Ambra Sabatini, la forza della vita e il coraggio di rinascere

Un incidente in scooter, l'amputazione di una gamba: di motivi per buttarsi giù Ambra Sabatini ne aveva. E invece ha scelto di correre

Ambra Sabatini è una persona speciale, di quelle che diventano esempio per gli altri, destinate a rappresentare la vita, nella sua accezione più pura e forte. Quello stesso destino che togliendole un tipo di esistenza, ha fatto nascere una persona nuova, non diversa, ma unica.

Unica come solo alcune persone sanno essere.

Ambra ha battuto il record mondiale dei 100 metri nella categoria T63, quella in cui corrono gli atleti che hanno subito un’amputazione sopra il ginocchio. Il tempo di 14”59 le ha permesso di strappare il primato ottenuto nel 2015 da un’altra italiana Martina Caironi. Una storia che ha dell’incredibile, se si pensa che lei, la Sabatini, ha solo 19 anni e che l’incidente che l’ha vista perdere la gamba è stato appena due anni fa.

“Ambra ha bruciato i tempi: la sua forza di volontà, unita al lavoro dell’allenatore Jacopo Boscherini, è stata incredibile”, ha raccontato il padre alla Nazione.

Toscana di Porto Ercole, la giovane ha sempre avuto una passione per l’atletica. Stava andando proprio ad allenarsi, accompagnata in scooter dal padre, quando un’auto ha invaso la loro corsia travolgendoli. In quel letto dell’ospedale Careggi, a Firenze, Ambra avrebbe potuto buttarsi giù, rimanere aggrappata alla vita di prima, quella che le è stata strappata via in un istante. E invece ha scelto l’altra strada, quella più difficile, quella in cui ci si rimbocca le maniche e si pensa a un’alternativa.

“Certo che ho avuto qualche momento di sconforto – racconta in un’intervista al Corriere -, ma la vita è troppo bella per essere vissuta con rassegnazione. A volte ci si butta giù per piccole cose. A me ne è successa una grande. Mollare lo sport, però, è sempre stato fuori discussione”.

E grazie allo sport Ambra si è rimessa in pista, in tutti i sensi. Già in ospedale cercava di documentarsi sulle protesi più adatte per correre, pensando a chi, come lei, aveva avuto lo stesso destino e aveva vinto: Bebe Vio e Alex Zanardi, che ha avuto modo di conoscere.

“Lui mi ha mandato un videomessaggio di incitamento dopo l’incidente, poi ci siamo sentiti ed è stato super carino. Spero si riprenda presto e di poterlo incontrare”, dice del campione.

Ora è lei a essere d’esempio per tanti, per la forza con cui ha affrontato l’amputazione, per il coraggio di mordere la vita e la voglia di arrivare alle Paralimpiadi in Giappone.

“Ricordo il momento in cui ci ha detto: non piangete, mi metterò la protesi più bella del mondo e tornerò a correre e a fare bellissimi risultati”, racconta il padre Ambrogio.

“Non si sa mai quanto si può essere coraggiosi finché non ti succedono certe cose. Io sono convinta che la vita sia un po’ decisa dal nostro destino, ma quel destino te lo devi scrivere tu”, dice Ambra. E lei quel destino ha già iniziato a riscriverlo.

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