Chi è Francis Halzen, vincitore del Nobel per la fisica grazie alla ricerca sui neutrini in Antartide

Ha trasformato il ghiaccio dell’Antartide in uno strumento per osservare il cosmo. Il Nobel per la Fisica 2026 a Francis Halzen premia una carriera dedicata ai neutrini

Foto di Giorgia Sdei

Giorgia Sdei

Giornalista esperta di spettacolo

Laureata in Scienze Filosofiche con master in comunicazione per lo spettacolo è giornalista pubblicista dal 2023. Scrive di tutto quello che passa per uno schermo, grande o piccolo che sia.

3 min di lettura

Chiedi a DiLei

Per capire l’universo, Francis Halzen ha scelto di guardare sotto i propri piedi. Molto sotto, per la precisione, fino alle profondità del ghiaccio antartico. È lì che prende forma una delle idee scientifiche più ambiziose degli ultimi decenni, oggi premiata con il Nobel per la Fisica 2026. Lo scienziato belga, 82 anni, riceve il riconoscimento per il ruolo fondamentale avuto nello sviluppo di IceCube e nello studio dei neutrini provenienti dallo spazio profondo.

Francis Halzen, una vita alla ricerca delle particelle più elusive

Francis Halzen nasce in Belgio e sviluppa gran parte della sua carriera negli Stati Uniti, dove lavora all’Università del Wisconsin-Madison. Il suo campo di ricerca sembra uscito da un romanzo di fantascienza: particelle minuscole, quasi impossibili da intercettare, che attraversano continuamente lo spazio e anche la materia.

Sono i neutrini, protagonisti di una sfida scientifica che Halzen affronta per decenni. Non emettono luce, non possiedono carica elettrica e raramente interagiscono con ciò che incontrano lungo il percorso. Proprio per questo custodiscono informazioni preziose sui fenomeni che li hanno generati.

Il Nobel per la Fisica 2026 appena assegnato riconosce soprattutto la capacità di Halzen di trasformare un’intuizione apparentemente estrema in un progetto internazionale di enorme portata. Il fisico ha infatti guidato un lavoro collettivo che ha permesso di aggiungere un nuovo tassello al modo in cui osserviamo il cielo.

Il legame con l’Italia non manca. Halzen fa parte del consiglio scientifico del Gran Sasso Science Institute e si trovava nel nostro Paese proprio nei giorni dell’annuncio del premio.

Il segreto di IceCube è nascosto nel ghiaccio dell’Antartide

La grande impresa scientifica associata al nome di Francis Halzen si chiama IceCube Neutrino Observatory. Il nome dice già molto: al centro del progetto c’è un’enorme porzione di ghiaccio del Polo Sud trasformata in un rivelatore naturale.

In profondità sono stati collocati migliaia di strumenti capaci di registrare segnali luminosi piccolissimi. Quando, molto raramente, un neutrino interagisce con la materia, genera infatti una traccia che può essere intercettata. Analizzando quei segnali, i ricercatori possono capire da quale direzione è arrivata la particella e risalire agli eventi cosmici che l’hanno prodotta.

È così che IceCube ha aperto una finestra su alcune delle regioni più energetiche dell’universo, permettendo di studiare fenomeni legati a stelle che esplodono, galassie attive e buchi neri.

La particolarità dell’osservatorio sta proprio nel luogo scelto. Il ghiaccio antartico, buio, stabile e lontano dalle interferenze, crea condizioni ideali per cogliere segnali che altrove rischierebbero di perdersi.

Perché il Nobel a Francis Halzen cambia il modo di guardare il cielo

Il lavoro dello scienziato non riguarda, però, soltanto una particella difficile da studiare. Il vero punto è ciò che i neutrini permettono di scoprire. Per secoli infatti l’astronomia si è basata soprattutto sulla luce, visibile o invisibile, proveniente dalle stelle: i neutrini offrono invece un altro canale di osservazione e possono arrivare fino a noi da zone dell’universo che sarebbe difficile analizzare in altri modi.

Il Premio Nobel per la Fisica 2026, accompagnato da 12 milioni di corone svedesi, riconosce dunque una carriera costruita sulla pazienza e sulla capacità di scommettere su una strada tutt’altro che semplice.

E la storia non finisce qui. La comunità scientifica sta già lavorando a una nuova generazione di IceCube, più grande e sensibile. Segno che, sotto chilometri di ghiaccio, c’è ancora molto universo da ascoltare.