Il morale si fa cupo e la depressione avanza? Alzatevi dal divano e calzate tuta e scarpette o preparate la borsa per palestra o piscina. Quale che sia il movimento che più vi aggrada, attivate muscoli e cervello per aiutare il benessere psicologico. Perché fare sport non significa mettere in azione solo i muscoli, ma vuol dire anche accedere il cervello, far lavorare le sinapsi che collegano i neuroni e dare tono ai neurotrasmettitori che aiutano a far passare i segnali nervosi. Insomma.
Chi si muove fa del bene a corpo e (soprattutto) anima. Tanto da combattere meglio, oltre alla depressione, anche i disturbi d’ansia. A dirlo sono gli esperti della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (SINPF), riuniti a Milano.
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Il valore del movimento per i giovani
“La letteratura scientifica più recente parla chiaro: il movimento fisico agisce sui sistemi dopaminergici e serotoninergici con un’efficacia che non possiamo più ignorare – è l’indicazione dei presidenti SINPF, Matteo Balestrieri e Claudio Mencacci. Lo sport non deve più essere un consiglio generico, ma una prescrizione clinica parte integrante del protocollo terapeutico per i pazienti con disturbi dell’umore”.
Quello che va ricordato, a detta degli specialisti, è che gli effetti positivi di questa “terapia”, si apprezzano in ogni età della vita. E visto che l’adolescenza appare sempre più a rischio per la salute mentale, le indicazioni appaiono estremamente utili come segnala una ricerca degli esperti dell’Università del Sichuan, pubblicata poche settimane fa sul Journal of Affective Disorders.
Lo studio ha dimostrato che anche piccoli incrementi di attività fisica riducono drasticamente il rischio di depressione nei giovani, agendo come un vero e proprio “scudo biologico” durante lo sviluppo cerebrale.
“L’adolescenza è una finestra di vulnerabilità critica per l’insorgenza di disturbi dell’umore – segnala Balestrieri. In questo contesto, lo studio cinese offre una prospettiva carica di speranza. Questa metanalisi dimostra infatti che i giovani che praticano attività fisica regolare presentano una riduzione del rischio di sviluppare disturbi depressivi maggiore tra il 15% e il 22% rispetto ai coetanei sedentari. L’effetto protettivo è statisticamente rilevante anche con incrementi modesti di attività: solo 20 minuti di attività moderata 3 volte a settimana mostrano un’efficacia protettiva statisticamente significativa”.
E per gli adulti
Un’altra recente metanalisi, condotta su quasi 70mila adulti, conferma che l’esercizio fisico riduce i sintomi d’ansia con effetti moderati e costanti, equiparabili in molti casi agli interventi di prima linea. I risultati, pubblicati sulla rivista Psychiatry Research, mostrano che circa il 40% dei pazienti con ansia elevata sperimenta un miglioramento dei sintomi clinicamente rilevabile dopo un programma di esercizio strutturato.
“Questa revisione sistematica – sottolinea Mencacci, direttore emerito del dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano – conferma che l’attività fisica regolare agisce su più fronti: dalla riduzione dello stress reattivo, migliorando la capacità di gestire gli imprevisti, all’igiene del sonno, favorendo un riposo di qualità superiore, fondamentale per l’equilibrio psichico, fino al miglioramento delle funzioni cognitive, promuovendo una maggiore chiarezza mentale e capacità decisionale”.
Insomma: l’esercizio riduce i sintomi d’ansia indipendentemente dalla tipologia di sport praticato. Che sia aerobico o di resistenza, il corpo ‘scarica’ la tensione accumulata a livello neurologico”.
Olimpiadi, tennis, calcio (e non solo) da seguire
La letteratura scientifica, oltre a dimostrare che qualsiasi tipo di attività fisica faccia bene alla salute mentale, a prescindere dallo sport scelto, suggerisce che ci sono importanti benefici anche semplicemente nel guardare le performance atletiche.
“Studi internazionali indicano che anche la fruizione passiva di grandi eventi sportivi come le Olimpiadi contribuisce al benessere collettivo, stimolando i neuroni specchio e riducendo il senso di isolamento sociale – concludono i due presidenti SINPF, proponendo l’integrazione dell’attività fisica nei percorsi di cura psichiatrica, sottolineando il suo potenziale effetto di amplificatore dei trattamenti neuropsicofarmacologici tradizionali, migliorando la plasticità neuronale.
Non è più sufficiente consigliare ai pazienti di muoversi o praticare uno sport. Dobbiamo iniziare a considerare l’esercizio fisico come un pilastro nella prevenzione e cura della salute mentale, da prescrivere ai pazienti come integrazione alla terapia farmacologica e psico-comportamentale”.