Caso Signorini, Fabrizio Corona indagato: cos’è il revenge porn

Dopo la diffusione di chat e immagini private nell'ultimo episodio di Falsissimo, Alfonso Signorini ha denunciato Fabrizio Corona per revenge porn

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Nicoletta Fersini

Giornalista, Content Editor, SEO Copywriter

Giornalista ed evocatrice di parole: appassionata di lifestyle, tv e attualità. Inguaribile curiosa, osserva il mondo. Spesso sorseggiando un calice di vino.

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Fabrizio Corona e il suo Falsissimo hanno preso di mira Alfonso Signorini e un “sistema” sommerso, che sarebbe consolidato ormai da tempo. Quello per cui, dietro alla partecipazione di alcuni giovani al Grande Fratello, ci sarebbe stato un presunto scambio di favori sessuali. Corona ha diffuso porzioni di chat private, attribuite al giornalista e conduttore televisivo: messaggi di testo e immagini che, a suo dire, sarebbero la prova di quanto taciuto finora. Signorini ha scelto la via del silenzio ma ha messo in moto i suoi legali, denunciando Corona per il reato di revenge porn.

Caso Signorini, da Falsissimo alle aule di tribunale

Tutto è iniziato la scorsa settimana, quando Fabrizio Corona ha pubblicato sul suo canale YouTube un nuovo episodio di Falsissimo, intitolato Il prezzo del successo. Episodio realizzato con un intento ben preciso: raccogliere e proporre al pubblico delle prove sul presunto coinvolgimento di Alfonso Signorini in un “sistema” di favoritismi, di cui sarebbe perfino il “regista”.

Favoritismi che funzionerebbero in modo tanto semplice quanto discutibile: chi desidera entrare nel cast di un programma di punta come il Grande Fratello, sarebbe “costretto” a scendere a compromessi, concedendosi in modi che nulla hanno a che vedere col talento tanto declamato in televisione.

C’è chi lo ha definito “un segreto di Pulcinella” ma, di fatto, nessuno prima di Corona ne aveva parlato in modo tanto esplicito, con tanto di chat private, che sarebbero da attribuire al giornalista e conduttore televisivo. Da qui è partito il “caso”. In una settimana non c’è stato giornale, sito di gossip, creator digitale che non abbia dato il proprio contributo, commentando la vicenda in modo più o meno appropriato. C’è chi ne ha fatto dell’ironia, chi ha preso le difese di Signorini e chi, al contrario, ha cominciato a osannare Corona come un “paladino della giustizia”.

Ma la verità, al netto delle prove, non si dimostra sui social. Per questo ci sono le aule di tribunale ed è qui che la vicenda sta per spostarsi. Alfonso Signorini ha deciso di mantenere il massimo riserbo sulla questione, evitando commenti e lasciando che fossero i suoi legali ad agire. Così ha deciso di sporgere denuncia contro Fabrizio Corona per il reato di revenge porn.

La mattina del 23 dicembre è previsto l’interrogatorio del creatore di Falsissimo, su richiesta dello stesso Corona, come riporta il Corriere della Sera. Come sempre, a difenderlo è l’avvocato Ivano Chiesa. Così il caso si sposta in Procura a Milano, dopo la notizia emersa domenica scorsa sulla perquisizione a carico di Fabrizio Corona, conseguentemente alla quale sono stati effettuati la copia forense del cellulare e di un tablet di sua proprietà, oltre al sequestro del filmato della nuova puntata di Falsissimo, la cui pubblicazione è prevista la sera del 22 dicembre.

Come riporta ancora il Corriere della Sera, oltre all’abitazione di Corona sono stati perquisiti gli studi di Velvet Cut, la società in cui vengono registrati gli episodi di Falsissimo. Nonostante ciò, il nuovo video andrà comunque online su YouTube: “Abbiamo dovuto rigirare la puntata (…) perché il materiale ci è stato sequestrato dalla Procura. (…) Non è un problema: stiamo rifacendo tutto. Vi racconteremo una storia ancora più forte e vergognosa”.

Cosa si intende per revenge porn e da quando è reato in Italia?

Revenge porn è un termine inglese che è stato introdotto di recente nel nostro linguaggio, oltre che nel codice penale. Si tratta di un reato previsto dall’articolo 612 ter del codice penale introdotto con il cosiddetto “Codice Rosso” (L. 69/2019) e riguarda la “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”. Si legge in Gazzetta ufficiale:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video di cui al primo comma, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento. La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che e’ o e’ stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.

Nessuno ha il diritto di diffondere immagini o contenuti espliciti, anche se in origine siano stati inviati volontariamente dalla vittima. È una forma di rivalsa e vendetta che si avvale di strumenti come i social, a disposizione di chiunque ed efficientissimi quando si tratta di diffondere contenuti, di qualunque tipo essi siano. Un pregio sì, ma che può trasformarsi in un’arma potente e distruttiva. Oltre al danno di immagine, scattano conseguenze a livello psicologico da non sottovalutare: umiliazione, ricatto, paura.