Il 6 settembre 2026 Tommaso Onofri avrebbe compiuto 22 anni. Sarebbe stato un giovane ragazzo come tanti, con tutta la vita davanti. La sua vita, però, fu spezzata quando era ancora bambino, ucciso crudelmente da chi lo rapì per denaro, forse persino per errore. Vent’anni dopo il giorno della morte, la madre Paola torna sul luogo in cui il suo piccolo fu ritrovato, per ricordarlo e trasformare quell’incosolabile dolore in “presenza, rispetto, amore”.
La mamma Paola torna sul luogo del ritrovamento
Fu nella strada del Traglione, tra la frazione parmense di San Prospero e il comune di Sant’Ilario d’Enza, sulle rive del torrente Enza, che, il 2 aprile 2006, fu ritrovato il corpo senza vita di Tommaso Onofri. Non aveva ancora compiuto 2 anni. Vent’anni dopo, nel giorno del compleanno di Tommaso, la comunità si riunisce per rendergli omaggio. In suo onore si trova un cippo alla memoria, che i cittadini di Parma hanno ripulito dai rifiuti.
Sul posto c’era anche Paola, la madre del piccolo Tommy, che assieme ai volontari si è presa cura del luogo che per lei raccoglie sensazioni così dolorose da lasciare un segno indelebile. “Ho bisogno di andare avanti; – ha detto in occasione del ventennale del rapimento – ricordare è importante, ma più passa il tempo e più i ricordi di quella sera sbiadiscono”.
Tommaso non c’è più, ma “rivive nelle iniziative che portiamo avanti, è un po’ come se fosse cresciuto insieme all’attività dell’associazione”. È proprio l’associazione Il Piccolo Tommy a prendersi cura della strada del Traglione, “un luogo doloroso, ma che oggi diventa anche luogo di commemorazione, di memoria e di amore, perché ciò che è accaduto a Tommy non venga mai dimenticato e perché un gesto così terribile non debba accadere mai più”.
Ripulirlo dai rifiuti, scrivono i volontari su Facebook, a corredo delle foto di mamma Paola, che continua a trovare la forza di sorridere, è il modo per tenere viva la memoria, e “tenere viva la memoria significa anche questo: trasformare il dolore in presenza, rispetto e amore. Perché Tommy continui a vivere nei nostri cuori, oggi e sempre”.
Vent’anni fa, l’assassinio di Tommaso Onofri
Alle ore 19:45 del 2 marzo 2006, nel casolare di Casalbaroncolo della famiglia Onofri, che lì ci era arrivata da poco, saltò la luce. Uscito per controllare il contatore, Paolo Onofri fu assalito da due uomini incapucciati, che si introdussero in casa e, dopo aver sotratto tutto il denaro riuscito a trovare, portarono via Tommaso, il più piccolo della famiglia. I genitori e il fratello maggiore Sebastiano, che allora aveva 8 anni, furono lasciati soli, al buio, con mani e piedi legati.
Furono indagini strazianti, che coinvolsero l’intero Paese. Nessuno riusciva a immaginare chi e perché avrebbe potuto fare qualcosa del genere. Gli Onofri erano una famiglia onesta, una famiglia normale, anche dal punto di vista economico. Eppure due degli operai che lavorarono per loro alla ristrutturazione del casale si convinsero che fossero danarosi, abbastanza da poter estorcere una somma considerevole sottraendo loro il bene più prezioso.
Mario Alessi e Salvatore Raimondi, gli autori del delitto, non erano però dei criminali esperti. In preda al panico, già dopo poche ore dal rapimento, uccisero il piccolo Tommaso, nascondendo il corpo in una zona boscosa poco fuori città. Fu soltanto dopo un interminabile mese di asfissiante attesa ed estenuanti ricerche che Raimondi e Alessi confessarono, svelando la morte di Tommaso. Un assassinio che continua a far tremare per l’inutile crudeltà.