Il Cretto di Gibellina, la monumentale opera di land art di Alberto Burri

Il Cretto di Gibellina di Alberto Burri è una straordinaria opera di land art tra le più grandi al mondo e con profondi significati simbolici.

Foto di Mirangela Cappello

Mirangela Cappello

Design e Lifestyle Editor

Web content editor e copywriter SEO oriented. Scrivo di moda, design, health & wellness dal 2012.

Pubblicato:

Chiedi a DiLei

Il Cretto di Gibellina è uno degli esempi più interessanti di land art in Italia, ma anche uno dei più grandi al mondo. Con i suoi 86mila metri quadrati di superficie, questa opera magnificente, firmata da Alberto Burri, è un bellissimo memoriale nella Valle del Belice.

Sito in provincia di Trapani, il Cretto è infatti un vero e proprio monumento in ricordo dei caduti per il terremoto del 1968. La sua storia è affascinante e lega in modo indissolubile la sensibilità dell’artista a questi luoghi, che hanno suggerito a Burri il progetto che è poi stato ultimato postumo.

Si dice che dopo l’evento catastrofico di fine anni Sessanta, il sindaco della Nuova Gibellina, sorta a 11Km dalle macerie della vecchia, avesse chiamato Burri per chiedere supporto. L’obiettivo del visionario primo cittadino era di farsi aiutare dai più grandi artisti del Novecento a trasformare il neonato centro in un’utopia artistica avanguardista.

Ma Burri, dopo aver ispezionato la nuova città, chiese di potersi recare nel sito travolto dal terremoto. È qui che ebbe l’ispirazione del Grande Cretto, immaginandolo come una mappa e allo stesso tempo un sudario bianco, investendolo dell’alto compito di mantenere viva la memoria.

Che cos’è il Cretto di Gibellina

Cretto di Burri a Gibellina
Getty Images
Il Cretto di Burri, a Gibellina, è un’opera commemorativa dai profondi significati simbolici

Il Cretto di Gibellina, conosciuto a livello ufficiale come Grande Cretto, è un’opera di land art realizzata da Alberto Burri. La prima fase di realizzazione ha inizio nel 1985, coprendo un’area di 60mila metri quadri, interrompendosi nel 1989 per mancanza di fondi.

Nel 1995, anno della morte dell’artista perugino, l’opera risultava ancora incompiuta. Per vederla completata in via definitiva dovremo aspettare il 2015, con l’estensione del progetto agli attuali 86mila metri quadri, secondo l’idea originale di Burri.

Il Grande Cretto, come accennato, si trova nel luogo in cui sorgeva Gibellina Vecchia prima del sisma che devastò la Valle del Belice nel gennaio del 1968. Per non dimenticare, Burri operò una copertura delle macerie della città con grandi blocchi di cemento bianco.

Tra un blocco e l’altro l’artista volle lasciare delle aperture che potessero riprodurre in modo fedele il disegno delle strade e dei vicoli dell’antico centro abitato. L’obiettivo era permettere al visitatore di camminare nel Cretto percorrendo la mappa della città scomparsa.

Cosa si intende per cretto

Per comprendere il significato dell’opera è utile partire dal termine stesso. In arte, il “cretto” è una superficie caratterizzata da crepe e spaccature che ricordano quelle prodotte dall’essiccazione della terra argillosa o della pittura.

Alberto Burri sviluppò questa ricerca già negli anni Settanta attraverso una serie di lavori materici chiamati appunto “Cretti”. Nel caso di Gibellina, quel linguaggio fu portato a una scala monumentale.

Le crepe passarono da semplici effetti visivi su dipinti e superfici a percorsi urbani reali, camminamenti in un territorio capace di raccontare la sua storia collettiva. La superficie spaccata di Burri è una metafora intensa e potente della frattura causata dal terremoto.

Cretto di Burri: il significato dell’opera

Il significato del Grande Cretto va però oltre la commemorazione di una tragedia. Burri non ha voluto ricostruire la città perduta né cancellarne le tracce. Ha scelto invece di conservarne l’impronta, congelandola nel tempo.

La colata bianca è una sorta di sudario architettonico per custodire le macerie sottostanti e, allo stesso tempo, rendere leggibile la forma urbana originaria. In questo senso il Cretto rappresenta sia la memoria della distruzione sia la permanenza dell’identità del luogo.

Non a caso gli studiosi interpretano l’opera come una “cicatrice” nel paesaggio: una presenza che non nasconde il trauma ma lo rende visibile e permanente. L’antica città non viene riportata in vita, ma continua a esistere sotto forma di traccia.

Cretto di Gibellina colata bianca
Getty Images
I blocchi di cemento del Cretto di Gibellina sono una mappa e un sudario bianco che tiene viva la memoria dei luoghi

Come è stato realizzato e quanto è costato

L’opera non è una semplice colata di cemento, ma un imponente lavoro di ingegneria e compattazione. Burri partì dal nucleo di macerie, che includevano i resti delle case crollate, i mobili, gli utensili e i giochi dei bambini, che furono spinti e accumulati con i bulldozer.

In un secondo momento i resti furono compattati e contenuti da una rete metallica saldata e infine coperti. Sopra il nucleo di detriti storici fu infatti colato il cemento bianco, mantenendo una dimensione dei blocchi variabile, ma con altezza quasi fissa di 1,5 metri.

Le spaccature, che riportano ai vecchi vicoli, sono larghe dai 2 ai 3 metri, permettendo il passaggio pedonale.

Per quanto riguarda l’investimento, negli anni Ottanta, i primi lotti realizzati sotto la direzione di Alberto Burri ebbero un costo di circa 4,1 miliardi di lire dell’epoca. Per rifinire gli ultimi lotti mancanti e restaurare le parti degradate dal tempo, tra il 2015 e il 2021, sono invece stati stanziati circa 2,6 milioni di euro di fondi pubblici regionali e statali.

Cosa vuole rappresentare la colata bianca che ricopre i ruderi di Gibellina

La scelta del cemento bianco non è casuale. Burri immaginava una grande distesa monocroma capace di trasformare le macerie in una forma di memoria astratta. Le rovine dovevano essere compattate, inglobate e protette all’interno dei blocchi.

Nel mentre, la superficie candida doveva regalare all’insieme una dimensione quasi sospesa nel tempo. Agli occhi di Burri, questa colata aveva l’intento di raggiungere più risultati simbolici:

  • conservare la memoria della città distrutta;
  • trasformare il dolore collettivo in un monumento permanente;
  • rendere leggibile il tessuto urbano originario attraverso le fenditure;
  • integrare il ricordo storico nel paesaggio contemporaneo.

L’effetto finale è straordinario: quello di una città pietrificata, dove l’assenza degli edifici diventa essa stessa architettura.

Cretto di Gibellina veduta alto
iStock
Con una superficie di 86mila metri quadri, il Cretto di Gibellina è una delle opere di land art più grandi al mondo

Il Grande Cretto di Gibellina: un caso unico tra arte e architettura

A distanza di decenni dalla sua ideazione, il Grande Cretto continua a essere un riferimento internazionale per chi studia arte ambientale, memoria urbana e trasformazione del paesaggio.

La sua forza risiede proprio nella trasversalità disciplinare: non è una scultura nel senso tradizionale, non è architettura abitabile, non è outsider art, come può essere Coral Castle e non è neppure una semplice opera commemorativa.

È piuttosto un territorio ridisegnato attraverso l’arte, un luogo in cui il vuoto assume lo stesso valore della materia e dove la città perduta continua a essere leggibile attraverso le sue assenze.

Per questo il Grande Cretto di Gibellina non è solo land art in senso stretto, ma una delle più radicali e affascinanti riflessioni sul modo in cui l’architettura può custodire la memoria collettiva senza ricorrere alla ricostruzione.

Cretto di Gibellina: dove si trova, come arrivare e dettagli utili

Cretto di Gibellina strada interna
iStock
Il Cretto di Gibellina ha un sistema di blocchi e fenditure che replicano le strade originarie della città vecchia prima del terremoto del 1968 nel Belice

Il Grande Cretto si trova nel territorio di Gibellina, in provincia di Trapani, nella Sicilia occidentale. L’opera occupa il sito oggi noto come Gibellina Vecchia, mentre il nuovo centro urbano è stato ricostruito a più di dieci chilometri di distanza dopo il terremoto.

La collocazione geografica è parte integrante del progetto. Burri non ha infatti trasferito il memoriale altrove, ma ha lavorato sul luogo della distruzione, trasformando il sito in una testimonianza permanente della storia del territorio.

L’area è raggiungibile in auto e dista circa 50 minuti da Trapani e un’ora da Palermo. Dal capoluogo di regione si può arrivare imboccando l’autostrada A29 fino allo svincolo di Santa Ninfa e proseguendo sulla SS119 fino a destinazione.

Quanto ci vuole per visitare il Cretto di Burri?

La visita può richiedere tempi variabili, a seconda dell’interesse per gli aspetti artistici e architettonici. Per una passeggiata essenziale va prevista circa un’ora.

Per percorrere invece con calma i camminamenti, osservare le proporzioni dell’opera e comprendere il rapporto tra il disegno urbano originario e la configurazione attuale i tempi andrebbero raddoppiati.

Le dimensioni monumentali del complesso rendono infatti l’esperienza differente rispetto a quella di una tradizionale visita museale. La percezione dello spazio cambia ad ogni passo e per cogliere davvero il progetto di Burri può servire osservarlo da varie angolazioni.

Per quanto riguarda gli orari, il Grande Cretto, in quanto opera all’aperto, è percorribile senza limiti temporali e senza biglietto. Ma trattandosi di un luogo gestito a livello locale, è sempre meglio verificare eventuali aggiornamenti attraverso i canali istituzionali del Comune di Gibellina o della Fondazione Burri prima della visita.