Contrazioni in gravidanza: impara a riconoscerle e a calcolarle

Esistono 3 tipi diversi di contrazioni, con peculiarità specifiche: un ginecologo ci ha spiegato le differenze, come distinguerle, come calcolarle, quando si presentano e cosa fare subito dopo.

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Giorgia Marini

Parenting Specialist

Ex avvocato. Blogger, con la laurea sul campo in Problemi di Mammitudine. Da 6 anni scrivo di gravidanza, maternità ed infanzia, sul mio blog “Stato di Grazia a Chi?” e su altre testate online. Racconto la maternità con brio, garbo ed empatia.

Esistono tre principali tipologie di contrazioni che possono insorgere in gravidanza, ognuna con caratteristiche ben precise che permettono alla donna in attesa di poterle riconoscere. Siamo solite pensare alle contrazioni in gravidanza come a quelle che accompagnano la donna durante il travaglio sino alla fase espulsiva. Ma, come scopriremo in questo articolo, grazie al preziosissimo contributo del ginecologo dottor Antonio Simone Laganà,  l’argomento è ben più ampio.

Contrazioni: quali sono, come riconoscerle

“Le contrazioni in gravidanza possono essere distinte in diversi tipi, con differenti caratteristiche: le contrazioni di Braxton Hicks, le contrazioni da fase prodromica e le contrazioni da travaglio attivo.

Le contrazioni di Braxton Hicks, che possono manifestarsi nell’ultimo trimestre di gravidanza, talvolta anche nel secondo trimestre, in alcuni casi non sono proprio avvertite, e si tratta di spasmi addominali fisiologici che svolgono una funzione preparatoria dell’utero al travaglio e al parto. Queste presentano una sintomatologia lieve, percepibile vagamente come i crampi da ciclo mestruale, e non dolorosa come quella delle vere e proprie contrazioni da travaglio.

Le contrazioni di Braxton Hicks sono irregolari, sporadiche, non aumentano di intensità e la loro durata è di circa 30-40 secondi, momento in cui si osserva un indurimento dell’addome. Tendono a scomparire cambiando posizione, camminando o riposando. Inoltre, le contrazioni di Braxton Hicks non provocano l’accorciamento e la dilatazione della cervice uterina, a differenza delle contrazioni da travaglio.

Le contrazioni da fase prodromica, la fase che precede il travaglio, sono fastidiose, più o meno dolorose, irregolari, di breve durata, e possono protrarsi a intervalli discontinui (sempre maggiori ai 5 minuti) e spesso con lunghe pause, per poche ore e a volte anche per alcuni giorni (nel caso di nullipare). Durante questa fase può avvenire l’espulsione del tappo mucoso.

Le contrazioni da travaglio attivo, si distinguono da tutte le altre poiché diventano regolari e ogni contrazione può durare circa 60 secondi, sono più ravvicinate, con intervalli di circa 3-5 minuti tra l’una e l’altra (solitamente 3 in 10 minuti). Inoltre, in questa fase, il dolore all’addome che può irradiarsi alla regione lombo-sacrale, diviene sempre più intenso: inizia infatti in modo lieve, raggiunge un picco di intensità massima per poi diminuire e sparire fino alla successiva contrazione, portando la donna ad avere difficoltà anche a parlare e camminare”.

Contrazioni in gravidanza
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Come riconoscere e come calcolare tutti i tipi di contrazioni in gravidanza

Contrazione: il dolore

“Le contrazioni non sono sempre dolorose e la loro percezione può variare a seconda del tipo di contrazione, del momento della gravidanza e della soglia del dolore individuale della donna. Le contrazioni del travaglio attivo sono solitamente più dolorose”.

Le contrazioni da travaglio attivo, come anticipato dal dottor Laganà, sono caratterizzate dalla percezione del dolore, come anche quelle della fase prodromica. Il dolore non è uguale per tutte o per tutte le gravidanze. Oltre quello fisico, gioca un ruolo importante, dal punto di vista della percezione del dolore, anche il fattore emotivo e psicologico. Affrontare un travaglio, come un parto, non è una passeggiata e, se siamo alla prima esperienza, è comprensibile avere paura di qualcosa che non si conosce affatto, se, al contrario, l’esperienza l’abbiamo ma non è stata positiva, è altrettanto logico avere nuovamente paura.

Possiamo però fare qualcosa per aiutarci a gestire quanto ci aspetta, sia dal punto di vista delle contrazioni che del parto.

Prima di tutto, frequentare un buon corso preparto. Questo ci aiuta a capire cosa ci aspetta, quali sono i / le professionisti/e che troveremo in sala travaglio, cosa succederà in quella sede. Ma anche: come riconoscere le contrazioni, come calcolarle, quando andare in ospedale. Se, inoltre, frequentiamo il corso preparto nella stessa struttura nella quale partoriremo, oltre alle informazioni apprese, prenderemo più confidenza con l’ambiente e con qualche elemento del personale. Quest’ultimo è un fattore non da poco, che può aiutarci durante le fasi più difficili.

Il secondo consiglio, per affrontare meglio la fase delle contrazioni uterine da travaglio attivo, è quello di iscriversi subito ad un corso di yoga prenatale. Questo ci aiuterà ad esercitarci nella respirazione, nelle posizioni da assumere durante le fase più dolorose delle contrazioni da travaglio, ed ovviamente di aiuterà a mantenerci più sciolte. Un buon corso di yoga, se frequentato assiduamente, ma sempre nel rispetto dei limiti del nostro corpo, può anche alleviare/contrastare alcuni fastidi tipici della gravidanza, come quelli alle articolazioni, alla schiena e così via. Last but non least, l’allenamento fisico è sempre accompagnato da nuove conoscenze, mamme che stanno affrontando lo stesso momento, con le stesse emozioni, ansie ed aspettative. Affrontare gravidanza, travaglio, parto, post parto, meno sole, aiuta.

Contrazioni in gravidanza
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Come riconoscere e come calcolare le contrazioni in gravidanza

Contrazioni uterine: le caratteristiche

Ora ci concentreremo su quelle da travaglio, sulle peculiarità, su quando possono presentarsi, su come calcolarle e cosa fare.

“Le contrazioni dell’utero che indicano l’inizio del travaglio:

  • sono regolari;
  • sono ravvicinate;
  • sono intense (portano all’accorciamento e alla completa dilatazione della cervice uterina);
  • possono durare circa 60 secondi;
  • hanno intervalli costanti di circa 3-5 minuti tra l’una e l’altra;
  • sono dolorose a livello dell’addome sino alla regione lombo-sacrale;
  • iniziano in modo lieve, raggiungono un picco, diminuiscono e spariscono;
  • possono creare difficoltà anche nel parlare e camminare;
  •  iniziano intorno alla 37ª-42ª settimana di gravidanza”.

Alcuni paragonano le contrazioni da travaglio alle onde, in quanto sono caratterizzate dalle stesse peculiarità: l’onda parte lenta, piccola, si ingrossa, raggiunge un apice e sparisce nell’attesa che se ne formi un’altra.

Sono certamente momenti estremamente sfiancanti sotto tutti gli aspetti, per cui è sempre raccomandabile arrivare al parto, in forma, riposate, senza essere appesantite da cibi difficili da digerire. Per cui, quando ci si avvicina alle ultime settimane, quando ogni giorno, al di là della data presunta del parto, può essere quello buono, è raccomandabile fare frequenti pasti ma leggeri, da distribuire nell’arco dell’intera giornata.

Quando allarmarsi

“È importante monitorare attentamente le contrazioni durante la gravidanza, poiché alcune situazioni possono richiedere un intervento medico immediato. In caso di contrazioni in anticipo (prima della 37° settimana di gestazione) e troppo frequenti, di dolore intenso che non si allevia con il riposo o con il cambiamento di posizione o di sanguinamento vaginale è assolutamente raccomandabile recarsi immediatamente in ospedale”

Cosa fare se avverti delle contrazioni

“Le contrazioni possono essere calcolate con l’aiuto di un orologio che misuri anche i secondi o di un cronometro, prendendo nota dell’ora di inizio e di fine di ciascuna; in questo modo si possono conoscere sia la durata che l’intervallo tra l’una e l’altra.

In caso la paziente avverta contrazioni uterine, è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico:

durante il secondo trimestre di gravidanza sarà possibile effettuare una visita ostetrica e la misurazione ecografica della cervicometria, per escludere che le contrazioni uterine possano configurare una minaccia di parto pretermine;

durante il terzo trimestre di gravidanza, oltre alla visita ostetrica, sarà possibile effettuare in ambiente ospedaliero, un tracciato cardiotocografico, che permette di valutare contemporaneamente la frequenza cardiaca fetale e la frequenza, intensità e durata delle contrazioni uterine”.

Contrazioni in gravidanza
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Come riconoscere e come calcolare le contrazioni in gravidanza

Contrazioni, travaglio, parto

Concludiamo questo articolo sulle contrazioni, facendo un breve accenno a quanto ci si deve aspettare, appena si presume si stia avvicinando il travaglio. Fondamentale, per i passi successivi, è dunque calcolare in modo corretto le contrazioni.

“L’intervallo tra le contrazioni si calcola dal momento in cui una contrazione inizia al momento in cui la contrazione successiva inizia. Monitorando e annotando le contrazioni per almeno un’ora può essere d’aiuto per capire se le contrazioni sono regolari o irregolari e se stanno diventando più ravvicinate. In caso la paziente avverta contrazioni uterine, è sempre consigliabile recarsi in ospedale”.

Proprio per i tanti scenari che possono aprirsi al momento delle contrazioni ormai regolari e sempre più ravvicinate, è importante valutare bene la scelta di partorire in ospedale e non in casa. Il parto in casa, che molte donne caldeggiano per una comprensibile maggiore intimità, per la familiarità dell’ambiente, per la possibilità di creare un programma per il parto ancor più personalizzato, va un po’ a scontrarsi con i tanti eventi che possono mettere in pericolo la vita della donna quanto del bambino. L’alternativa può essere quella di assumere un professionista, una doula o una figura ostetrica, che ci segua dall’inizio della gravidanza, alla quale fare riferimento anche nel momento in cui, a casa, cominciano le prime contrazioni. Un/una professionista che possa accompagnarci in questo viaggio fino a quando arriveremo in ospedale e che dopo, nel post parto, possa aiutarci sotto molti aspetti, ciascuno in modo più specifico in base alle proprie competenze.

Non tutte le gravidanze ed i parti sono uguali, tutt’altro, e ciascuna di noi potrebbe scrivere un proprio libro personalissimo sulla propria esperienza. L’elemento comune, per le donne contemporanee, è quello della solitudine che può anche causare depressione post parto. 

È su questo elemento, quello della solitudine, che bisogna battersi e concentrarsi. Senza arrivare alla vera depressione post parto, ci sono anche forme più lievi che partono dalla solitudine in cui la donna si soprattutto quando è  alla prima esperienza, senza una rete forte, presente, stabile, tra amici, parenti, inoltre senza una collaborazione attiva del partner, la mamma si fa carico della nuova vita, da sola appunto, con tutte le problematiche più comuni che possono presentarsi dopo il parto.  Crearsi una rete di amicizie, rivolgersi ad un consultorio, assumere appunto figure specializzate nella gravidanza e nel post parto possono fare la differenza.