Italian Brainrot: il lato oscuro dei micro-video per bambini e ragazzi

Italian Brainrot: cos’è il fenomeno dei video lampo e perché può diventare un rischio per bambini e adolescenti: cosa dice la ricerca e come possono intervenire i genitori.

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Giorgia Marini

Parenting Specialist

Ex avvocato. Blogger, con la laurea sul campo in Problemi di Mammitudine. Da 6 anni scrivo di gravidanza, maternità ed infanzia, sul mio blog “Stato di Grazia a Chi?” e su altre testate online. Racconto la maternità con brio, garbo ed empatia.

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Italian Brainrot: cos’è il fenomeno dei video lampo e perché può diventare un rischio per bambini e adolescenti? Ce lo siamo chiesti, imbattendoci in contenuti senza senso, sulle principali piattaforme social. Forse, alcune di voi, ne avranno già sentito parlare, ma in questo articolo abbiamo voluto capire bene cosa c0sa c’è dietro e perché non si tratta di un intrattenimento privo di rischi.

Se avete un figlio tra le elementari e le medie, probabilmente conoscete già la scena: smartphone in mano, volume alto, risate improvvise, poi silenzio concentrato e ancora uno swipe, e un altro, e un altro ancora. Video di pochi secondi, suoni distorti, frasi senza senso ripetute come tormentoni, meme surreali che si susseguono a raffica.

Online lo chiamano Italian Brainrot: letteralmente “cervello in pappa”, il ché già non promette bene!  Si tratta della condivisione  di un certo tipo di contenuti: ultraveloci, caotici e ripetitivi che finiscono per risucchiare l’attenzione. I ragazzini cadano in un buco nero, che fa loro perdere la consapevolezza del tempo impiegato a scrollare contenuti che non intrattengono senza avere alcun significato.

I problemi, di fronte a tale fenomeno, sono almeno due: 1 le scene non hanno alcun tipo di significato; 2 non parliamo della visione di un  singolo video ma della modalità di fruizione che è continua e ipnotica, di clip da 5-15 secondi che scorrono senza pausa. Un consumo frammentato che non lascia il tempo di elaborare, riflettere o annoiarsi, crea dipendenza.

Per molti genitori è solo una moda passeggera che infatti non mettono in discussione, credendo che sia priva di rischi. Purtroppo, siamo abituati a pensare che i giochi pensati per i bambini siano adattai ai bambini, appunto, per cui sicuri. Ma, se parliamo del mondo on line, le cose sono diverse. Pensiamo ai danni gravissimi che alcune giovanissime e giovanissimi hanno subito a causa di un uso incontrollato di instagram e tiktok. Il fondatore di Meta, per la prima volta, è stato portato a processo proprio da alcuni ragazzi americani vittime di un sistema nel quale l’unico limite è il profitto.

Ormai, alla luce della cronaca ma anche della valutazione degli esperti, non possiamo più sottovalutare cosa possa accadere ad un cervello ancora in formazione, iperstimolato da questo genere di contenuti no-sense.. Inoltre, in questo caso, dietro la creazione di alcuni video ci sarebbero altri ragazzini. Per cui non si tratta di contesti nei quali possiamo abbassare la guardia, derubricando a sciocchezze.

Italian Brainrot
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La dipendenza social dei più giovani

Italian Brainrot: dove nasce e perché piace ai giovanissimi

Il brainrot non nasce in Italia. È l’adattamento locale di un trend globale legato ai video brevi delle piattaforme social. Nel tempo, però, si è trasformato in un vero linguaggio generazionale: audio remixati, slang scolastico, personaggi grotteschi, meme volutamente assurdi. Il risultato è un codice condiviso che gli adulti spesso non capiscono.

La fascia più coinvolta è quella tra gli 8 e i 16 anni, con un picco tra i 10 e i 13: l’età in cui il bisogno di appartenenza al gruppo è fortissimo e i social diventano lo spazio principale di socializzazione.

Questi contenuti funzionano perché:

  • sono brevissimi;
  • offrono una gratificazione immediata;
  • cambiano continuamente;
  • non richiedono sforzo cognitivo.

Ogni swipe regala una piccola sorpresa: il cervello riceve micro-ricompense ripetute e continua a cercarne altre. Il famoso picco di dopamina di cui si parla sempre più spesso e che causa non pochi problemi ai giovanissimi. È lo stesso meccanismo delle slot machine, del gioco d’azzardo: ricompense rapide e intermittenti che spingono a non fermarsi.

Italian Brainrot
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Italian Brainrot: i video brevi e disturbanti

Cervello: attenzione e linguaggio impoveriti

Qui entriamo nella parte più delicata. Non si tratta di allarmismo, ma di dati che la ricerca scientifica sta iniziando a osservare con attenzione. Dal punto di vista dei livelli di concentrazione e di linguaggio ci sono alterazioni più visibili.

1. Difficoltà di concentrazione

Uno studio americano, pubblicato nel 2025, ha evidenziato che l’uso intensivo di short-form video è associato a un’ attenzione ridotta e ad peggioramento delle funzioni cognitive, in particolare della memoria e della capacità di mantenere il focus su compiti prolungati.

In modo simile, il dipartimento politiche antidroga e altre dipendenze, della Presidenza del Consiglio, riporta una ricerca longitudinale su oltre 8.000 bambini che mostra come l’uso intenso dei social media sia correlato a un aumento dei sintomi di inattenzione rispetto ai coetanei.

Tradotto nella vita quotidiana significa: più fatica a seguire una lezione, a leggere un libro, a portare a termine i compiti senza distrarsi.

2. Linguaggio e sviluppo verbale

Anche sul piano linguistico qualcosa cambia e non poco. Una ricerca della Southern Methodist University ha osservato che nei bambini piccoli una fruizione passiva di video è associata a vocabolari meno ricchi e frasi meno complesse. Il linguaggio si sviluppa nel dialogo, nello scambio, nell’ascolto reciproco. I contenuti ultrarapidi, invece, riducono tutto a suoni, slogan e tormentoni.

Italian Brainrot
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Italian Brainrot: video brevi e disturbanti

Italian Brainrot: i rischi concreti e quotidiani

Quando l’esposizione a questo genere di video è costante ed eccessiva, vien da sé che possano comparire i segnali tipici dell’uso precoce dei social media e che sono ben approfonditi anche nel libro  “Generazione ansiosa”: gettare lo sguardo oltre lo smartphone” di Jonathan Haidt ormai faro indiscusso sul tema. Un manuale ad tenere sul comodino, per non abbassare mai la guardia!

5 rischi concreti e quotidiani:

  • sonno disturbato (scroll notturno e luce blu);
  • irritabilità quando il telefono viene tolto;
  • calo del rendimento scolastico;
  • difficoltà a tollerare attività “lente”;
  • perdita di interesse per hobby e gioco all’aperto.

Non è il singolo video a creare problemi, ma ore e ore ogni giorno, senza pause.

Italian Brainrot
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La dipendenza social dei più giovani

Non solo brainrot

Il brainrot è solo l’ultima evoluzione di una tendenza più ampia. Negli anni abbiamo visto altre forme di consumo digitale intensivo ed estremamente pericolose. Solo per citarne alcune, che richiederebbero un approfondimento a parte, ricordiamo le seguenti.

1. Le challenge virali pericolose

Sfide online che spingono i ragazzi a imitare comportamenti rischiosi per ottenere visibilità e like.

2. Il binge watching

Consiste nel guardare molti episodi di una serie TV consecutivamente, spesso fino a tarda notte, sacrificando sonno e routine.

3. Il gaming compulsivo

Riguarda l’uso eccessivo dei videogiochi, soprattutto competitivi o online, che possono assorbire intere giornate e sostituire relazioni e attività reali.

4. I contenuti ASMR

Si tratta di video con suoni rilassanti o ripetitivi che stimolano sensazioni piacevoli; innocui in sé, ma possono diventare una forma di consumo passivo prolungato.

5. Gli slime video

Mostrano manipolazioni di paste colorate o oggetti piacevoli catturano l’attenzione in modo ipnotico, questi  possono essere guardati per ore senza vero coinvolgimento mentale.

Il filo conduttore è sempre lo stesso: tanto tempo speso davanti allo schermo, poca stimolazione cognitiva profonda. Si rimane ingabbiati perdendo la cognizione del tempo ed il contatto con la vita attorno.

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La dipendenza social dei più giovani: rischi del sonno

Cosa possono fare i genitori

Spesso, l’obiezione che viene da parte dei genitori che non vedono nulla di male nell’uso degli smatphone (da cui dipendono questi contenuti) è che: vietare non serve; la tecnologia farà sempre più parte della vita di ciascuno di noi; che i figli non possono rischiare di rimanere emarginati e così via.

Eppure, non c’è una tecnologia sana, valida, che insegni qualcosa in tutto ciò che abbiamo descritto fino ad ora: eppure vietare è qualcosa che si è sempre fatto, di fronte ad una fonte di pericolo; eppure se nessuna famiglia intervenire si rimane invischiati in un circolo vizioso.

Se proprio non ci convincono le teorie degli esperti, se crediamo che i nostri figli e le nostre figlie non rimarranno mai coinvolti come gli altri, almeno mettiamo in atto alcune accortezze.

5 strategie semplici ed utili:

  • stabilire orari chiari (niente telefono a tavola o prima di dormire);
  • creare momenti “tech-free” in famiglia;
  • proporre alternative reali: sport, amici, lettura, attività creative;
  • parlare dei contenuti insieme, non giudicarli dall’alto;
  • dare il buon esempio limitando anche il proprio scroll.

È il momento di intervenire, però, se  ci sono cambiamenti marcati come: calo scolastico, isolamento, aggressività, insonnia, uso compulsivo del telefono. In questi casi può essere utile confrontarsi con un esperto.