Ci sono piante che si fanno notare per i fiori delicati, e poi c’è l’Alcea rosea o malvarosa, che invece punta tutto sull’altezza. Immaginiamo degli steli verticali che si slanciano verso l’alto, anche un metro e mezzo o due, e che a un certo punto cominciano a fiorire. Sembrano dei piccoli candelabri di campagna, da intravedere nei giardini di nonna o lungo i muretti delle case di paese. Ed è proprio così che la malvarosa si fa amare: con un’eleganza un po’ antica, che di certo non passa mai di moda.
Per chi crede di avere il pollice nero, c’è una buona notizia: è una pianta rustica, generosa, e una volta radicata non chiede molto. Ma allora come si coltiva? Dove va messa per ottenere quelle fioriture spettacolari? Quanta acqua vuole davvero? E va potata? Vediamo tutto.
Indice
Cos’è l’Alcea rosea e le sue caratteristiche
Il nome botanico è Alcea rosea, ma in giardino la chiamiamo malvarosa, ed è giusto così: fa parte della grande famiglia delle Malvacee, le stesse cugine della malva e dell’ibisco. L’origine la porta lontano, anche se oggi la vediamo addirittura crescere spontanea lungo i bordi delle strade.
A colpire, lo abbiamo detto, è soprattutto la sua statura. Dalla rosetta basale di foglie partono uno o più fusti rigidi che salgono verso il cielo e arrivano facilmente al metro e mezzo, ma nelle annate buone possono spingersi anche oltre i due metri. È quello il suo punto di forza, e lungo lo stelo, poi, sbocciano i fiori: corolle ampie, a forma di coppa, che si aprono una dopo l’altra dal basso verso l’alto. Ed è una festa dei colori: bianchi, rosa, rosso intenso, viola scuro fino a tonalità quasi nere, ma anche varietà screziate, fiammate, doppie e semplici. Una piccola tavolozza.
Le foglie sono grandi, arrotondate, leggermente lobate, e al tatto sono ruvide, quasi pelose: ecco come possiamo riconoscerle anche fuori stagione. La fioritura, che è poi il momento che aspettiamo tutto l’anno, si estende grossomodo da maggio-giugno fino a settembre, con piccole variazioni in base al clima e alla varietà che abbiamo scelto. E un dettaglio carino: le api la adorano, vanno matte per il suo polline. Quindi piantarla è un modo per fare un favore al giardino e ai suoi piccoli ospiti.
Come coltivare l’alcea rosea
La malvarosa si moltiplica per seme, e da questo punto di vista è una pianta facilissima: si auto-semina anche da sola, basta lasciarla fare. La semina si fa in primavera nei climi più freddi, in autunno dove gli inverni sono miti.
Prima di coltivarla, è giusto sapere che la radice è un fittone carnoso, lungo e profondo, che scende dritto verso il basso anche di un metro. Tradotto in pratica, vuol dire che la malvarosa non ama essere spostata. Una volta che le abbiamo trovato il suo posto, è bene che lì resti. Il trapianto, per via del fittone, è quasi sempre un problema. Per lo stesso motivo, la coltivazione in vaso non è proprio la sua dimensione preferita: si può coltivare solo scegliendo contenitori profondi e varietà compatte, ma dà il meglio in piena terra
Per il resto è una pianta frugale: scegliamo per lei un terreno sciolto, ben drenato, anche non particolarmente ricco, ma meglio se lavorato e leggermente fertile. Se vogliamo darle una mano, al momento dell’impianto possiamo mettere sul fondo della buca qualche sasso o un po’ di ghiaia, giusto per essere sicure che l’acqua scoli via senza fermarsi.
Dove posizionarla
Sole, sole e ancora sole, perché questa è una pianta che necessita del pieno sole e dà il meglio nelle posizioni più luminose del giardino. Niente angoli ombrosi, niente nascondigli: lei vuole essere vista.
C’è però un’altra cosa di cui ha bisogno, e ce lo suggerisce proprio la sua altezza: il riparo dai venti forti. Con quegli steli così slanciati basta una raffica più decisa per piegarli o spezzarli, soprattutto quando sono carichi di fiori.
Ecco perché la malvarosa è perfetta da coltivare addossata a un muretto, a una recinzione, a uno steccato di legno: la struttura le fa da spalla, da scudo, e in più crea un piccolo quadretto rustico perfetto per l’outdoor. Per il resto, possiamo anche sceglierla come ultima fila delle bordure, quella più alta, oppure come macchia isolata in un prato verde: l’effetto è sempre garantito.
Ogni quanto irrigarla
Veniamo all’acqua, capitolo sul quale possiamo tirare un piccolo sospiro di sollievo. Una volta che la malvarosa è ben radicata e ha sviluppato il suo fittone, diventa una pianta molto autonoma: regge alcuni periodi di siccità e in giardino si accontenta delle piogge per buona parte dell’anno, ma il primo anno è diverso.
Una piantina giovane, con le radici ancora superficiali, va seguita con regolarità: innaffiature più frequenti e attenzione a non lasciarla mai del tutto a secco, soprattutto se l’abbiamo messa a dimora in primavera o in piena estate. Poi, con il passare delle stagioni, diventa sempre più forte.
Negli anni successivi interveniamo solo quando serve: nelle estati più torride, nei periodi in cui non piove da settimane, o se le vediamo le foglie un po’ afflosciate. Un piccolo consiglio: innaffiamo sempre il terreno alla base, mai le foglie. Il motivo è semplice, per via del suo nemico principale, la ruggine. E occhio ai ristagni: l’eccesso d’acqua fa più male della siccità.
Si deve potare?
No, la malvarosa non si pota. Non ne ha bisogno e non lo gradisce. Quello che dobbiamo fare è semplicemente accompagnarla nel suo ciclo naturale. In inverno, con l’arrivo del freddo, gli steli alti e le foglie tendono a seccarsi e a perdere il loro aspetto rigoglioso. È normale, non ci spaventiamo. A quel punto possiamo tagliare via le parti secche e quelle danneggiate, lasciando la rosetta basale a riposare al livello del terreno. La pianta attende, raccolta nel suo cespo basso, tempi migliori.
Va ricordato, però, che la malvarosa non è sempre una perenne longeva. Molto spesso si comporta da biennale: cresce il primo anno, fiorisce il secondo e poi può indebolirsi. In giardino, però, tende a riseminarsi facilmente, quindi può tornare stagione dopo stagione non tanto dalla stessa radice, quanto grazie alle nuove piantine nate dai semi caduti a terra. Forse è anche per questo che la malvarosa ha un fascino così familiare: ci accompagna sempre uguale e sempre diversa, con i suoi candelabri di fiori a presidiare il giardino come piccole sentinelle colorate.