Alessia Logli: “Mio padre è innocente e sono felice che sposi Sara”

La figlia di Roberta Ragusa ospite in tv difende il padre e si dice convinta che sua madre un giorno tornerà. Da dove, però, non lo sa

Irene Vella Giornalista televisiva

Mi ero ripromessa di non guardare la sua intervista perché sapevo già che le parole di Alessia Logli, figlia di Roberta Ragusa e Antonio Logli, condannato per l’omicidio della moglie in via definitiva a vent’anni, mi avrebbero procurato grande fastidio. Ho cercato anche di far leva sul fatto che la ragazza potrebbe essere mia figlia, visto che la mia primogenita è di due anni più grande, ma la mia innegabile sete di giustizia in qualche modo mi impedisce di rimanere indifferente alla distruzione della memoria di una donna che non ha commesso nulla di sbagliato, se non quello di regalare il suo cuore e la sua vita ad un uomo che di certo non la meritava. A un uomo che prima ha cercato di minare le sue sicurezze, di distruggerla psicologicamente, portandosi a letto quella che doveva essere la babysitter dei loro figli, per sette anni. Sette lunghissimi anni.

Non era una storiella da nulla, non uno sbandamento per una ragazza più giovane. Era una relazione. Deve essere successo qualcosa in quell’ultimo anno che ha fatto capire al Logli che la situazione stava per esplodere, che il vaso di Pandora si stava per scoperchiare, che tutto il suo gruzzoletto in caso di separazione sarebbe stato diviso con la moglie. Già. Perché le motivazioni dell’uccisione di Roberta vanno ricercate anche negli interessi economici strettamente intrecciati dei due coniugi e difficilmente districatili.

Nella sentenza della cassazione si legge: “Antonio Logli è un bugiardo e ha reiteratamente e pervicacemente tentato di mistificare la realtà fornendo in più occasioni una versione degli accadimenti non corrispondente al vero e spesso smentita dagli esiti investigativi (…) mentendo anche sulla profonda crisi che attraversava da tempo il suo matrimonio”. Vent’anni di galera per l’accusa di omicidio volontario della moglie e distruzione di cadavere.

E poi ecco arriva Alessia Logli in tutta la sua sfacciata bellezza, quella di una ragazza cresciuta troppo presto in mezzo a bugie e dolori, lei che dice di indossare una corazza dal giorno della scomparsa della madre, lei che quando spalanca gli occhi azzurri assomiglia a Roberta, lei che però ad ogni parola che pronuncia fa male, perché quando la verità è assodata, quando un tribunale condanna un uomo per la morte della moglie, anche in mancanza del corpo, vuol dire che i requisiti di colpevolezza devono essere tanti e tali da non permettere una conclusione diversa, lei che è sangue di quel sangue distrutto, difende il padre. Si dice felice per il matrimonio di quest’ultimo con Sara Calzolaio. E, incalzata da Barbara D’Urso, che le dice lei era l’amante di tuo padre, e sta per sposarlo, se ne esce fuori che “quella è stata l’unica figura femminile di riferimento e che le si è affezionata”.

Lei che va in tv, non per difendere la memoria della madre, ma per urlare l’innocenza del padre, e soprattutto per far presente al mondo intero che vuole fare la modella, che per carità non ci sarebbe nulla di strano, se non il fatto che lei sa benissimo che viene invitata in queste trasmissioni non per la sua bellezza, ma solo ed esclusivamente perché è la figlia di Roberta Ragusa, una povera donna morta. Non per caso, non per scelta, ma per mano di quello che lei chiama suo padre. Quell’uomo che non ha esitato un attimo a portare in casa la sua amante, travestendola da agnellino, lasciando che giorno dopo giorno, mese dopo mese cancellasse la memoria di Roberta da quella casa, e dalla vita dei suoi stessi figli.

Bisognerebbe dare un premio a questa coppia diabolica per essere riuscita a istigare il dubbio nei figli che la loro mamma sia scappata, che una donna descritta dalle amiche e dai parenti come una persona tenace, coraggiosa, tutta d’un pezzo e che viveva per i suoi bambini, sia fuggita una notte d’inverno, a piedi, al buio, in campagna, con indosso soltanto un pigiama, senza nessun effetto personale, senza l’aiuto di nessuno. Per andare dove poi? Alla lettura della sentenza la cugina di Roberta Ragusa rilasciò questa dichiarazione: “Finalmente si smetterà di dire che mia cugina era in giro a divertirsi. Mia cugina è morta, lo ha detto anche la Cassazione. Giustizia è fatta“.

Alessia Lugli

Screenshot “Live non è la D’Urso”

Eppure è proprio Alessia, l’altra sera, in prima serata su Canale 5 a dire questo: “Per fortuna ho un carattere forte e ho sempre creduto nell’innocenza di mio padre. Credo che la condanna sia stata un errore” e continua “Ho fatto mille pensieri su dove sia mamma, ma alla fine non ne ho idea. Finché non avrò la prova concreta del fatto che lei è morta crederò sempre nel mio cuore che lei è viva e che possa tornare un giorno da me”.

Che qualcuno svegli Alessia e Daniele. Che si vadano a leggere tutti gli atti del processo, che comincino a parlare con le amiche della loro mamma, per capire chi era quella donna che è stata cancellata fisicamente dalla faccia della terra, che non avrà una tomba sulla quale potranno mai piangere, la cui memoria perde un piccolo pezzo ogni momento in cui i suoi figli, carne della sua carne, mettono in dubbio la sua morte, parlando di allontanamento volontario. Perché pensare che lei se ne sarebbe andata lasciandoli con il padre è un affronto alla sua memoria e al suo amore, è un mettere in dubbio la sua integrità affettiva pensare che li avrebbe abbandonati per rifarsi una vita.

Roberta era una mamma innamorata dei suoi bambini, Roberta non si sarebbe mai separata da loro. Roberta è stata uccisa per futili motivi. E sono certa che sarebbe orgogliosa di vedere come sono cresciuti e come sono diventati, nonostante tutto, lei avrebbe accettato la relazione con Sara, perché avrebbe chiesto la separazione. Ma c’è un piccolo particolare. Roberta non potrà mai essere davvero orgogliosa perché è stata ammazzata, niente di quello che sarebbe potuto essere è stato. Per un unico semplice motivo.

È stata uccisa e il suo corpo fatto sparire, nell’illusione che in mancanza del “corpo” del reato non si potesse giungere ad una sentenza. Ma il giudice non si è fatto confondere, ha visto al di là di ogni ragionevole dubbio la colpevolezza di quell’uomo, che Roberta pensava fosse il suo amore, ed invece era il suo assassino.

Alessia, Daniele, Roberta vi amava più della sua stessa vita.

Non dimenticatelo mai.

Roberta Ragusa

Roberta Ragusa

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