Morbillo: quali sono i sintomi e la diffusione ad oggi in Italia

I dati aggiornati dei casi del morbillo in Italia diffusi dall'Istituto Superiore di Sanità e i sintomi principali per riconoscere la malattia

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Aggiornato:

Il morbillo continua a circolare sul territorio nazionale. Nell’ultimo mese osservato si sono registrati 25 casi, mentre dall’inizio dell’anno il totale ha raggiunto 529 segnalazioni. L’incidenza nazionale nel periodo è pari a 9,0 casi per milione di abitanti, evidenziando una pressione epidemiologica non trascurabile, seppure inferiore ai picchi osservati in precedenza.

Questi numeri fotografano una situazione in cui la trasmissione persiste, con oscillazioni mensili e differenze territoriali. La lettura dei dati aiuta a orientare gli interventi di prevenzione e controllo, con particolare attenzione alle fasce più esposte e ai contesti dove il rischio di diffusione rimane elevato, su scala nazionale.

Cos’è il morbillo?

Il morbillo è una malattia infettiva esantematica, cioè caratterizzata dalla comparsa di un esantema (un’eruzione cutanea) ed è considerato molto contagioso.

È diffuso in tutto il mondo, causato da un virus a RNA del genere Morbillivirus (famiglia dei Paramyxoviridae), di cui esiste un unico sierotipo. L’uomo è l’unico possibile ospite naturale del virus: al di fuori del corpo umano non può sopravvivere.

Viene detta anche “malattia infantile” perché, insieme a varicella, pertosse, rosolia e parotite, colpisce principalmente i bambini.

Quali sono i sintomi principali del morbillo?

Proprio nella fascia infantile può essere difficile riconoscerne i sintomi iniziali, che sono piuttosto simili a quelli di una malattia influenzale o parainfluenzale:

  • tosse;
  • naso che cola;
  • occhi rossi;
  • febbre anche molto alta (fino a 40° C).

Bolle da morbillo: come riconoscerle

Nella seconda fase possono comparire piccoli puntini bianchi in bocca e dopo 3 o 4 giorni appaiono le tipiche eruzioni cutanee rosse, prima in prossimità di ascelle e inguine, poi anche sul resto del corpo.

Come si trasmette il morbillo?

L’infezione si trasmette per via aerea, tramite gocce di saliva che vengono disperse da parte di individui malati, per esempio con colpi di tosse o starnuti, e che raggiungono i soggetti sani.

Il morbillo è considerato una delle malattie a maggior facilità di contagio anche perchéil virus ha la capacità di sopravvivere sulle superficie piuttosto a lungo, rimanendo attivo e mantenendo la propria capacità di infettare per diverse ore.

La diffusione del morbillo in Italia

La diffusione ha coinvolto quasi tutte le regioni, con una marcata concentrazione dei casi in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia. L’andamento mensile ha mostrato fasi di incremento seguite da periodi di calo, con segnalazioni presenti tutto l’anno. Le differenze territoriali riflettono variazioni locali nella suscettibilità e nell’esposposizione, oltre all’intensità della sorveglianza.

Per distribuzione per età, il maggior numero di casi riguarda i giovani adulti 15-39 anni (277), seguiti dagli adulti di 40 anni e più (129) e dai minori 0-14 anni (123). Le incidenze più elevate si osservano nei più piccoli, ma il carico numerico resta concentrato tra adulti.

Incubazione e durata della malattia

L’incubazione della malattia ha una durata media di 10 giorni, che inizia quando il virus fa il proprio ingresso nell’organismo che poi infetta.

Tra i primi segnali c’è la febbre, anche molto alta, anche se è solo dopo 3-5 giorni che compare l’eruzione cutanea. Durante il periodo di incubazione il paziente è altamente contagioso e lo rimane fino a 2-5 giorni dopo la comparsa dell’esantema.

Come spiega l’Istituto Superiore di Sanità, “la febbre solitamente persiste per due o tre giorni dopo la comparsa dell’esantema e la tosse può persistere fino a 10 giorni”.

La vaccinazione: come funziona e perché è raccomandata

Non è obbligatoria, invece, la vaccinazione contro la malattia, nonostante sia altamente raccomandata. “Prima dell’introduzione del vaccino contro il morbillo negli anni ’60, e dei programmi estesi di vaccinazione, si verificavano epidemie all’incirca ogni due o tre anni che, a livello globale, causavano un numero stimato di 2,6 milioni di morti ogni anno”, specifica l’ISS.

L’immunizzazione avviene tramite un vaccino trivalente, l’“MPR” (Morbillo-Parotite-Rosolia). “Si consiglia di somministrare la prima dose prima del secondo anno di età, con una preferenza tra il 12°-15° mese e con un richiamo verso i 5-6 anni o gli 11-12 anni.

L’immunizzazione della madre conferisce protezione al neonato fino al sesto-nono mese di vita”, spiega l’Istituto Humanitas. Ma anche gli adulti possono sottoporvisi.

Vaccinazione per il morbillo, i numeri in Italia

Le informazioni sullo stato vaccinale risultano disponibili per la gran parte dei casi segnalati. Tra questi, la maggioranza non era vaccinata al momento del contagio: 440 persone. Una quota minore aveva ricevuto una sola dose di vaccino: 42 casi. Ulteriori 17 casi avevano completato due dosi.

Completano il quadro tre persone vaccinate con numero di dosi non definito e 27 casi con stato vaccinale non noto. Questi dati evidenziano come l’assenza di vaccinazione o un ciclo incompleto rappresentino i principali fattori associati alle infezioni osservate, sottolineando l’importanza di recuperare le coperture nei gruppi suscettibili e di documentare le dosi ricevute.

Il morbillo nei bambini

Per la diagnosi può essere sufficiente la sola osservazione delle eruzioni cutanee tipiche della malattia o dei piccoli puntini bianchi presenti all’interno delle guance, ma in caso di necessità un esame del sangue può confermare la presenza degli anticorpi specifici diretti contro il virus del morbillo.

Va effettuata dopo 3 o 4 giorni dall’eruzione e il medico, in caso di diagnosi di morbillo, deve notificarlo alle autorità sanitarie.

Prendere il morbillo da adulti, cosa succede?

Se si contrae il morbillo in età adulta, aumenta il rischio di possibili complicazioni. Coloro che non si sono ammalati di morbillo, parotite, rosolia e varicella e che non sono già vaccinati dovrebbero effettuare questa vaccinazione. Queste malattie infettive hanno, infatti, una frequenza di complicanze più elevata in età adulta, in particolare la parotite e varicella.

I rischi per le donne in gravidanza

Questa vaccinazione è estremamente importante per le donne in età fertile: la rosolia e la varicella, se contratte durante la gravidanza, possono infatti essere trasmesse al feto e causare malformazioni o problemi per lo sviluppo fetale.

“Per cautela è necessario lasciar trascorrere almeno 30 giorni dalla vaccinazione al momento del concepimento”, spiega l’UPPA, che riporta i consigli dei pediatri italiani. L’immunizzazione della madre conferisce, invece, protezione al neonato fino al sesto-nono mese di vita.

Come si cura il morbillo?

Non esiste una cura specifica per il morbillo, se non un controllo dei sintomi: sono indicati, quindi, antipiretici per abbassare la febbre, insieme a un’alimentazione liquida (te, brodi di verdura) per garantire un’adeguata idratazione.

È consigliato il riposo fino alla regressione dell’esantema e occorre un periodo di 15 giorni di convalescenza per la ripresa completa dell’organismo, che in genere rimane temporaneamente debilitato a causa della malattia.

Morbillo e varicella: qual è la differenza?

Come il morbillo, anche la varicella è una malattia infettiva esantematica, con causata da un virus differente (Varicella Zoster, un Herpesvirus), un periodo di incubazione diverso (14-21 giorni contro i 7-14 del morbillo) e eritema che si presenta con macchioline rosse che si trasformano in vescicole piene di liquido, che poi si rompono e formano croste.

Queste compaiono soprattutto su tronco e viso, per poi diffondersi su tutto il corpo.

Le possibili complicanze

Ad essere maggiormente a rischio di complicanze sono soprattutto i pazienti fragili o immunocompromessi.

Quelle più frequenti sono le superinfezioni batteriche, l’encefalite e, seppur raramente, la panencefalite subacuta sclerosante, considerata molto pericolosa. In caso di epidemie, la mortalità è stimata tra il 50 e le 100 morti per 100.000 infezioni.

Come si previene il morbillo?

La prevenzione passa dalla vaccinazione. Questa, però, non può essere effettuata in persone con grave immunodepressione, sia congenita che acquisita. È controindicato anche in donna già in gravidanza e in soggetti con malattie moderate o gravi in corso dovrebbero aspettare di guarire.

Fonte: Morbillo & Rosolia News – Istituto Superiore di Sanità