Maria Vera Ratti ha conquistato il pubblico televisivo con la sua Roberta Valente, protagonista dell’omonima serie di Rai 1, Roberta Valente – Un notaio in Sorrento, che sta avendo un grande successo.
Maria Vera Ratti ha saputo dar vita a un personaggio femminile diverso dal solito, forte e fragile allo stesso tempo: una giovane donna determinata ma che ancora deve trovare se stessa e il suo ruolo nel mondo. Un percorso non facile per Roberta, anche perché quello in cui ha sempre creduto rischia di andare in frantumi.
I suoi genitori, scomparsi in un tragico incidente, non erano la coppia perfetta che lei si era immaginata, tanto che scopre di avere una sorella, Leda (Flavia Gatti), che il padre ha avuto da un’altra donna. Anche nel presente le cose però non vanno come dovrebbero. Il fidanzato, Stefano, interpretato da Alessio Lapice, non è così convinto di volerla sposare subito.
In attesa di vedere come si conclude la prima stagione di Roberta Valente – Un notaio in Sorrento, nelle ultime puntate in onda su Rai 1 in prima serata domenica 27 aprile e 3 maggio, abbiamo chiesto a Maria Vera Ratti di raccontarci i segreti del suo personaggio e l’atmosfera sul set.
Partiamo da Roberta Valente. Che cosa ti ha colpito di questa donna giovane, forte, meticolosa, ma anche apparentemente molto dura?
La prima cosa che mi ha colpito è stata la sua attitudine alla vita. Roberta ha un modo tutto suo di attraversare l’esistenza, anche se per lei non è affatto semplice farlo. È una persona che prova a tenere tutto sotto controllo, che prende ogni cosa estremamente sul serio, e proprio questo aspetto mi ha divertita molto. In qualche modo Roberta mi faceva ridere suo malgrado, proprio per la sua serietà. È un po’ un “caso umano”, nel senso più tenero e interessante del termine: una persona piena di rigidità, di meccanismi di difesa, di obiettivi da raggiungere, ma anche di fragilità che emergono proprio attraverso quella durezza.
Roberta è una notaia. Come ti sei preparata per entrare in questo ruolo?
Mi ha aiutata un’amica che si era appena diplomata notaio. Ha la mia età, quindi mi ha confermato anche una cosa importante: si può diventare notaio molto giovani. Mi ha spiegato tanti aspetti della professione, perché non era semplice capire certi concetti solo cercando online. Roberta avrà anche dei monologhi legati al suo lavoro e ogni parola, in quel contesto, ha un significato preciso. La mia amica è stata un po’ il mio “Bignami” personale: mi ha permesso di capire davvero cosa stavo dicendo.
Roberta non è concentrata solo sul lavoro, nella vita privata abbiamo visto che vuole sposare a tutti i costi Stefano, interpretato da Alessio Lapice. Non si accorge della sua reticenza?
Secondo me Roberta non vuole accorgersene. Non è una persona serena, almeno all’inizio della serie. È abituata a prendere le redini della situazione, anche con Stefano. Lui è un ragazzo di buona famiglia, una bella persona, però tende ad affidarsi molto a lei. Roberta lo comanda un po’, a volte lo tratta quasi come un figlio. Non è davvero in ascolto: né della vita, né di lui, né di se stessa. È concentrata sugli obiettivi che si è prefissata, anche nella coppia. Per lei non esiste contraddittorio.

Com’è stato lavorare con Alessio Lapice?
È stato molto piacevole e divertente. In questa serie siamo tutti più o meno della stessa età, quindi c’è stato molto confronto, molta empatia. Con Alessio ci siamo confrontati tanto ed è stato bello lavorare insieme.
Roberta ha poi a che fare con Leda, intrepretata da Flavia Gatti. Fin da subito si percepisce che tra loro esiste un legame particolare.
Sì, si capisce subito, anche se poi sarà un legame che verrà esplorato meglio nelle puntate successive. Diventerà sempre più complesso e ambivalente. Leda è una persona di cui Roberta ha un bisogno disperato.
Anche perché Leda sembra quasi il suo opposto
Sì, è totalmente il suo opposto, ed è proprio per questo che Roberta ne ha bisogno. Leda la spiazza, la apre un po’ alla vita. Hanno modi molto diversi, anche esteticamente e nel modo di stare al mondo, però forse la loro visione profonda non è così distante. Dei punti in comune ci sono.
Il regista Vincenzo Pirozzi ha detto che Sorrento è quasi un altro protagonista della serie. Come ti sei trovata a girare lì?
Benissimo. È un posto meraviglioso. Abbiamo iniziato a girare tra ottobre e novembre, c’era ancora sole, c’erano ancora turisti, sembrava davvero di essere in vacanza. A me non era praticamente mai successo. Poi, a un certo punto, ha iniziato a fare molto freddo, però è stata comunque un’esperienza bellissima.
Attraverso Roberta, la fiction racconta anche una forma di emancipazione femminile?
Credo di sì, e credo che Roberta sia un ottimo esempio. Vedere giovani donne in ruoli di prestigio è sempre un’immagine importante, soprattutto per le ragazze che stanno cercando di capire chi sono, chi diventeranno e che cosa potranno fare. Avere quell’immagine davanti agli occhi aiuta a percepire certe possibilità come reali. Ed è possibile: la mia amica, per esempio, era notaio a 29 anni.
La storia di Roberta si intreccia con i casi della serie. Secondo te c’è spazio per una seconda stagione?
Non lo so, ma ce lo auguriamo.
Tu hai interpretato anche Enrica ne Il commissario Ricciardi (leggi la nostra intervista), Roberta ed Enrica hanno qualcosa in comune?
Sono forti in modo molto diverso. Enrica è più empatica, ha una sensibilità di cui non ha paura ed è molto più coraggiosa di Roberta. Enrica si innamora di una persona con cui non ha quasi mai parlato davvero, ma sente che quel sentimento è profondo e si butta. Roberta non lo farebbe mai: Ricciardi lo lascerebbe alla finestra e chiuderebbe pure le imposte, nervosa. Roberta non si lascia trascinare dalle emozioni; impara a farlo nel corso della serie, ma in maniera maldestra. Forse hanno in comune il caschetto, gli occhiali e il fatto di essere ragazze un po’ schermate.

C’è un ruolo che ti piacerebbe interpretare?
Più che un ruolo specifico, mi piacerebbe fare un film scritto così bene da non dover cambiare neanche una parola. Un film d’attore, dove ti godi la scena dall’inizio alla fine, con una scrittura solida, quasi teatrale. Mi piacciono i dialoghi, le scene di reazione, le scene lunghe in cui può accadere qualcosa di inaspettato. E poi mi piacerebbe molto fare un film, perché si lavora in modo diverso: io lo imparo come un copione, lo leggo tutti i giorni, e da lì possono emergere cose inaspettate.
Stai lavorando a qualcos’altro in questo momento?
Ho un’altra serie in uscita per una piattaforma e poi c’è un progetto di cui però non posso ancora parlare, perché alcuni aspetti non sono stati definiti.