A 25 anni le viene il ciclo durante la maratona, Li Meizhen non si ferma e finisce la gara per tutte noi

Li Meizhen ha deciso di continuare a correre la sua maratona nonostante le fosse venuto il ciclo. E ci ha reso tutte più libere.

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Valentina Vanzini

Content Editor e Lifestyle Specialist

Cacciatrice di storie, esperta di lifestyle e curiosa per natura. Scrivo con e per le donne. Autrice del bestseller Mia suocera è un mostro.

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Le mestruazioni che arrivano all’improvviso, durante la maratona, e la scelta di non fermarsi per abbattere ogni tabù. Li Meizhen è la protagonista di una vicenda che ha fatto il giro del mondo e che è diventato un esempio della necessità di cancellare lo stigma e la vergogna che spesso circolando il ciclo mestruale.

La maratona di Li Meizhen: al traguardo con il ciclo

25 anni e una passione per lo sport, Li Meizhen stava correndo la Hengshui Lake Marathon. Arrivata al trentaquattresimo chilometro della gara, la giovane atleta è stata colta dall’arrivo improvviso del ciclo mestruale, proprio quando le mancavano solamente otto chilometri da percorrere per raggiungere il traguardo.

A quel punto Li Meizhen si è trovata di fronte ad una scelta: fermarsi a causa del ciclo oppure continuare la sua gara. Lei non ci ha pensato due volte e ha proseguito la corsa, mentre il sangue le rigava le cosce. Con una straordinaria forza di volontà e una determinazione unica, la giovane fondista ha continuato a percorrere chilometri, sino a tagliare il traguardo, piazzandosi al sedicesimo posto con un tempo di 2 ore, 35 minuti e 7 secondi.

Fermarsi, d’altronde, avrebbe significato rinunciare e dover affrontare una nuova gara, perdendo tutto il vantaggio ottenuto, per via dell’imprevisto. Le immagini della gara, dove vediamo Li Meizhen che continua a correre, nonostante il sangue le scorra sulle gambe, hanno fatto il giro del mondo e in breve tempo sono diventate un simbolo della liberazione per tante donne che vivono ancora le mestruazioni come “qualcosa da nascondere”, anziché un fenomeno biologico naturalissimo.

“Se avessi rinunciato, questo avrebbe significato dover correre un’altra maratona”, ha spiegato lei poco dopo sui social, dimostrandoci quanto sia essenziale sentirsi libere di svolgere qualsiasi attività, nonostante le mestruazioni, senza lasciarsi in alcun modo condizionare dalla paura del giudizio degli altri e dalla vergogna.

Il tabù delle mestruazioni: grazie Li Meizhen per averci liberate

Nello sport, come nella vita quotidiana, da sempre le mestruazioni sono circondate da un’aura quasi di vergogna e paura. Il timore di sporcarsi, di mostrare quel sangue o di parlare apertamente di questa condizione, hanno sempre caratterizzato un momento che è parte integrante della vita di ogni donna e che è – lo ripetiamo ancora – assolutamente naturale.

Perché, diciamoci la verità, la società – e non le donne – ha un problema con le mestruazione. E da sempre. Noi dobbiamo farci per forza i conti ogni mese eppure sembra che sia una colpa, uno stigma che ci portiamo dietro. Un processo che affonda le sue radici della storia antica e in una visione che per secoli ha considerato le mestruazioni un sintomo di debolezza e un motivo di esclusione sociale.

Nell’antichità, così come nel Medioevo, il sangue mestruale veniva considerato impuro e tossico, capace persino di “poteri distruttivi”. In Epoca Vittoriana il ciclo era valutato come una malattia, con sintomi come debolezza non solo fisica, ma anche intellettuale. Tale da giustificare in qualche modo l’esclusione delle donne da lavoro e istruzione.

Per non parlare delle religioni che hanno spesso marchiato la donna con le mestruazioni come impura e da allontanare. Negli secoli abbiamo interiorizzato queste idee e le abbiamo in qualche modo assorbite, imparando a nascondere ciò che era visto come una vergogna. Il sangue mestruale è stato spesso relegato nell’ombra, nascosto e accompagnato da un sentimento di imbarazzo.

Ed è così che ci siamo ritrovate spesso a nascondere gli assorbenti prima di andare in bagno e dare strani nomignoli alle mestruazioni, anziché chiamare con il loro nome. Ed è forse da qui che è partita Li Meizhen, dalla voglia di non avere più paura. Dalla necessità impediente di non lasciarsi fermare dalla vergogna e da qualcosa che fa parte di lei, ma che le hanno chiesto di nascondere. In quei chilometri percorsi con il sangue fra le gambe ha realizzato un atto di ribellione, gridando al mondo che le mestruazioni esistono e non dobbiamo vergognarcene. E finalmente ci ha reso libere. Tutte, nessuna esclusa.