Ansia da interrogazione: ecco come imparare a gestirla

Batticuore, sudori freddi, confusione mentale. L’ansia da interrogazione interessa moltissimi studenti! La psicologa ti svela le strategie per imparare a gestirla

Serena Allevi Editor specializzata in Salute & Benessere Da sempre innamorata della scrittura e dei libri, lavora come editor e copywriter da circa vent’anni nel mondo del benessere a tutto tondo.

Più o meno ci siamo passati tutti. L’ansia da interrogazione è una di quelle sensazioni che difficilmente si scordano. C’è chi si sente tremare e chi, invece, inizia a sudare o balbetta o perde completamente le parole. E queste manifestazioni possono farsi vivi addirittura giorni prima di una verifica orale programmata.

Ma lo sapevi che un po’ d’ansia è persino sana? Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Chiara Alfano, Psicologa e Psicoterapeuta sistemico-relazionale.

L’ansia pre-interrogazione è sempre negativa?

«L’ansia da interrogazione può essere inclusa nella più ampia categoria delle ansie da prestazione: la sensazione è quella che tutti noi abbiamo sperimentato almeno una volta nella vita: alla vigilia di un evento importante, al primo appuntamento con qualcuno che ci piace o prima di un esame» spiega la Dott.ssa Alfano.

«È fondamentale sottolineare che non è sempre negativa, anzi, oserei dire, una certa quota d’ansia è sana perché si associa ad aumento dei livelli di attenzione e concentrazione. Se però perdura anche non in concomitanza con un evento che ci preoccupa e supera certi livelli di intensità può generare malessere ed influenzare negativamente le nostre prestazioni».

Provare ansia è normale?

«Sì assolutamente, gli studi ci dicono che interessa una studentessa su tre. Non sempre però  l’ansia è connessa alla prestazione/interrogazione: capita infatti che, quando si è più giovani, si sviluppi un’ansia più legata alle relazioni che ad un qualche tipo di performance (esame, interrogazione, ecc.)» spiega la dottoressa.

«L’adolescenza infatti è un momento delicatissimo nello sviluppo di ognuna, che in questa fase definisce la propria identità attraverso la ricerca dei propri punti di forza e la scoperta dei propri limiti. Ed è proprio su questi ultimi che vorrei soffermarmi, perché l’ansia da interrogazione ha spesso a che fare con la paura del fallimento, con il terrore di deludere le aspettative proprie e altrui, innescando un circolo vizioso nel quale l’ansia rinforza la scarsa fiducia in sé, influenzando negativamente i risultati. Non è raro infatti che le ragazze si blocchino durante l’interrogazione o abbiano difficoltà a concentrarsi durante lo svolgimento dei compiti» continua l’esperta.

Come si manifesta l’ansia pre-interrogazione?

«Come abbiamo accennato, l’ansia può sfociare in una serie di manifestazioni differenti» spiega l’esperta.

Ecco, dunque, alcuni sintomi fisici tipici:

  • sudorazione eccessiva;
  • macchie rosse sul collo;
  • necessità di andare spesso in bagno;
  • balbuzie;
  • irrequietezza;
  • mancanza di appetito o nausea;
  • insonnia.

Ma posso insorgere anche segnali di tipo comportamentale:

  • tendenza a ritirarsi in sé stessi;
  • tendenza a rimandare;
  • crisi di pianto;
  • rifiuto di andare a scuola;
  • perfezionismo nei compiti.

Si può prevenire l’ansia prima di un’interrogazione?

Prima di rispondere a questa domanda, potrebbe far bene ascoltare la canzone Non è per sempre degli Afterhours. È poi importante imparare a “star dentro” alle emozioni: viste da vicino fanno molta meno paura.

«Vorrei utilizzare un concetto ben espresso da Manuel Agnelli in una sua celebre canzone che fa così: il tuo diploma in fallimento è una laurea per reagire. Per quanto commettere degli errori, fallire, sia difficile, è necessario per imparare a rialzarsi, a mettersi in gioco, a tentare nuovamente più consapevoli e pronti di prima. Gli errori non sono nemici da evitare così come le emozioni bollate come “negative”. La paura e la vergogna sono emozioni necessarie per sperimentare il coraggio e l’orgoglio: imparare a sostare dentro queste emozioni è allora fondamentale» spiega la Dott.ssa Alfano.

«Non è sano crescere pensando di poter essere perfetti, nessuno lo è. Capita a tutti di sbagliare, ciò che conta è la capacità di porre rimedio, di riparare e di ripartire. Sperimentarsi, incontrare i propri limiti e sbagliare sono step necessari per sviluppare le proprie potenzialità». 

Consigli per i genitori

«Piuttosto che di strategie, ritengo potrebbe essere utile per i genitori riflettere su alcuni aspetti» spiega la Dott.ssa Alfano. Ecco 4 consigli (da far leggere a mamma e papà).

Parlare con i ragazzi

«Proviamo a capire cosa li spaventa: non essere abbastanza bravi, il giudizio di un docente particolarmente severo, aver paura di essere preso in giro dai compagni se sbaglia, sono solo alcuni esempi di ciò che potrebbe emergere. A questo punto, accogliamo ed empatizziamo con la loro sofferenza. So che soprattutto per i genitori questo aspetto può risultare difficile, perché vorremmo evitare ai nostri figli di soffrire, garantire loro il benessere e la felicità a tutti i costi, ma in questo modo non permettiamo loro di scoprire che possono farcela anche quando il gioco si fa duro, che hanno delle risorse e che la sofferenza aiuta a crescere.

Possiamo invece supportarli trasmettendo loro fiducia e ricordando che hanno tutte le risorse per farcela, insegnare loro che la sofferenza fa parte della vita e che siamo lì con loro per superarla, per aiutarli a diventare adulti».

Dare il giusto peso ai voti scolastici

«I voti rappresentano molto spesso il metro attraverso il quale gli adolescenti misurano se stessi come persone, nella loro totalità. Stiamo attenti a non passare l’idea che il voto definisca il valore dei nostri ragazzi. Non aiuta, quindi, essere iper-critici e perfezionisti o dare eccessiva importanza ai voti scolastici. D’altro canto, agitarci insieme ai nostri figli prima di un’interrogazione non li aiuterà a sentirsi capaci di affrontarla. Valorizziamo invece i loro successi ed aiutiamoli a cogliere il senso dell’espressione “sbagliando si impara”.

In questo caso, insieme ai genitori, è necessario chiamare in causa i docenti, che rappresentano dei modelli fondamentali per i nostri adolescenti e delle figure estremamente significative. La tendenza della nostra scuola è ancora molto spesso quella di valutare le performance degli alunni sulla base delle nozioni e non sulle competenze, sui processi, sull’impegno investito nel compito. Questo tipo di modalità mette a dura prova gli studenti e la loro autostima che spesso vacilla generando appunto ansia e preoccupazione».

Valorizzare le competenze trasversali

«Incoraggiare gli adolescenti a sviluppare le proprie risorse e i propri talenti diventa allora fondamentale sia per “curare” che per prevenire. Trasmettere agli adolescenti il messaggio che si studia per imparare cose nuove e che il voto non li identifica, può rappresentare un primo passo importantissimo verso un’esperienza scolastica positiva e lo sviluppo della capacità di mettersi in gioco anche dopo un fallimento» conclude l’esperta.

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