In casa Deisseroth, sembrava un mattino come tanti, ma Karl Deisseroth aveva una notizia da dare, e che notizia. Professore alla Stanford University, aveva appena vinto il Nobel per la medicina. Il modo in cui lo ha raccontato ai figli, ripreso in un breve video e condiviso dall’università sui social, ha fatto il giro del mondo, tra urla di gioia e abbracci.
Karl Deisseroth vince il Nobel per la medicina: l’annuncio ai figli
La chiamata è arrivata in piena notte, dopo la mezzanotte, ora della California. La prima, in realtà, Deisseroth se l’è persa. Pochi secondi dopo ha squillato il telefono della moglie, Michelle Monje-Deisseroth, e dall’altra parte una voce ha chiesto con garbo di poter parlare con Karl. Stoccolma, appunto.
I figli intanto dormivano, e il neo premio Nobel ha aspettato che si svegliassero. Le prime a saperlo sono state le due bambine più piccole, che hanno accolto la notizia con strilli e un abbraccio collettivo al papà. Sophie, di appena dieci anni, ha risposto semplicemente: “Papà, hai vinto tutti i premi!”.
Poi è toccato a Hudson, sedici anni, sorpreso ancora in pigiama, con i pantaloni a stampa di chitarre. Il padre gli si è avvicinato e, con la massima naturalezza, gli ha spiegato di aver ricevuto una telefonata quella mattina: aveva vinto il Nobel. Anche in quel caso il padre e il figlio si sono stretti in un abbraccio, con le risate della mamma e della sorella in sottofondo.
Invece, il figlio Alexander, matricola a Stanford, si è svegliato con un messaggio della madre: “Abbiamo una notizia!”. Ha chiamato, il papà gli ha detto di aver ricevuto una telefonata da Stoccolma, e lui ha capito subito. Cinque minuti di bici ed era a casa, a festeggiare con il resto della famiglia. Ma c’è una parte che non si vede nel video. Nonostante la notte in bianco, quella mattina Deisseroth ha fatto quello che fa sempre: ha preparato i panini per la scuola per i figli.
Chi è Karl Deisseroth, il papà “inarrestabile” che studia il cervello con la luce
Nato a Boston nel 1971, Deisseroth è medico psichiatra e bioingegnere, e a Stanford insegna in entrambi i campi. Ha ricevuto il Nobel insieme ai tedeschi Peter Hegemann e Georg Nagel per l’optogenetica, una tecnica che ha cambiato le neuroscienze e che sfrutta alcune proteine sensibili alla luce, scoperte nelle alghe, per accendere o spegnere a comando singoli neuroni. Così i ricercatori possono studiare il ruolo di specifici neuroni e circuiti nel funzionamento del cervello, con prospettive importanti per lo studio dei disturbi neurologici e psichiatrici.
Con questo premio, Deisseroth è il trentasettesimo Nobel legato a Stanford. Ha cinque figli: quattro avuti con la moglie, a sua volta medico e scienziata di Stanford specializzata nei tumori cerebrali dei bambini, e il primogenito nato dal primo matrimonio. Per descriverlo, Hudson ha scelto una parola sola: “inarrestabile”.
Secondo il figlio, il padre dedica ogni ora di veglia a ciò che deve fare, e di ore sveglio ne ha più della maggior parte delle persone. E come pensa di festeggiare? Tornando al lavoro, perché ci sono ancora tante cose da scoprire e tante persone da aiutare. Prima, però, c’erano dei panini da preparare.