Balbuzie in adulti e bambini: come vincerla e superarla

La balbuzie negli adulti e nei bambini: scopriamo come vincerla e superarla

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Fonte: iStock

Per aiutare i bambini a superare la balbuzie, impariamo ad ascoltarli, dando loro tutto il tempo di cui hanno bisogno per elaborare le loro emozioni. E per gli adulti… La balbuzie è un disturbo del linguaggio caratterizzato da involontarie rotture e blocchi della normale fluidità della comunicazione che ne viene quindi compromessa. Generalmente compare tra i 2 e i 6 anni di vita, in concomitanza con le difficoltà che insorgono nell’apprendimento del linguaggio, ma può manifestarsi anche successivamente.

Non esistono cause singole ed esclusive della balbuzie evolutiva: ci sono ipotesi organicistiche, altre che pongono l’attenzione sulla base genetica e ipotesi che sottolineano l’importanza di fattori diversi che intervengono provocando il disturbo. Sappiamo comunque che i bambini che hanno parenti di primo grado che balbettano hanno una maggiore probabilità di sviluppare a loro volta la balbuzie. Comunque, come per gran parte dei disturbi, è sempre bene considerare l’interazione dei fattori genetici con quelli ambientali.

La balbuzie nei bambini: cause, sintomi e rimedi

Generalmente il disturbo, specie se si manifesta dopo la cosiddetta “seconda infanzia”, può essere accentuato da forti paure che non si è riusciti a gestire. Può anche indicare contesti familiari troppo carichi di proibizioni e di emozioni che non hanno modo di potersi esprimere. I bambini, infatti, necessitano di tempo per elaborare. Alleggerirli dunque da un eccessivo carico di impegni scolastici e postscolastici può essere uno spunto interessante. È importante poi capire quali sono le situazioni che stressano il bambino fino a non consentirgli di metabolizzare le esperienze.

Dal punto di vista prettamente psicologico, è interessante notare come il balbuziente presenta spesso il sintomo quando si sente osservato: ha dunque un ruolo importante lo sguardo e il sentimento di vergogna. Vergogna significa “non voler esser visti” perché in gioco c’è l’identità, che, nel caso del bambino, si sta ancora formando e che ha bisogno dell’altro per formarsi. Anche lo sguardo è essenziale: ma che sia in grado di accogliere quello del bambino e di dargli il giusto tempo di esprimersi.

Spesso gli impegni e la frenesia, non danno modo alle cose e alle esperienze vissute dal bambino di acquisire senso e di venir comprese e allora tutto questo agitarsi si manifesta attraverso quel linguaggio interrotto che forse chiede solo un po’ di calma. Per evitare che la balbuzie diventi patologica è bene che i genitori non tendano a sottolineare eccessivamente il problema che spesso è solo un modo per esprimere uno stato di stress.

La balbuzie negli adulti: cause, sintomi e rimedi

L’adulto balbuziente è stato a sua volta un bambino balbuziente. Il senso di imbarazzo e di ansia ogni volta che si apriva bocca si è in un certo senso consolidato e cristallizzato, attivando una sorta di circolo vizioso. In generale, è nell’adolescenza che il problema si acutizza, perché in questa fase evolutiva si sta formando la propria identità. La balbuzie infatti compromette le relazioni, gli aspetti sociali, le scelte e tutto ciò che è essenziale ad un’identità per riconoscersi e formarsi. Andando avanti con l’età, la balbuzie tende così a cronicizzarsi e a manifestarsi soprattutto nelle situazioni che prevedono un cambiamento.

Cosa fare? Accettare le esperienze vergognose perché ciò aumenta la possibilità di consapevolezza e quindi di trasformazione. Inoltre, le difficoltà di comunicazione sono spesso difficoltà di percezione: non si ascolta l’interlocutore, mentre egli parla si pensa già a cosa dire. Con il pensiero si va avanti, magari anticipando negativamente le risposte emozionali di imbarazzo o di vergogna che si proveranno. È importante allora partecipare il più attivamente possibile all’ascolto.

Quando si sente che sta per salire l’agitazione è utile spostare l’attenzione sugli oggetti presenti, sui colori della stanza e cercare di rilassare i muscoli facciali. Un approccio che unisca un lavoro fonetico, logopedico e psicologico è sicuramente un supporto importante per superare il problema, sia da bambini che da adulti.

Curiosità sulla balbuzie

  • Perché quando si canta non si balbetta? Parlare e cantare occupano due aree diverse del cervello: emisfero destro il canto, sinistro il linguaggio. Il canto poi segue un ritmo e quindi obbliga a fare pause respiratorie già definite: la persona conosce il testo, le pause e i respiri e questo comporta una diminuzione della balbuzie.
  • Cinque bambini su 100 al di sotto dei 5 anni soffrono di balbuzie, ma solo per uno di loro il problema diventa cronico, mentre gli altri quattro lo superano con la crescita.
  • Il disturbo colpisce di più i maschi, con una proporzione di 4 a 1.
  • Se il padre balbetta, il figlio maschio ha il 25% di probabilità di avere lo stesso disturbo, la femmina solo il 12%. Le percentuali salgono rispettivamente a 37% e 15% se è la madre a balbettare. Se entrambi i genitori sono balbuzienti, le percentuali salgono al 70%.
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