Mette-Marit di Norvegia abbandona il figlio Marius Borg sotto processo

Pochi giorni prima dell'inizio del processo contro Marius Borg, Mette-Marit e il marito Haakon prendono le distanze e chiariscono che "non fa parte della famiglia reale"

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Antonella Latilla

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Il conto alla rovescia è iniziato per Marius Borg. Il 3 febbraio inizierà presso il Tribunale distrettuale di Oslo il processo contro il figlio della Principessa Mette-Marit, accusato di oltre trenta capi d’accusa, tra cui stupro. Ma il ragazzo dovrà fare a meno di sua madre e di tutta la famiglia reale che gli hanno pubblicamente voltato le spalle.

Haakon di Norvegia sul figlio di Mette-Marit: “Non fa parte della famiglia reale”

Cinque giorni prima dell’inizio del processo, l’erede al trono Haakon di Norvegia ha rotto il silenzio sulla vicenda e chiarito la posizione della famiglia reale, la cui immagine è stata profondamente scossa da questo scandalo.

“Ho pensato che sarebbe stato utile chiarire un po’ come procederemo”, ha esordito nel suo ultimo impegno ufficiale. “La Principessa Mette-Marit e io abbiamo deciso di non essere presenti in aula. Inoltre, non intendiamo rilasciare commenti o dichiarazioni sul processo durante il procedimento.”

“Il Re, la Regina e io abbiamo pianificato un programma ufficiale per questo periodo e intendiamo portarlo a termine. Anche la Principessa Mette-Marit se ne andrà“, ha rivelato poi Haakon.

Mentre lui e i suoi genitori, Re Harald e la Regina Sonja, arriveranno in Italia per seguire le Olimpiadi di Milano Cortina, Mette-Marit ha deciso di ritirarsi dalla vita pubblica per tutta la durata del processo.

“La Principessa Ereditaria ha pianificato un viaggio privato per le prossime settimane. Non ha ancora deciso la durata completa”, ha assicurato il marito.

Haakon e Mette-Marit di Norvegia
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Haakon e Mette-Marit di Norvegia

Nel suo discorso, Haakon ha descritto la situazione come “difficile” e ha ricordato a tutti che Marius non è un membro della famiglia reale.

Nato nel 1997, è figlio di una precedente relazione di Mette-Marit. Lei ha sposato Haakon nell’estate del 2001. “Marius Borg Høiby non fa parte della famiglia reale, quindi in questo senso è libero. Ma gli vogliamo bene, ovviamente, ed è una parte importante della nostra famiglia. È un cittadino norvegese. Pertanto, ha le stesse responsabilità di tutti gli altri, ma anche gli stessi diritti”, ha chiarito il Principe.

Il suo messaggio è chiaro: Marius deve essere trattato come qualsiasi altro cittadino, con gli stessi diritti e le stesse responsabilità. Il legame con la Corona non lo esenta dallo scontare l’eventuale pena prevista per le accuse a suo carico.

Sulla stessa lunghezza d’onda la figlia e futura Regina Ingrid di Norvegia che ha ribadito durante il suo primo viaggio istituzionale da sola: “Credo che questo caso debba essere gestito dalla magistratura e non mi sembra naturale commentarlo”.

Ingrid di Norvegia
IPA
Ingrid di Norvegia

Il processo a Marius Borg in Norvegia, dalle gravi accuse ai testimoni

Il processo a Marius Borg durerà sei settimane e il giovane dovrà rispondere di gravi accuse, tra cui presunti abusi ai danni della sua ex fidanzata, Nora Haukland, e quattro capi d’imputazione per stupro.

La pena per il reato più grave, lo stupro, può arrivare fino a dieci anni di carcere. Marius Borg è stato arrestato per la prima volta nell’agosto 2024, accusato di aver aggredito la sua ex compagna nel suo appartamento.

L’indagine ha scosso la Norvegia e la monarchia: si è addirittura mormorato che Mette-Marit sia intervenuta a casa del figlio per eliminare presunte prove incriminanti.

Marius Borg e Mette-Marit
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Marius Borg e Mette-Marit

Tra i testimoni al processo figurano Nora Haukland, ex fidanzata di Marius Borg, e Caroline Nitter e Anniken Jørgensen, due giovani donne note per la partecipazione a reality show scandinavi.

Il figlio di Mette-Marit ha sempre negato le accuse più gravi, ammettendo però di aver aggredito un ex compagno. L’indagine della polizia si basa su diverse prove tecniche, tra cui l’analisi di file informatici, video, immagini e persino i dati raccolti da un cardiofrequenzimetro indossato da una delle vittime.