercare le possibili sostanze che abbiano causato o favorito eventuali reazioni allergiche o patologie.

Come si svolge l’esame del patch test

L’esame è assolutamente non invasivo e indolore: si applicano sulla pelle della parte alta del dorso dei cerotti, appunto i patch, che contengono gli allergeni da valutare. Questi si lasciano agire sulla cute per 48-72 ore, durante le quali è fondamentale evitare di bagnarsi, evitando anche eccessive sudorazioni: al bando attività fisica e lavori pesanti che potrebbero far sudare troppo e quindi staccare i cerotti.

Una volta trascorse le prime 48 ore, il medico procederà a una prima lettura, verificando che ci siano o meno la presenza di reazioni cutanee, come eritema, edema, papule o vescicole. La lettura definitiva verrà poi effettuata dopo 72 ore. Fino alla rimozione e lettura del patch test si raccomanda l’osservazione delle seguenti indicazioni sia per la corretta esecuzione del test sia per evitare il distacco dei cerotti:

  • indossare indumenti di cotone preferibilmente bianco a contatto con la pelle
  • evitare indumenti elasticizzati e in particolare l’uso del reggiseno
  • non bagnare la sede di applicazione
  • evitare movimenti bruschi delle braccia e sforzi fisici intensi che possano produrre sudorazione
  • non appoggiare sulla schiena zaini, borse ecc.

Il gold standard per la lettura dei risultati del patch test è a 48 e 96 ore, anche se la rimozione dei cerotti può avvenire dopo 72 ore, con una lettura effettuata un’ora dopo. Alcuni allergeni, come acrilati, neomicina, lanolina e nichel, possono causare risposte ritardate, rendendo necessaria un’ulteriore lettura dopo 7 giorni.

Una volta rimossi i cerotti, il dermatologo valuta la comparsa di eritemi, edemi (gonfiori) e vescicolazioni per identificare le reazioni positive e determinarne l’intensità. Le reazioni sono classificate in un gradiente che va da + (reazioni dubbie) a +++ (reazioni fortemente positive).

Per distinguere le vere reazioni positive da quelle falsamente positive (come reazioni eritemato-purpuriche, pustolose) e dalle reazioni di natura irritativa, è necessaria una notevole esperienza clinica.

Preparazione al patch test

Per effettuare il test di reazione cutanea non è necessaria una preparazione particolare, ciò che è fondamentale è informare il medico nel caso in cui si stiano assumendo dei farmaci perché potrebbero falsare i risultati del test. In particolare, è da segnalare l’assunzione di antistaminici o cortisonici (i quali andrebbero sospesi almeno 2 settimane prima dell’esecuzione del test).

Nonostante all’apparenza il patch test epicutaneo sia piuttosto semplice è necessario effettuarlo sotto il controllo e la sorveglianza di personale medico, che avrà cura che tutto si svolga correttamente, che sappia verificare al meglio i risultati e segnalare eventuali controindicazioni, come ad esempio una gravidanza accertata oppure la presenza di cute non sana (acne, cicatrici, dermatiti preesistenti).

Questo test di reazione cutanea, come anche il prick test, non fornisce certezza completa delle cause che hanno scatenato l’allergia: sono possibili eventuali falsi positivi o negativi. Inoltre, poiché esiste una possibile relazione tra reazione allergica e altre malattie, in entrambi i casi rimane indispensabile una accurata anamnesi e visita medica che consenta di conoscere anche la storia clinica e familiare, al fine di formulare la giusta diagnosi.

Differenza tra patch test e prick test

Sempre nelle indagini allergologiche rientra il prick test: per farlo si applicano delle gocce con determinate sostanze, si attende circa 15 minuti e il medico passa all’osservazione dei risultati. Il Patch test richiede tempi più lunghi perché va ad osservare le reazioni di sensibilità mediate da cellule, e non da anticorpi come il prick, le quali necessitano di almeno due giorni per manifestarsi.

Fonti bibliografiche: