Caldo record, il vademecum dell’OMS e l’arrivo del Niño. Cosa sapere

Temperature in rialzo nei prossimi giorni e l'arrivo del fenomeno meteorologico, che caratterizzerà l'estate, mettono a rischio la salute di milioni di persone nel mondo

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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Alle temperature estreme occorre abituarsi. Lo dicono gli esperti, soprattutto di fronte ai dati relativi al riscaldamento globale e alle previsioni per questa stessa estate, quando a complicare la situazione sarà El Niño. Causato da un innalzamento delle temperature delle acque dell’Oceano Pacifico tropicale, porterà conseguenze su tutto il globo e, in particolare, maggiore siccità, ma anche inondazioni e ondate di calore nelle aree tropicali, con ripercussioni anche altrove, come nel bacino del Mediterraneo. Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale dell’ONU c’è una probabilità dell’80% che El Niño si sviluppi nelle prossime settimane, specie a partire dal mese di luglio. Da qui un vademecum della stessa ONU agli Stati, affinché adottino politiche urbane, territoriali e sociali a tutela della popolazione.

In arrivo una nuova ondata di caldo

In attesa del previsto arrivo del Niño fin dai prossimi giorni si assisterà a un innalzamento delle temperature: in occasione del fine settimana in cui si aprirà ufficialmente la stagione estiva, infatti, anche in Italia la colonnina di mercurio dovrebbe salire oltre i livelli medi del periodo, con punte di poco al di sotto dei 40° in alcune aree come la Pianura padana. Intanto a preoccupare è proprio la previsione dell’arrivo di un “Super Niño”. Secondo i climatologi, infatti, c’è un rischio del 90% che il fenomeno meteorologico prosegua fino a novembre: da qui la definizione di “super”. Il monito, dunque, è a prestare attenzione, rivolto sia a chi rimarrà a casa, sia a chi ha intenzione di viaggiare verso destinazioni più umide o soggette a eventi climatici di potenziale forte impatto, come le aree tropicali.

L’arrivo del Niño e le sue conseguenze

El Niño consiste in un “riscaldamento anomalo dell’Oceano Pacifico, che avviene in media ogni 3/5 anni da secoli ed è causato da un indebolimento dei venti Alisei. È, quindi, un fenomeno fisiologico. Il vero problema è che provoca un riscaldamento della gigantesca superficie dell’Oceano Pacifico, con una serie di problemi locali nelle aree tropicali e un aumento generalizzato delle temperature anche in altre zone del pianeta”, ha spiegato Luca Mercalli, presidente dell’Associazione Italiana Meteorologi. Tra le conseguenze, oltre all’impatto diretto sui climi tropicali, si prevede un “aumento delle temperature ovunque, che però si somma a un riscaldamento globale già esistente. Per questo si rischiano nuovi record nelle temperature a breve, già entro la fine del 2026 e nel 2027. D’altro canto l’Oceano Pacifico è così esteso da influenzare tutto il globo”, aggiunge l’esperto.

Le aree a rischio e gli effetti sulla popolazione nel Mediterraneo

Particolare attenzione viene rivolta al Sud America, con rischio di alluvioni e inondazioni, così come l’Indonesia e l’Australia, in quest’ultimo caso il vero pericolo è rappresentato dalla siccità. “Da noi non sono attesi eventi estremi specifici, perché siamo troppo lontani, ma probabilmente saremo sottoposti a un ulteriore rialzo delle temperature: purtroppo, quindi, continueremo ad avere un certo numero di alluvioni, temporali anche violenti, incendi”, sottolinea Mercalli. Notevole che l’impatto sulla salute umana, specie per i più fragili. Di recente i medici hanno esortato a seguire alcuni consigli, come l’evitare l’esposizione al caldo durante le ore più calde della giornata, mantenere la corretta idratazione, ecc. Ma adesso è arrivato anche un vademecum dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il vademecum dell’OMS

In occasione della seconda edizione della Guida sui Piani d’Azione Caldo-Salute (Heat-Health Action Plans), l’Organizzazione ha pubblicato un documento che fornisce a governi, regioni e città indicazioni operative per prevenire gli effetti delle ondate di calore sulla popolazione. Il piano assume particolare importanza anche in considerazione dell’invecchiamento generale che espone a maggiori rischi i cittadini più anziani. Come ricordato dagli esperti dell’OMS (tra i quali il direttore regionale dell’OMS Europa Hans Henri P. Kluge, che ha preso parte all’evento insieme al ministro federale dell’Ambiente, Carsten Schneider, alla senatrice per la Salute dello Stato di Berlino, Ina Czyborra, e ai rappresentanti della Commissione europea), negli ultimi quattro anni il caldo eccessivo è stato la causa di oltre 200mila decessi nel Vecchio Continente. Solo nel 2024 si stima che ci siano state quasi 63mila. “Il caldo è un killer silenzioso, ma non è inevitabile – ha dichiarato Hans Kluge durante la presentazione del documento – Oggi lanciamo una guida basata sulle evidenze scientifiche che offre alle autorità una chiara tabella di marcia per costruire sistemi di preparazione capaci di salvare vite. Abbiamo gli strumenti, ora dobbiamo usarli”.

Perché il caldo nuoce alla salute

Come spiega ancora l’OMS, l’Europa intesa come area geografica è quella che si sta riscaldando più velocemente nel mondo, provocando 52 decessi per milione di abitanti, rispetto agli anni Novanta. Le proiezioni indicano che, senza adeguate strategie di adattamento, il numero delle vittime potrebbe aumentare sensibilmente nella seconda metà del secolo. Il motivo sta nel fatto che il caldo nei pazienti con patologie cardiovascolari, respiratorie e metaboliche e in coloro che vivono in condizioni di fragilità – come gli anziani – può aggravare malattie croniche preesistenti, aumentando il rischio di scompensi cardiaci, ictus, insufficienza renale e altre condizioni potenzialmente fatali.

Dove il caldo fa più vittime

Secondo le rilevazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la maggior parte dei decessi prematuri correlati al caldo estremo si è registrata in Italia, seguita da Spagna, Germania e Grecia. Quest’ultima presenta il più alto tasso di mortalità da caldo in rapporto alla popolazione. Oltre all’età, rappresentano fattori di rischio anche le condizioni abitative: “Chi non dispone di un giardino o di una piscina e vive in appartamenti surriscaldati nei quartieri urbani più cementificati ha molte meno possibilità di proteggersi dalle temperature estreme”, ha osservato il ministro federale dell’Ambiente, Carsten Schneider. Da qui il monito a mettere in atto politiche adeguate.

Quali interventi occorrono

Secondo quanto indicato dall’OMS è necessario unire gli sforzi per migliorare l’efficienza dei servizi sanitari a interventi sociali, ambientali e urbani: la presenza di alberi, parchi, corsi d’acqua, foreste e zone umide aiuta, infatti, a ridurre le temperature e a mitigare gli effetti delle ondate di calore.

Il piano Caldo-Salute

Le indicazioni dell’OMS prevedono otto elementi fondamentali: si comprendono indicazioni per definire una governance chiara, con ruoli e responsabilità ben definiti, arrivando anche a esortare a creare ai sistemi di allerta precoce che consentano di attivare rapidamente misure di protezione quando le temperature raggiungono livelli critici. Altri punti del piano Caldo-Salute prevedono metodi efficaci per identificare le persone più vulnerabili, comunicare il rischio in modo tempestivo alla popolazione, diffondere informazioni pratiche e affidabili, sia ai cittadini sia agli operatori sanitari. Nel vademecum si sottolinea l’importanza di rafforzare i servizi sanitari, ridurre l’esposizione al caldo attraverso interventi sugli edifici e sugli spazi urbani, implementare la sorveglianza degli effetti sanitari delle ondate di calore e la valutazione continua delle misure adottate per migliorarne l’efficacia. Nella guida sono contenute anche schede operative per i diversi settori coinvolti e una raccolta di messaggi di salute pubblica pronti all’uso per favorire una comunicazione rapida e coerente durante le emergenze.