Sembrava che stesse andando tutto per il meglio. Un film sulla Magnani, Anna, il Nastro d’Argento un Globo d’Oro e il lavoro che procedeva spedito verso grandi progetti futuri e imminenti. Quando Monica Guerritore ha deciso di condividere sui social la sua battaglia contro la malattia, raccontando senza filtri né pietismi di aver affrontato sei cicli di reattiva e dura chemioterapia, il pubblico si è stretto attorno a una delle interpreti più amate del nostro teatro e del nostro cinema. Ma in questo racconto di sofferenza e rinascita, che ha tenuto per sé fino alla fine del percorso terapeutico, la risposta profonda è arrivata dall’affetto della sua famiglia, che le è rimasta a fianco nei momenti più delicati.
Il racconto della malattia e la forza di Maria Lavia sui social
A corredo del video in cui la grande attrice rivela con encomiabile coraggio il percorso clinico affrontato nelle ultime settimane, è apparsa la dedica di una delle sue figlie: “Fiera figlia di una madre indomita“. A scriverlo, a commento della clip, è stata Maria Lavia, la figlia nata dal lungo legame sentimentale e artistico tra Monica Guerritore e Gabriele Lavia. Un pensiero breve, che ha raccolto l’essenza stessa con cui l’artista ha deciso di affrontare la diagnosi del tumore e le cure invasive necessarie perché rientrasse un valore fuori norma.
Non si tratta della prima volta che la Guerritore incrocia sulla sua strada l’ombra della malattia, ma la determinazione con cui sceglie di esporsi – mostrando anche i segni fisici della terapia – trasforma la sua fragilità personale in un messaggio pubblico di speranza. Maria Lavia, guardando la madre affrontare la tempesta a testa alta, ne ha riconosciuto la statura di una donna mai domata dagli eventi, che porta sul palco della vita la stessa fierezza dimostrata per decenni sui palcoscenici di tutta Italia.
L’insegnamento di Monica Guerritore: rompere il tabù della malattia
Il commento della figlia di Monica Guerritore ci spinge a riflettere sul modo in cui la società e il mondo dell’arte affrontano il tema della salute. Per troppo tempo la malattia, e in particolare il cancro (che praticamente non veniva nemmeno nominato), è stata raccontata con metafore belliche o coperta da un velo di timoroso silenzio. A questo punto, scegliere la sincerità, condividendo i sei cicli di chemio senza nascondere il peso di quella fatica, equivale ad abbattere un tabù che ancora oggi schiaccia migliaia di persone.
La risposta di una figlia che si dice “fiera” dà alla parola “malattia” il rispetto che merita, spogliandola della vergogna. Monica Guerritore ha offerto la sua testimonianza come atto di condivisione e di forza emotiva. Per mesi, come lei stessa ha raccontato, si è nascosta dietro una parrucca un po’ sbarazzina ma con la consapevolezza che il corpo può affaticarsi, la pelle può segnarsi, ma la scintilla interiore e la dignità di chi affronta la vita con coraggio restano del tutto inattaccabili. Oggi il valore oltre i limiti è rientrato, Monica sta bene, ma è certa che – dopo questo cammino – non potrà tornare a essere quella di prima. E non è detto che sia un male.