Adolescenti allo specchio

Un corpo quasi estraneo, un’immagine che non riflette più una bambina, ma neanche una donna. Quello che la fanciulla in fiore osserva allo specchio non le piace: qualche chilo in più proprio nei punti "sbagliati", una leggera peluria che ombreggia il volto, i seni che stanno sbocciando stranamente uno più dell’altro, la pelle lucida, di colpo imperfetta.

Che cosa mi sta succedendo?". Curiosità, imbarazzo, ma anche un po’ di angoscia: quella semplice domanda spesso racchiude la difficoltà di accettare una nuova immagine di sé, il rifiuto di un corpo che si fa fatica a riconoscere come proprio, la paura di non piacere più agli altri. La lenta metamorfosi che accompagna gli anni dell’adolescenza, insomma, scatena piccoli terremoti biologici ed esistenziali, che spesso vengono superati in modo naturale e indolore. Ma non sempre tutto viaggia senza intoppi sul doppio binario psico-fisico.

Di fronte a un ostacolo, il corpo e la mente lanciano precisi segnali d’allarme, che i genitori devono essere pronti a captare per correggere il tiro al più presto, evitando conseguenze anche serie. Abbiamo chiesto alla dottoressa Metella Dei di aiutarci a capire quando la situazione è sotto controllo e quando, invece, è il caso di preoccuparsi. Sarà colpa del mito contemporaneo secondo cui bellezza fa rima con magrezza, resta il fatto che il problema del peso corporeo è forse quello più sentito dalle adolescenti di oggi, filiformi o cicciottelle che siano. Al di là dei discutibili canoni estetici, quando una diminuzione/aumento di peso sono fisiologici e quando sono la spia che qualcosa non va? Durante la maturazione puberale e nei quattro anni successivi alla prima mestruazione (menarca), un lieve aumento di peso legato al variato equilibrio metabolico è del tutto naturale, anzi necessario a un organismo che deve affrontare il nuovo assetto ormonale. Questo leggero incremento di massa grassa, infatti, serve proprio per garantire il corretto funzionamento del meccanismo che regola il ciclo mestruale.
Il problema per le ragazze è che il grasso "estrogenico" va ad accumularsi proprio nei punti critici della femminilità, ovvero a livello delle cosce, dei glutei e dei fianchi. Per questo, è facile che scatti il desiderio di tenere sotto controllo l’aumento di peso con la dieta e lo sport. Un comportamento che accomuna quasi tutte le ragazzine e che non deve destare preoccupazioni, a patto che non superi certi limiti. Un controllo del peso più accentuato, che diventa ossessivo e dunque incontrollabile, tradisce la volontà di controllare tutti i cambiamenti che il corpo subisce per diventare adulto. E’ qui che si trova il confine tra normale e patologico. E’ a questo punto che squilla il campanello d’allarme, perché un disturbo alimentare è in agguato.
Quando è il caso che i genitori portino la ragazzina dal medico?
Quando scatta una sorta di conto alla rovescia inarrestabile dei chili nelle ragazzine che hanno un indice di massa corporea, cioè un rapporto peso/altezza, perfettamente nella norma. In questo caso, i genitori devono osservare soprattutto l’atteggiamento che sta dietro al desiderio di dimagrire: quanto è rigido, quanto è grave, se è reattivo a qualcosa.

La prima spia che deve allertare è un’estrema rigidità, la ferrea volontà di perseguire i propri obiettivi "dimagranti", di non demordere sul fronte cibo. E poi ci sono altri comportamenti sospetti, come evitare certi appuntamenti familiari a tavola, il non essere mai a casa all’ora dei pasti, la tendenza a mangiare in isolamento. La conferma di un problema più serio, poi, è il vomito nascosto, che tuttavia genitori attenti prima o poi scoprono. A questo punto è fondamentale chiedere un aiuto esterno all’ambito familiare, perché non sono né la mamma né il papà a poter guarire un disturbo di questo tipo. E non è affatto saggio aspettare, perché prima si interviene più facile è uscirne.

Il medico come fa a valutare se la situazione è grave?
Prima di tutto con un colloquio. Una buona anamnesi, meglio se fatta senza la presenza inquisitoria dei genitori, e un buon esame obiettivo aiutano più degli esami del sangue. E’ raro che un disturbo alimentare come l’anoressia venga diagnosticato solo sulla base di analisi di laboratorio. Solo quando la ragazzina non parla e non si riesce a delineare il quadro della situazione alimentare si fa leva su alcuni parametri oggettivi che possono denunciare un disturbo alimentare nascosto. Il problema del sovrappeso spesso non arriva da solo, ma in compagnia di due altri nemici acerrimi delle adolescenti: l’acne e l’irsutismo, cioè la crescita di peli in sedi anomale. Come mai questi disturbi vanno a braccetto? Perché sia il sovrappeso, in particolare nella forma in cui il grasso si localizza a livello addominale, sia l’acne sia l’irsutismo possono avere origine da problemi di tipo endocrino, in particolare dall’ovaio policistico. Questo disturbo, infatti, implica – chi più chi meno – una lieve tendenza al sovrappeso e alle manifestazioni tipiche da eccesso di androgeni (ormoni maschili): l’acne, la seborrea, la crescita di peli sulla linea mediana (il mento, il solco tra i due seni, l’ombelico, il pube, la zona alta dei glutei).

Quando queste manifestazioni, pur sempre fastidiose, sono fisiologiche e quando sono il sintomo di un problema più serio?
E’ sempre una questione di misura. Un lievissimo aumento della peluria nei primi anni post-menarca è normale, così come possono essere fisiologiche l’acne e la seborrea, determinate dalle modificazioni di attività della surrene, la ghiandola endocrina deputata all’omeostasi nei confronti dell’ambiente esterno e alla risposta allo stress. Ma in presenza di un’acne che resiste ai trattamenti, di peluria ingravescente o di accumulo di peso non motivato nei primi anni dal menarca, il tutto accompagnato da irregolarità mestruali, diventa necessario indagare. E anche affrontare il problema "esteriore", che coinvolge il piano delle relazioni sociali e interpersonali: i trattamenti estetici possono aiutare molto e il genitore che considera la ragazzina "troppo piccola per certe cose" dovrebbe superare inutili pregiudizi. Una ceretta o un trucco sapiente possono restituire alla fanciulla la fiducia in sé ed evitare complessi poi difficili da cancellare.

In caso di problemi endocrini e ovaio policistico ci vuole, comunque, il medico?
Sì, ma prima di tutto ci vuole una diagnosi. Non tutti i problemi di acne e irsutismo sono riconducibili alla sindrome dell’ovaio policistico e anche in questo caso specifico non sempre è necessaria una terapia farmacologia, perché spesso sono più che sufficienti semplici modificazioni dello stile di vita, a tavola e con l’attività fisica per esempio. Per una diagnosi differenziale, è necessario un’analisi ormonale completa (esame del sangue per i dosaggi ormonali) e un’accurata ecografia pelvica. Con il quadro preciso in mano, il medico può decidere se è il caso di intervenire con una terapia ormonale. In casi selezionati, poi, possono essere prescritti farmaci in grado di agire sulla sensibilità all’insulina. Simbolo di femminilità per eccellenza, non c’è ragazzina che non aspetti con impazienza la crescita del "petto", sfoggiato o invidiato, sempre troppo poco quasi mai troppo. La delusione di vedere allo specchio mammelle asimmetriche, cioè di dimensioni diverse, deve essere dunque cocente…

I casi di asimmetria mammaria sono piuttosto frequenti. E’ un problema che salta fuori proprio con la pubertà, perché prima naturalmente è "invisibile", ed è vissuto in modo molto soggettivo da persona a persona. Ma per alcune ragazzine rappresenta una vera tragedia, soprattutto se la differenza tra i due seni è molto netta. Ora, infatti, quando è indicata la chirurgia estetica, la tendenza è di intervenire abbastanza precocemente, anche prima dei canonici 18-20 anni, perché l’impatto psicologico può essere molto pesante quando c’è una situazione di non accettazione del problema.

Questa asimmetria non si può risolvere spontaneamente una volta terminato lo sviluppo?
No, non si risolve da sola. L’asimmetria si stabilizza entro i primi due o tre anni dal menarca: se è lieve, si può tentare di fare qualcosa di correttivo, per esempio lavorando sui muscoli pettorali, ma si può ottenere un risultato davvero minimo. Se il problema è più evidente, o interviene un processo di accettazione oppure l’unica strada è l’intervento chirurgico.

I genitori come possono aiutare la ragazzina a superare il "dramma"?
Considerando il problema come tale, cioè valutandolo oggettivamente, ma anche come viene vissuto, senza ignorarlo o minimizzarlo. Il punto è che spesso un complesso come questo viene nascosto agli stessi genitori, quindi resta inespresso. Questo è molto rischioso, perché c’è un malessere negato che può venire fuori a distanza o manifestarsi con altri sintomi legati all’accettazione di sé, come un disturbo del comportamento alimentare.

Con la consulenza della Dr Metella Dei Ginecologa-Endocrinologa, Servizio di Ginecologia dell’Infanzia e Adolescenza, Università degli Studi, Firenze

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Adolescenti allo specchio