Dacrifilia, eccitarsi quando il partner piange

Quella sottile relazione tra dolore e piacere, e il gioco di ruoli tra chi domina e chi è dominato

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Alfonsa Sabatino

Lifestyle e Sex editor

Da anni ricopre la professione di giornalista pubblicista e ufficio stampa, come freelancer. Di recente, sta esplorando il mondo dei podcast, per dare nuova forma ai suoi approfondimenti. Per DiLei si occupa di sessualità, benessere e lifestyle.

La dacrifilia è una parafilia, cioè una perversione sessuale, che consiste nel provare piacere quando si vede il partner piangere. Sembra paradossale associare il pianto, che convenzionalmente e nell’immaginario comune è associato alla tristezza e al dolore, al piacere; eppure la sottile relazione tra sottomissione e godimento è alla base di diverse pratiche sessuali non convenzionali.

Di cosa si tratta

La parola dacrifilia deriva dal greco antico: δάκρυ (dákru, “lacrima”) e φιλία (philìa, “amore“) e indica proprio il piacere di fronte al pianto. Come in quasi tutte le condotte sessuali, è molto difficile generalizzare e non sempre questa attitudine è vissuta allo stesso modo da tutti e tutte. Difficilmente chi vive la dacrifilia arriva a provocare il pianto ed è altrettanto raro che il solo pianto arrivi a determinare il piacere estremo e il raggiungimento dell’orgasmo. È un meccanismo che fa scattare l’eccitazione, a cui però quasi sempre seguono altre pratiche sessuali. Inoltre, per il dacrifilo non è importante la causa che ha scatenato il pianto, ed è indifferente che siano lacrime di gioia, di dolore o stanchezza, perché allo stesso modo aprono la relazione di tenerezza, accudimento, consolazione e sottomissione. A differenza di altre parafilie, la dacrifilia può essere anche passiva e in questo caso la persona che piange prova piacere. La motivazione in questo caso sta nel cervello e negli ormoni: le lacrime portano a un cambiamento emotivo, vengono rilasciate endorfine che incrementano il tono dell’umore dell’individuo.

Dominante e dominato

Certamente il legame tra dolore e piacere è molto più comune e apprezzato di quanto si pensi: il sesso sadomaso, o BDSM (Bondage, Dominazione, Sadismo, Masochismo), è proprio quel delicato equilibrio di sofferenza, piacere e godimento tra chi domina e chi è dominato. “Alla base del sesso sadomaso – ci aveva spiegato Fabrizio Quattrini, docente presso l’Università Studi dell’Aquila e Presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica di Roma – c’è la ricerca di una relazione tra DOM, dominatore/trice, e SUB, sottomesso/a. Le configurazioni possono essere molte, anche estreme e fantasiose, dove alla persona sottomessa è richiesto un comportamento di quasi umiliazione, e la persona dominante possiede la persona sottomessa, magari costretta da corde e lacci. È un gioco di ruoli, che non ha nulla di stabilito, per cui il sottomesso può diventare dominante e viceversa”.

La disparità

Anche nella dacrifilia l’elemento centrale è la disparità: uno dei due partner si trova in una posizione di fragilità e sensibilità, piange; mentre l’altro assume il ruolo di dominatore, consolatore. L’affermazione del proprio potere e del proprio controllo e di superiorità innesca le fantasie dacrifiliche. Chi soffre di dacrifilia, nel momento in cui vede le lacrime del partner, è felice di poterlo soccorrere e di aiutarlo in quel momento difficile; non per empatia o affetto, ma piuttosto per sentirsi indispensabile. Questo vale sia per l’uomo che per la donna.

Il profilo del dacrifilo

Non si hanno molti dati rispetto a questa parafilia, perché in pochi ancora ne parlano. Il tema era stato sdoganato in Europa con il film spagnolo di qualche anno fa “Kiki e i segreti del sesso”, in cui una delle protagoniste è una giovane donna che prova eccitazione quando vede il compagno piangere. Eppure i tabù rispetto alle forme di sesso non tradizionali sono ancora tanti. Secondo gli esperti e gli psicologi, la dacrifilia è un meccanismo che scatta nella persona che vuole dominare e controllare ogni cosa, che vuole esercitare il controllo sul partner, cercando di controllare anche i suoi stati di umore o di essere determinante nel modificarli.

Il gioco

All’interno della coppia è possibile che ci sia un’apertura tale da prevedere dei momenti di gioco e teatralità, persino nel sesso. Vuol dire mettere in scena delle situazioni di pianto, nel dolore e nella gioia, in modo condiviso; recitato appunto. Fa parte della sperimentazione e fantasia, in una ricerca di giochi di ruolo erotici e sensuali, per cui in accordo si creano e provano modi diversi di eccitarsi.

Regole e consenso

Senza parlare di sesso perverso, che ha un che di giudicante e negativo nei termini stessi, è evidente che il sesso sadomaso o le situazioni di dominazione legate alla sfera sessuale debbano essere necessariamente consensuali e con regole molto precise. Le regole devono essere stabilite chiaramente fin dall’inizio. Molto spesso ci si accorda anche su una parola di salvataggio, da pronunciare quando la pratica si fa troppo dolorosa, da pronunciare per sospendere il gioco. È davvero importante che ci sia rispetto e consenso, condivisione e fiducia, perché diversamente si cadrebbe nell’abuso e nella violenza: nulla a che vedere con il piacere e il godimento.

Rimedi?

Le parafilie possono essere non pericolose nella loro manifestazione più soft e non cadere nella violenza o sottomissione reale. Il problema esiste quando c’è disagio nella persona che la vive o nel partner che la subisce senza condividerla. Il primo passo sta nella comunicazione della difficoltà, prima in coppia e poi magari con un professionista. Le parafilie difficilmente hanno delle cause fisiologiche, ma quasi sempre di rifanno ad una dimensione psicologica e emotiva. Lì bisogna andare a comprenderne le motivazioni e cause. Se il problema non esiste? Un po’ di teatro e fantasia nel sesso non può far male a nessuno!