Al Super Bowl 2026 non è andato in scena soltanto uno degli halftime show più discussi degli ultimi anni. È successo qualcosa di più sottile, più stratificato, più emotivo. E dentro quel racconto – politico, popolare, spettacolare – si è inserita Lady Gaga, con una comparsa a sorpresa accanto a Bad Bunny, capace di trasformare un momento musicale in una vera dichiarazione di stile, identità e appartenenza.
La cantante è salita sul palco nel cuore dello show di Bad Bunny, regalando al pubblico una versione inedita, dal sapore big band, di Die With a Smile, il brano inciso nel 2024 con Bruno Mars. Una performance breve ma densissima, costruita con una cura visiva che – come spesso accade quando c’è di mezzo Gaga – racconta molto più di quanto sembri.
Questa volta, però, non si è trattato di stupire. Si è trattato di scegliere con precisione millimetrica cosa dire, come dirlo e, soprattutto, come vestirlo.
Super Bowl 2026, Lady Gaga dentro un abito che parla di Porto Rico
L’ingresso di Lady Gaga arriva circa a metà dello show di Bad Bunny, davanti alle oltre centomila persone presenti al Levi’s Stadium, e a più di cento milioni di spettatori collegati in diretta. La prima cosa che colpisce non è la voce – pur impeccabile – ma la costruzione del look.
Gaga indossa un abito su misura color sky blue, realizzato da Luar, il marchio fondato dal designer dominicano-americano Raul Lopez. Non si tratta di un semplice vestito da performance: è un capo altamente concettuale, progettato per muoversi, per vibrare sotto le luci dello stadio e per dialogare con il racconto dello show.
La silhouette è fluida, costruita con una lavorazione in bias pleating – una plissettatura obliqua, morbida, quasi liquida – che accompagna ogni passo senza mai irrigidirsi. La linea scivola sul corpo, lasciando che il tessuto si apra e si richiuda come un ventaglio, evocando con discrezione l’immaginario del flamenco senza trasformarlo in costume.

Il colore, un azzurro cielo chiarissimo, è studiato per emergere sul verde del campo, ma anche per contrastare con il rosso acceso degli accessori: tra questi, il dettaglio più potente è posato direttamente sul cuore. Un piccolo bouquet di fiori applicato al busto, tra cui spicca un ibisco rosso. Non è un vezzo decorativo. L’ibisco è il fiore simbolo di Porto Rico. Ed è lì, esattamente sopra il petto, come un sigillo.

L’Halftime Show di Bad Bunny con Lady Gaga: la performance trasformata in atto scenico
Die With a Smile, nella sua versione originale, ha un’anima pop soul molto riconoscibile. Sul palco del Super Bowl 2026, invece, la canzone viene completamente rielaborata.
La band dal vivo introduce un arrangiamento big band, con fiati in primo piano e un tempo più morbido, quasi cinematografico. Lady Gaga canta da sola – Bruno Mars non è presente – ma la sua interpretazione è volutamente meno virtuosistica, più trattenuta, più narrativa. Bad Bunny entra in scena accanto a lei durante il brano, balla con lei sul campo, senza rubare spazio vocale. È una danza leggera, fatta di pochi passi, di sguardi, di piccoli scarti laterali. Non c’è coreografia invasiva. È una presenza.
E proprio in questo dialogo fisico, minimale, si costruisce uno dei momenti più eleganti dell’intero halftime show. Attorno a loro, lo stadio è già diventato altro.
Lo spettacolo di Bad Bunny è costruito come un piano sequenza narrativo di tredici minuti. Si apre con l’artista che cammina in mezzo a un campo di canne da zucchero, attraversando una comunità fatta di venditori ambulanti, tavoli da domino, famiglie, bambini. Non è scenografia folkloristica. È una dichiarazione.

Nel corso della performance compaiono ballerini di ogni provenienza, coppie vere che si sposano in diretta sul campo – una richiesta reale arrivata a Bad Bunny da due fan –, tecnici dell’elettricità, riferimenti ai blackout cronici di Porto Rico dopo l’uragano, un televisore che trasmette il discorso pronunciato ai Grammy.
In una delle scene più toccanti, un bambino guarda quel discorso. Bad Bunny si avvicina, gli consegna simbolicamente il suo Grammy e gli dice di credere in se stesso. Una biografia compressa in pochi secondi, se si pensa che solo dieci anni fa Benito Martínez Ocasio imbustava la spesa in un supermercato.
Il crescendo finale è una sfilata di ballerini con le bandiere di tutti gli Stati americani. E poi di tutto il continente. Sul tabellone compare la frase: “L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore”.