Il caldo record dovrebbe avere le ore contate, ma anche la tregua non sarà lunga: nuove ondate di calore scandiranno l’estate 2026, quindi è bene attrezzarsi in modo da mitigare l’effetto dell’afa che potrebbe essere ricorrente. Ma il dibattito è aperto: meglio il ventilatore o l’aria condizionata? La domanda riguarda soprattutto le ore notturne, quando in molti temono che gli effetti dei condizionatori possano essere nocivi per la salute. Gli esperti, però, sono unanimi: qui i fattori da tenere in considerazione nelle scelte.
Prima regola, il buon senso
Prima ancora di rispondere ed entrare nel merito della scelta tra quale sistema di raffrescamento scegliere, tutti gli esperti sono concordi nel ricordare che il buon senso non deve mai venire meno. Per alleviare il caldo, infatti, anche chi non dispone di un impianto di condizionamento spesso ricorre al ventilatore, ma dormire con il getto d’aria puntato addosso può avere conseguenze spiacevoli, almeno quanto quelle di opta per l’aria condizionata. Nel primo caso, infatti, forse non si rischia il classico dolore cervicale al mattino, ma sicuramente la disidratazione. L’aria puntata verso di sé – specie al viso – porta ad asciugare le mucose di occhi, naso e prime vie aeree. Al risveglio, dunque, si potrebbe rischiare di ritrovarsi una raucedine o una forma di irritazione a occhi o pelle. Senza considerare che l’aria mossa dal ventilatore di fatto solleva polvere o gli eventuali peli di animali domestici presenti, con un possibile aggravamento di allergie o asma in chi ne soffre.
La scelta anche in base alla temperatura
Per chi usa il ventilatore vanno comunque ricordate altre accortezze: “I ventilatori non abbassano la temperatura dell’aria: la spostano soltanto. Questo può dare sollievo perché favorisce la dispersione del calore corporeo, ma solo se la temperatura ambiente è inferiore a 35 gradi e il getto non è puntato direttamente sulla persona. Inoltre la sudorazione, aumenta il rischio di disidratazione se non si beve a sufficienza. Il ministero della Salute sconsiglia l’uso del ventilatore quando la temperatura interna supera i 32 gradi, perché in quelle condizioni non è efficace e può aumentare la disidratazione; raccomanda in ogni caso di non dirigere mai il flusso d’aria direttamente sul corpo”, ricordano gli esperti della piattaforma anti-bufale ‘Dottore ma è vero che…?’ gestita dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri).
Meglio condizionatore o ventilatore?
Verrebbe da pensare, quindi, che sia meglio ricorrere al condizionatore, in caso si possa scegliere. Ma la regola numero uno è sempre la moderazione, soprattutto se si parla di ore notturne: “Si può usare per dormire, ma senza esagerare. La camera da letto non deve diventare un frigorifero. Magari meglio l’opzione dry, accenderla prima di andare in camera e poi spegnerla. Mai con una differenza con l’esterno che va oltre i 5-6 gradi”, spiega all’Adnkronos Salute Pier Luigi Bartoletti, vice segretario nazionale della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale).
Quando rinfrescare e quando deumidificare
Anche in questo caso, occorre fare una scelta, che parte dalla domanda: meglio avere aria fresca o deumidificata? Per la funzione dry dei condizionatori, “ci si deve ricordare che aumenta l’evaporazione del corpo perché riduce l’umidità della stanza – ricorda Bartoletti – quindi anche qui non esagerare troppo, ma gestire sempre con il buon senso”. In molti, durante le notti più calde e afose, propendono per lasciare acceso il condizionatore anche tutta la notte. Ma, oltre al conto salato in bolletta, può causare conseguenze in termini di salute.
Condizionatore di notte: i contro
Tra gli effetti dell’essere esposti a lungo a un’aria troppo fredda, infatti, ci possono essere la secchezza delle vie respiratorie, degli occhi, della pelle – come per i ventilatori – con conseguenti bruciori e raucedine, ma anche contrindicazioni a livello della muscolatura: se sottoposta per diverse ore a getti di aria fredda, può contrarsi causando principalmente mal di schiena e torcicollo. Meglio, dunque, impostare un timer anche solo di due ore e possibilmente accendendo l’impianto prima di andare a dormire, in modo da trovare la stanza già fresca.
Qual è la temperatura ideale
Un altro dubbio riguarda la temperatura ideale a cui impostare gli impianti di aria condizionata. Come spiegano ancora i medici della Fnomceo sul sito ‘Dottore ma è vero che…?’ “alcune accortezze semplici fanno la differenza. Impostare la temperatura tra i 25 e i 27 gradi, una differenza di 5-7 gradi rispetto all’esterno è sufficiente per stare bene senza sovraccaricare il corpo”. Un altro consiglio è “non dirigere il getto d’aria fredda direttamente sulle persone. Favorire il ricambio d’aria aprendo le finestre nelle ore più fresche. Pulire i filtri con regolarità e affidarsi a tecnici specializzati per la manutenzione degli impianti, specialmente quelli più grandi”, aggiungono gli esperti.
Il rischio virus e batteri
Tra le controindicazioni dei condizionatori, infatti, ci può essere quello di andare incontro a infezioni causate dalla presenza eventuale di batteri o virus nell’impianto stesso, specie se è rimasto spento a lungo durante l’inverno. Per chi ricorre all’aria condizionata, dunque, è importante fare la manutenzione dei dispositivi pulendo i filtri per eliminare batteri e microrganismi che proliferano quando il sistema non è in funzione.