Se ti senti in gabbia è perché hai rinunciato alla tua libertà

A volte abbiamo bisogno di rintanarci in una gabbia per tornare a spiegare le nostre ali e spiccare il volo verso la libertà.

Esistono dei luoghi in cui non dovremmo mai stare. Stanze piccole e soffocanti che abbiamo costruito con il tempo con l’illusione che qui saremmo state al sicuro.

Lo abbiamo fatto per paura, per fuggire alla sofferenza, perché tutte quelle delusioni che avevamo affrontato, ormai, si erano trasformate in un fardello troppo pesante da sopportare, per l’anima e il cuore.

Così abbiamo costruito delle prigioni emotive nelle quali ci siamo rifugiate. Quelle che guardano al passato e mai al presente, quelle fatte di abitudini e mai di novità, di sicurezze e non di avventure. E ci siamo sentite al sicuro come forse non lo eravamo state mai. E va bene anche così in fondo, perché a volte abbiamo bisogno di sentirci in gabbia per tornare a spiegare le nostre ali e spiccare il volo verso la libertà.

Le gabbie emotive

Esistono tanti tipi di prigioni emotive, e tutte indicano che abbiamo smesso di essere libere, che abbiamo preferito accontentarci di un posto sicuro, ma stretto e soffocante, piuttosto che uscire alla scoperta del mondo che ci circonda, lì dove ci aspettano infinite possibilità per essere felici.

A volte neanche ci rendiamo conto di essere finite in quella gabbia, perché siamo state noi stesse a costruirla. Magari l’abbiamo resa così bella che il pensiero di lasciarla ci terrorizza. Altre volte, invece, scegliamo di restare perché siamo convinte di non avere alternative oppure perché crediamo che ormai sia troppo tardi per ricominciare.

Ma abbiamo sempre un’alternativa a tutto ciò che vediamo, ed è quella che ci suggerisce la voce del cuore. Il nostro compito, infatti, è quello di metterci all’ascolto, e farlo per davvero, per ritrovare la via della felicità, per volare verso il mondo esterno.

Perché se non lo facciamo, prima o poi, quella permanenza ci presenta un conto troppo alto da pagare. Lo fa con la frustrazione e la tristezza, con abitudini che più che rassicuranti sembrano insopportabili, ma soprattutto lo fa precludendoci la possibilità di cogliere e accogliere nuove e infinite opportunità che la vita ci sta donando.

Come uscire da una gabbia emotiva e ritrovare la felicità

La gabbia emotiva è quel luogo che ci ha costretto a rinunciare al mondo esterno. È lo stesso luogo che con le abitudini ci ha ingannato perché ci ha fatto sentire al sicuro. Ed è proprio quando ci siamo lasciate rassicurare che abbiamo smesso di ascoltare le nostre esigenze, le emozioni e i sentimenti.

Ma come abbiamo già detto, arriva un momento nella vita di tutti, in cui quella gabbia diventa soffocante. Lo spazio si stringe e il buio diventa spaventoso, mentre la luce al di fuori si fa sempre più lontana, sempre più inafferrabile.

È quello il momento in cui dobbiamo agire. Dobbiamo uscire da quella prigione emotiva per riappropriarci della nostra vita. E certo è che questo fa paura, soprattutto quando quella gabbia è sprofondata negli abissi e ci costringe a metterci in cammino su sentieri scuri e impervi.

Ma per ricominciare a camminare nella luce è necessario attraversare l’oscurità. Per tornare a volare dobbiamo cadere, e poi rialzarci. Per crescere, e diventare persone migliori, abbiamo bisogno di sbagliare. Solo così possiamo lasciarci quella prigione alle spalle, solo così possiamo raggiungere il picco più alto del mondo intero per spiccare il volo, per tornare a vivere.