Truffe affettive: se le riconosci, le eviti

Facile dire "a me non succede". Gli scammer riescono a insinuarsi nella vita della vittima facendo leva su vulnerabilità, desideri e insicurezze molto comuni.

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Veronica Colella

Sex Editor

Content writer con una laurea in Scienze antropologiche e un passato tra musei e archivi. Scrive di sessualità e questioni di genere da un punto di vista sex positive.

Il fenomeno delle truffe affettive – conosciute anche come romance scam o truffe sentimentali – non risparmia nessuno. A cascarci sono uomini e donne, giovani e meno giovani, a prescindere dal livello di istruzione e dalla professione. Si conosce una persona online, si entra in confidenza, ci si innamora per poi scoprire di essere stati presi di mira da un professionista.

Come altri cybercriminali i truffatori potrebbero cercare di carpire informazioni o avere accesso a conti e carte, account di PayPal incluso, ma spesso e volentieri puntano a farsi inviare somme di denaro con la promessa di restituirle appena possibile. E poi ci sono le varianti dell’investimento in criptovalute o del trading online, in crescita dal 2021: prima si mostrano capaci ed esperti, poi si offrono di insegnare i loro segreti. Dopo aver visto i primi guadagni, le vittime sono invogliate a riprovare alzando la posta – e se sono titubanti arrivano le prime insistenze, poi le pressioni. Ma come fanno a essere così convincenti? Ne abbiamo parlato con il dottor Davide Algeri, psicologo e psicoterapeuta a Milano.

I segnali da non trascurare

Alcuni truffatori si lasciano riconoscere più facilmente di altri. Sono quelli che si affidano a un chatbot per contattare più potenziali vittime per volta, generando messaggi molto vaghi e pieni di ripetizioni o frasi fatte. Se poi cercano di farvi cliccare su un link esterno dopo le prime generiche risposte, allora avrete la conferma che non state parlando con una persona in carne e ossa.

Poi ci sono quelli che usano le stesse tecniche dei catfish, creando identità usa e getta per l’occasione. Se siete state contattate su un social o su una app di incontri, occhio al profilo: diffidate di quelli con pochi contatti e pochissime interazioni, o poco coerenti con quello che hanno raccontato di sé. «La prima cosa da fare per proteggersi è raccogliere informazioni, quante più possibili. Oggi è raro che una persona non abbia una presenza social, a meno che non abbia una personalità evitante, e questo aiuta a farsi un’idea della persona con cui state parlando» consiglia lo psicologo. «Se qualcosa non vi torna nel loro modo di porsi o nella conversazione, non esitate a farvi domande e cercare riferimenti su quello che vi racconta, o sull’autenticità delle sue foto». Sapevate che si possono effettuare ricerche con Google anche a partire da un’immagine? Provate a cercarla e vedere se compare altrove.

Un altro comportamento sospetto è quello di chi dopo i primi convenevoli vi chiede subito di proseguire altrove, possibilmente su Skype, Viber, Telegram o WhatsApp. Perché tanta fretta? Meglio non essere troppo accondiscendenti, anche a costo di fare la figura di quella troppo rigida.

Un profilo cucito su misura

Più difficile riconoscere i professionisti della truffa che sanno come entrare nelle grazie delle vittime. Prima le studiano a fondo, poi recitano il copione che più corrisponde alla loro sensibilità. Si fingono soldati al fronte, missionari, imprenditori, modelle, padri o madri single. E rispetto a chi “pesca a strascico”, questi scammer sono molto più attenti a offrire informazioni riscontrabili, almeno in apparenza.

«Il profilo stesso in questo caso è costruito in linea con il bersaglio, cercando di intercettare i suoi bisogni e i suoi desideri. La prima impressione è che sia tutto troppo bello per essere vero, ma il sospetto viene superato perché ricevere queste attenzioni è gratificante, fa sentire bene» spiega il dottor Algeri. Magari qualche dettaglio non torna – l’accento, qualche errore di ortografia, si fa sentire poco a voce o in video perché ha problemi con il microfono o con la telecamera – eppure si finisce per rimanere affascinate, a non vedere l’ora di sentirlo di nuovo.

Le tecniche di manipolazione

Se è tanto facile cascarci, è perché i truffatori utilizzano tecniche di manipolazione che fanno leva su insicurezze e paure. «Una tecnica molto efficace per vincere le resistenze delle vittime è il lovebombing, lo stesso che usano i narcisisti o i bambini piccoli che vogliono prendere i genitori per stanchezza. Si tratta di una manifestazione d’affetto martellante, spesso caratterizzata da gesti o dichiarazioni esagerate e da un’eccessiva spinta all’impegno. Le vittime ideali sono le persone con bassa autostima: chi la impiega gioca spesso sulla paura dell’abbandono, sul bisogno di essere visti e valorizzati».

Una volta conquistata la fiducia della vittima, il truffatore inizia con le richieste. Magari ha bisogno di un biglietto aereo per un funerale, o si è messo nei guai. Oppure ancora ha scoperto di avere malattie che richiedono esami urgenti o interventi costosi, è disperato e non sa a chi altro chiedere. «Inventare imprevisti permette di far leva su più emozioni. L’amore, perché la vittima per timore di perdere quel legame speciale è disposta a dargli quello che gli serve; la paura e la confusione, perché la tecnica psicologica dell’urgenza non lascia il tempo di riflettere ma sollecita una risposta emotiva e infine il senso di colpa, perché c’è sempre il dubbio che stia dicendo la verità. C’è una componente di ricatto emotivo di cui spesso la vittima si accorge solo dopo che ha già dato tanto, perché i truffatori sono bravi a manipolare e nascondere la realtà» prosegue lo psicologo.

Mai abbassare la guardia

Per tutelarsi, è importante fare caso al modo in cui l’altro sonda il terreno. Più ci si frequenta, più è naturale condividere dettagli della propria vita. Anche se non ci si lascia andare a confidenze troppo intime, chiacchierando capita di svelare tante informazioni personali che al momento ci sembrano di poco conto. Purtroppo, anche queste innocenti confessioni possono rappresentare un rischio. Soprattutto se ci rendiamo conto che non sono del tutto spontanee.

«Cadere in queste trappole è facile perché tendiamo a fidarci delle persone, quando conosciamo qualcuno non stiamo a fare tante dietrologie. Ma quando una persona fa tante domande e racconta poco di sé – o comunque offre solo dettagli volti a fare colpo o suscitare compassione e simpatia – tutta questa gratuità di attenzioni dovrebbe far accendere qualche spia» prosegue l’esperto. «Un altro campanello d’allarme, come dicevamo a proposito del lovebombing, sono le promesse esagerate: anche se questa persona fosse realmente innamorata, chi dopo poche settimane parla già di matrimonio o di convivenza sta correndo troppo. I progetti concreti per una vita insieme si fanno dopo essersi frequentati dal vivo e non prima». Confidarsi con un’amica potrebbe essere d’aiuto, sia per avere una seconda opinione che per trovare appoggio in caso si subissero le prime pressioni.

«Un altro fattore di protezione può essere lavorare sulla propria autostima. La paura di rimanere soli, la tendenza a svalutarsi o costruire il proprio valore sul fare per gli altri sono tutte fragilità su cui i manipolatori possono fare leva. Prendersi cura di sé aiuta a rafforzare le proprie difese emotive, sia online che offline» conclude lo psicologo.