Tatuaggi: cosa ci spinge a farli

Gli occhi sono la finestra dell'anima? Anche i tatuaggi nascono dall'esigenza di esprimere qualcosa di profondo e inconscio legato alla propria essenza

Negli ultimi anni la tattoo mania è esplosa soprattutto nel mondo femminile. Chiara Ferragni ha lanciato la versione minimal, ma molte modelle e attrici da tempo hanno usato la propria pelle come una pagina bianca dove scrivere e annotare ricordi e momenti importanti. Angelina Jolie ha immortalato le coordinate dei luoghi i nascita di suoi figli sul braccio sinistro, Drew Barrymore ha “osato” tatuarsi una farfalla sotto l’ombelico, Michelle Hunziker e Elisabetta Canalis il classico filo spinato in voga negli anni Novanta. Ma cosa ci spinge a tatuarci?

L’arte di dipingere la pelle con decorazioni o segni indelebili ha origini molto antiche: le tribù la usavano per riconoscersi, per comunicare, per esorcizzare le paure e anche per abbellire il proprio aspetto. Anche oggi molte donne sono spinte dalle stesse esigenze, abbellire e comunicare, ma altrettanto spesso le ragioni sono più recondite e profonde.

La ricerca della propria identità e della propria affermazione non passa solo per come ci vestiamo: l’outfit rappresenta la nostra personalità ma il tatuaggio ha la capacità di rivelare parte della propria essenza che si interseca con la propria storia. È come se il corpo aprisse delle finestre direttamente sulla propria anima, degli squarci luminosi che lasciano indizi per sé e per gli altri.

A questa ragione si associa quella legata alla comunicazione non verbale. Siamo nell’epoca dove le immagini e la vista prevalgono sugli altri sensi, perciò decorare il proprio corpo attraverso un’immagine può essere il primo step di una comunicazione che spesso fatica a decollare. Chi si tatua per questo motivo sceglie tatuaggi gentili, colorati, come quelli floreali o marini, ma anche ribelli quando vogliono rappresentare un monito per chi legge: “Know your rights” o “Don’t touch my family”, per esempio.

Una ragione ancora più profonda è legata alla propria storia. Le donne hanno l’esigenza di fermare il tempo, un ricordo, un’emozione. E se è consigliabile non tatuarsi mai il nome del fidanzato o del marito poiché, anche solo per scaramanzia, potrebbe finire da un momento all’altro – Eva Longoria ha tatuato le iniziali dell’ex marito in un posto che “solo lui può vedere” e che ora non potrà vedere più –, tutto il resto è ammesso. Una data, un segno, il simbolo di una storia d’amore: ricordi indelebili che fanno parte di chi li porta sulla pelle, ma anche della sua metà.

Anche i momenti che hanno rivoluzionato la vita vengono tatuati con orgoglio. Un classico sono le date di nascita e i nomi dei propri figli. Ma ogni momento strettamente importante può guadagnare un posto sulla propria pelle: una paura sconfitta, una malattia superata, una battaglia conclusa, la libertà riconquistata.

Tra i motivi che ci spingono c’è anche una sorta di valore magico che viene attribuito al tatuaggio. Un mantra da ripetere ogni giorno, una formula benaugurante, o un simbolo che porta fortuna: tutto può aiutare.

I punti dove si decora la propria pelle son un altro tema sul quale si scatena la psicologia del tatuaggio: se è facile comprendere che un tatuaggio dipinto in zone nascoste è un messaggio che solo qualcuno di speciale può leggere – e se tatuato sulle parti intime indica una donna molto combattiva e sensuale –, non è altrettanto facile comprendere come mai gli esperti sostengono che preferire la zona della caviglia ci dipinge gelose e sospettose, le gambe ci fa infantili, l’interno coscia invece timide e schive, mentre il tronco determinate e combattive. Dipingersi la parte destra identifica una persona solare, quella sinistra una persona pessimista e con poca fiducia in se stessa. Cosa dovrebbe dire a questo punto Lady Gaga che ha promesso al padre di tatuarsi solo la parte sinistra?

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