Fammi essere ancora tua figlia, come quella poesia di Gabriele Corsi

Caro papà, ho deciso di prendere in prestito le parole della meravigliosa poesia di Gabriele Corsi perché è così che mi sento, senza di te

Dicono che il rapporto tra padre e figlia sia unico e speciale come forse nient’altro al mondo. Dicono che tutto nasce come per magia, come una scintilla, al primo sguardo, ma che a volte, il tempo ci mette lo zampino malamente complicando tutto.

Perché si tratta di una relazione piena di sentimenti, cruciale e densa di emotività e a volte sembra difficile gestirla. Ma per noi è stato diverso. Il principe, l’unico per me, nonché emblema dell’uomo nell’universo, una principessa, fragile e bellissima da proteggere: ecco cosa siamo stati io e te, papà.

Mi hanno detto che tu avresti influenzato in maniera perenne tutta la mia vita, le mie scelte e i miei rapporti amorosi e lo hai fatto. E ora non mi resta che dirti grazie per ciò che sei stato per me, perché guardandomi adesso non posso che essere orgogliosa della donna che sono oggi, perché assomiglio a te, papà.

Perché tu mi hai insegnato a essere donna, ma soprattutto a essere libera. Mi hai portato con te a pesca, mi hai insegnato a calciare e a non avere paura di sporcarmi col fango o di rovinare il vestitino rosa che mamma aveva stirato con tanta premura. Non mi hai mai impedito di fare quelle cose “da maschio” perché mi hai esortato a essere me stessa: forte, tenace e anche ribelle se necessario.

E tutta quella complicità, l’ammirazione reciproca, l’incoraggiamento e l’amore, oggi mi mancano troppo e non sono pronta a rinunciarci. E l’unica cosa che vorrei adesso papà, è essere ancora tua figlia, come una volta, anche solo per un altro giorno. E mentre penso a te, a noi, mi mancano le parole che vorrei dirti e scriverti. Così ho deciso di prendere in prestito quelle della meravigliosa poesia di Gabriele Corsi perché è così che mi sento oggi.

Fammi essere ancora figlio. Solo una volta. Una volta sola.
Poi ti lascio andare.
Ma per una volta, ancora, fammi sentire sicuro. Proteggimi dal mondo.
Fammi dormire nel sedile dietro il tuo. Guida tu. Che io sono triste e stanco.
Ho voglia che sia tu a guidarmi, papà. Metti la musica che ti piace. Che sarà quella che una volta cresciuto piacerà a me.
Fammi essere piccolo.
Pensa tu per me.
Decidi tu per me.
Mettimi la tua giacca, che a me sembra enorme, perché ho freddo. Prendimi in braccio e portami a letto perché mi sono addormentato sul divano. Raccontami storie.
E se sei stanco non farlo. Ma non te ne andare.
Ho voglia di rimanere figlio per sempre.
Abbracciami forte come dopo un gol.
Dormi ancora, come hai fatto, per una settimana su una sedia accanto al mio letto in ospedale.
Rassicurami.
Carezzami la testa.
Lo so che per tutti arriva il momento in cui devi fare da padre a tuo padre.
Ma io non voglio.
Non ora.
Voglio vederti come un gigante. Non come un uccellino.
Non andare, papà.
Ti prego.
Fammi essere ancora figlio.
Fammi essere per sempre tuo figlio.

 

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Fammi essere ancora tua figlia, come quella poesia di Gabriele Corsi