Chi sono i membri della comunità LGBTQIA+?

Il significato della sigla LGBTQIA+ si è ampliato nel corso degli anni ed oggi rappresenta una grande comunità

Inizialmente composto da sole quattro lettere, l’acronimo LGBT si è man mano ampliato nel corso degli anni, diventando sempre più inclusivo e racchiudendo un numero sempre maggiore di minoranze identitarie. Spesso presa sotto gamba, questa trasformazione rappresenta in realtà un passo importante per la società odierna. Data la piuttosto “tempestiva” trasformazione, l’acronimo viene spesso utilizzato con una certa approssimazione o, talvolta, in modo totalmente errato.

Accade principalmente perché spesso non se ne conosce esattamente il significato. Tuttavia la sigla racchiude una storia fatta di grandi discussioni e trent’anni di lotte per i diritti civili, per cui è evidente quanto sia importante conoscerne il significato. Scopri di seguito cosa si intende con la sigla LGBTQIA+, qual è il suo significato e quali comunità sono incluse in essa.

Chi sono i membri della comunità LGBTQIA+?

Dalla fine degli anni ’80 l’acronimo LGBT è stato usato per riferirsi alla cosiddetta “comunità gay“. Tuttavia, nel corso degli anni questa sigla è andata man mano allungandosi fino ad includere, oggi, una vastissima comunità di persone che non si riconoscono negli orientamenti sessuali e nelle identità di genere considerate “più tradizionali”. Ma qual è quindi il significato della sigla LGBTQIA+? Essendo, appunto, un acronimo ciascuna delle sue lettere sono abbrevviazioni di parole: Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer, Intersessuali e Asessuali.

Il + finale sta a rappresentare le ulteriori specificità di genere di questa comunità, più precisamente gli orientamenti sessuali non appartenenti alla sfera eterosessuale e identità di genere non binario che non sono inclusi nella sigla. Il significato della sigla LGBTQIA+ è presente ormai a tutti gli effetti anche nell’Enciclopedia Treccani, che la definisce nel seguente modo:

LGBT Acronimo (dall’inglese Lesbian, Gay, Bisexual, and Transgender) impiegato a partire dagli anni Novanta del XX secolo per denotare in senso generale gli individui il cui orientamento sessuale non è riconducibile ai modelli socialmente costruiti del binarismo maschio/femmina; declinato nei decenni successivi come acronimo aperto in varianti quali LGBTQ, LGBTQI, LGBTQIA, LGBTQIA+ allo scopo di ricomprendere in un denominatore inclusivo una molteplicità eterogenea di soggetti non inquadrabili negli schemi normativi della polarizzazione cisessuale (i.d., il pieno riconoscimento dell’identità di genere socialmente attribuita al sesso biologico di appartenenza)…

Il dibattito riguardante la sigla è tutt’ora molto acceso, in quanto in molti sono coloro che non vi si riconoscono a pieno e che vorrebbero aggiungere altre lettere per rappresentare ed includere altri orientamenti sessuali. Nonostante ciò però il termine, a partire dagli anni Duemila è stato un’utile strumento concettuale per cambiare radicalmente ed espandere i paradigmi dell’identità sessuale, portando il tema oltre la dualistica teoria della sessualità. La sigla quindi non ha lo scopo di creare un’unica comunità chiusa che include tutti coloro che non si sentono rappresentati dalla tradizionale divisione di genere.

È meglio dire che incoraggia una sorta di divisione interna creando, al contempo, una comunità contingente e pluralistica. Una comunità che, pur restando divisa su molti obiettivi, è unita in nome di un obiettivo molto importante: la lotta per l’uguaglianza e la parità dei diritti. Vediamo quindi più nello specifico tutti i membri inclusi nella comunità LGBTQIA+, lettera per lettera.

LGBTQIA+: Significato delle prime quattro lettere

La sigla LGBT, rispetto alla sua variante più estesa, è ormai riconoscibile e comprensibile a tutti, ma vediamo di approfondire di più le sue origini in modo da capire perché, negli anni è diventata così importante per moltissime persone. Con le prime lettere, LGBT, dell’acronimo completo si indicano solitamente persone non attratte unicamente dalle persone dell’altro sesso (eterosessuali) e, al contempo, persone non cisgender, cioè che non si identificano con il proprio sesso biologico. Include perciò persone:

  • Lesbiche: donne che provano attrazione verso le donne;
  • Gay: uomini che provano attrazione verso gli uomini;
  • Bisessuali: persone che provano attrazione sia verso gli uomini che verso le donne;
  • Transgender: persone che si identificano con un genere che non corrisponde a quello del sesso di nascita.

La comparsa della sigla LGBT risale agli anni Ottanta, nelle comunità degli Stati Uniti. Tuttavia, è solo a partire dagli anni Novanta che l’acronimo si diffonde a tutti gli effetti allo scopo di mettere insieme una comunità molto eterogenea. Nonostante i vari dibattiti sull’argomento, la sigla diveta presto di uso comune, sostituendo termini usati in precedenza come “omosessuale” o “comunità gay”, definizioni che tendeva a non rappresentare una grossa fetta delle persone che vi erano incluse.

LGBTQIA+: Significato delle lettere aggiunte in seguito

Nel 1996 all’ormai diffusa sigla LGBT si cominciò ad aggiungere la lettera Q di “queer”. Il termine, usato a lungo con una connotazione dispregiativa per indicare tutti coloro che non si identificavano con le tradizionali suddivisioni binarie sull’identità di genere e orientamento sessuale, un termine generico insomma per includere tutti coloro che appartenevano alla comunità LGBT. In seguito però il termine fu rivendicato dalla comunità stessa e dagli studi filosofici.

Oggi, il termine queer (che significa letteralmente “eccentrico”) è usato per rappresentare tutte quelle persone che non si riconoscono nelle definizioni tradizionali usate per gli orientamenti sessuali e per le identità di genere e che vogliono rimetterli in discussione anche dal punto di vista politico. Queer quindi è usato per esprimere dissenso verso la convinzione che l’orientamento eterosessuale sua l’unico legittimo e verso la convinzione che il genere maschile e femminile siano gli unici ad esistere.

Le persone queer credono fortemente che le identità e i gusti sessuali siano “fluidi” è che quindi è difficile identificare e “incasellare” le persone in una categoria specifica di identità o orientamento sessuale. Queer quindi è una sorta di “termine-ombrello” che tende ad essere aspecifico e ad accogliere tutti coloro che non vogliono avere vincoli. In molti sono coloro che amano indicarsi così, senza specificare a quale lettera di LGBTQIA+ appartengono.

Alcuni sostengono che la “Q” debba in realtà significare “questioning”, in modo da definire quelle persone che non sono ancora del tutto sicure del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere. Tuttavia, un’interpretazione di questo genere è utilizzata soltanto da una minoranza di persone. La lettera “I” invece racchiude le persone intersessuali, cioè tutte quelle persone che hanno caratteristiche sessuali diverse da quelle che sono considerate solitamente maschili o femminili, sia a livello di cromosomi che di ormoni, apparati genitali e altro. Questa categoria è tra le più ampie e variegate e comprende diversi casi, tra cui:

  • Persone con la sindrome di Turner, cioè con un solo cromosoma sessuale X presente e/o del tutto funzionante;
  • Persone con la sindrome di Klinefelter, che hanno cioè più di due cromosomi sessuali;
  • Persone con la sindrome di Morris, che dall’esterno sembrano donne, ma che hanno cromosomi sessuali maschili XY;
  • Persone che hanno ghiandole sessuali fatte sia di tessuto ovarico che testicolare. Una condizione chiamata in passato “ermafroditismo”, chiamata in campo medico col nome di “ovotestis”.

L’ultima lettera, la “A”, racchiude le persone asessuali, cioè tutte quelle persone che non provano attrazione sessuale verso nessun genere. In poche parole le persone appartenenti a questa categoria non provano alcuna voglia di avere rapporti sessuali. Esistono diversi tipi di asessualità, a seconda del rapporto che le persone asessuali hanno con il romanticismo e col sesso.

Alcune persone asessuali possono volere una relazione stabile, oppure non volerne nessuna. Allo stesso modo, una persona asessuale può o essere totalmente disinteressata e addirittura schifata dall’idea del sesso, oppure farlo con piacere con la persona di cui è innamorata. Anche gli asessuali quindi possono trarre piacere dall’atto sessuale, tuttavia probabilmente non saranno loro a fare il primo passo.

Dato il dibattito ancora in corso, alcuni della comunità interpretano la lettera “A” come “ally“, cioè, alleato, includendo così persone eterosessuali e cisgender che promuovono attivamente i diritti del resto della comunità. Ma cosa sta a significare, in ultima analisi, il “+” alla fine dell’acronimo LGBTQIA+? Il + include tutte le altre possibili identità di genere e orientamenti sessuali tra cui: poliamorosi, demisessuali, agender, genderfluid, pansessuali, ecc. Identità e orientamenti che continuano a diventare sempre più numerosi man mano che le riflessioni sul sesso e sul genere vanno avanti.

Ovviamente, tutte queste “etichette” non sono obbligatorie. Ci sono persone che non sentono alcun bisogno di usarle, altre invece le trovano utili per capirsi un po’ di più ed altre ancora che si descrivono in un modo, ma si comportano in un altro. Ciò che professa maggiormente la cultura LGBTQIA+ e ciò che è uscito fuori dagli studi e dai lunghi dibattiti sull’identità e sulla sessualità è proprio il fatto che vi è uno spettro molto ampio per cui non è possibile classificare o categorizzare tutti tramite un semplice binomio.

Al di là del significato della sigla LGBTQIA+ è importante cogliere il messaggio che questo acronimo vorrebbe trasmettere a tutti: cioè che la diversità è del tutto normale e non va in alcun modo stigmatizzata o discriminata; che tutti quelli che non si sentono di appartenere ad una società eteronormativa possono contare su una comunità inclusiva e aperta a tutti.