Un calo del 62%. Di tanto è scesa la mortalità per il tumore del collo dell’utero negli USA, in circa 30 anni. Il merito va all’integrazione tra la diagnosi precoce, con Pap-Test e più recentemente con HPV-test, e soprattutto vaccinazione mirata. A segnalare questi dati è una ricerca recentemente pubblicata su JAMA. Ma attenzione.
A prescindere da questo e tanti altri dati che mostrano il valore preventivo della vaccinazione non solo per le ragazze ma anche per i giovani maschi, in Italia si fa fatica a migliorare le percentuali di copertura. A ricordarlo sono gli esperti che hanno partecipato al convegno “Promuovere la Salute, Educare alla Prevenzione: il Ruolo Condiviso contro l’HPV” tenutosi nella sede dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) a Roma.
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Si fatica a migliorare
Il vaccino per l’HPV potrebbe prevenire quasi tremila morti l’anno in Italia, dovuti ai tumori correlati all’infezione. Ma fatica ad affermarsi nel vissuto delle persone. Nel nostro paese sette genitori su dieci credono che invece questa forma di prevenzione non sia utile, e per otto su dieci l’Hpv non è una malattia grave.
Il risultato di questa scarsa consapevolezza è che nel nostro paese la copertura è ancora molto bassa, con appena metà della popolazione target, ragazze e ragazzi sotto i 12 anni, che è effettivamente protetta.
“Siamo purtroppo ancora lontani dall’obiettivo di vaccinare il 95% dei ragazzi e delle ragazze di 11-12 anni entro il 2030 – ha sottolineato il presidente dell’ISS Rocco Bellantone in apertura dell’evento, come riporta una nota dello stesso ISS, e restano ampie differenze nella copertura vaccinale tra una regione e l’altra. Diseguaglianze culturali e territoriali non possono né devono impedire l’accesso a questo strumento così importante.
Pediatri, medici di famiglia, genitori, insegnanti, ginecologi, devono promuovere la vaccinazione perché la prevenzione è un diritto di tutti. È necessario spiegare ai ragazzi che vaccinandosi, proteggono innanzitutto se stessi e che, riducendo la circolazione delle infezioni, proteggono anche gli altri. A loro, e alle loro famiglie, chiediamo di compiere questo atto di responsabilità, che diventa anche, poi, sempre, un atto d’amore”.
Ampi margini di miglioramento
Ad indagare sull’atteggiamento dei genitori è stato il progetto europeo Perch, appena concluso, di cui l’ISS è stato capofila italiano. Alla scarsa fiducia nell’efficacia del vaccino si aggiungono dubbi sulla sicurezza, con il 40% dei genitori intervistati che dichiara di aver paura degli effetti avversi.
A questo si aggiunge inoltre una difficoltà nel raggiungere i centri vaccinali, percepita dal 70% degli intervistati, e anche il fatto che 6 su 10 non sanno che il vaccino è gratuito. Il risultato è che, come dimostrano i dati del ministero della Salute, in Italia nessuna regione ha raggiunto il 95% delle coperture, che variano da un massimo del 77% raggiunto dalla Lombardia al 23% della Sicilia.
“I motivi della bassa diffusione della vaccinazione sono legati soprattutto a una consapevolezza non sempre completa sulla pericolosità del virus e sul suo legame con lo sviluppo di tumori che causano migliaia di morti – spiega Raffaella Bucciardini, responsabile scientifica del progetto Perch -. A questo si aggiungono timori legati alla sicurezza del vaccino e ai possibili effetti collaterali. La fiducia nella sua efficacia è invece generalmente buona. Il lavoro è quindi, innanzitutto, quello di capovolgere queste percezioni attraverso un’informazione corretta e basata su evidenze”.
Quanto è importante la vaccinazione
Rivedendo le cifre che giungono dalla letteratura scientifica, peraltro, ci si accorge di quanto vaccinare i giovani e le ragazze rappresenti davvero un atto d’amore. Oltre ad essere causa del 100% dei tumori della cervice uterina è anche causa di tumori orofaringei, (42.000 casi all’ anno), di tumori anali, (29.000 nuovi casi all’anno), di tumori del pene (18.000 nuovi casi all’anno), di tumori della vagina, (14.000 nuovi casi all’anno), e di tumori vulvari (11.000 nuovi casi all’anno).
Anche per questo e per diverse altre evidenze la vaccinazione è stata estesa anche ai maschi nel corso del dodicesimo anno d’ età e, quale categoria ad alto rischio, anche agli “uomini che fanno sesso con uomini”.
È inoltre altamente raccomandata alle donne con lesioni precancerose HPV-correlate o che siano state sottoposte a recenti trattamenti per queste lesioni, per il ruolo adiuvante del vaccino al trattamento chirurgico nella riduzione delle recidive di infezione. Con l’ampliarsi delle indicazioni oltre a proteggere l’uomo nei confronti di gravi patologie tumorali, si punta anche di ridurre ulteriormente la circolazione del virus e di proteggere indirettamente la donna che resta comunque il target principale della vaccinazione.
Non bisogna mai dimenticare che l’infezione da HPV è la causa più frequente di malattia a trasmissione sessuale; si stima che almeno l’80% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita. Inoltre i tassi di prevalenza più alti si registrano in donne di età inferiore a 34 anni e le venticinquenni rientrano anche nelle fasce d’età di acquisizione di nuove infezioni da HPV ad alto rischio.
Vaccini più “comodi” per aiutare?
Un passo importante, anche per recuperare chi non si è vaccinato nel periodo indicato, è avvicinare quanto più possibile l’opportunità di prevenzione ai bisogni. Ed esistono già evidenze che anche in Italia favorire la “semplicità” per raggiungere la vaccinazione può aiutare. E molto.
Un modo efficace per aumentare le coperture è portare la vaccinazione direttamente a scuola, come ha dimostrato un’esperienza pilota condotta sempre nell’ambito di Perch dalla Asl di Taranto sotto la supervisione del dipartimento di Prevenzione della Regione Puglia diretto da Michele Conversano. Il vaccino è stato fatto in 29 scuole, e la copertura del ciclo completo negli 11 e 12enni è salita per le ragazze da una media regionale del 57% al 73%, mentre per i maschi, sempre per il ciclo completo, dal 45% al 67,4%.