Tumore del polmone, la “doppietta” con farmaci “intelligenti” per forme con mutazione KRAS G12C

Il tumore del polmone è il terzo tipo di cancro più frequente in Italia: la combinazione di due farmaci biologici può farlo regredire nell'80% dei casi

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Ogni anno, in Italia, circa 34.000 persone muoiono a seguito di un tumore del polmone, una forma neoplastica che colpisce soprattutto gli uomini ma minaccia sempre di più le donne. La scienza ci ha però insegnato due lezioni: la prima, fondamentale è che bisogna arrivare presto con la diagnosi, la seconda è che non tutti i tumori sono uguali.

A tracciare le differenze è la carta d’identità della cellula neoplastica. In questo senso arriva una ricerca che vede protagonista anche l’Italia nel proporre una strada proprio per i casi più difficili da affrontare, anche se siamo solo in fase di sperimentazione. È lo studio internazionale KROCUS, a cui l’Istituto di Candiolo IRCCS ha contribuito in maniera significativa. La ricerca mostra che la combinazione di due farmaci biologici, fulzerasib e cetuximab, in prima linea, è in grado di far regredire il tumore nell’80% dei casi, senza bisogno di ricorrere alla chemioterapia. I risultati sono apparsi su The Lancet Oncology.

Uno studio su misura

Il tumore del polmone è il terzo tipo di cancro più frequente in Italia: ogni anno vengono diagnosticati all’incirca 45mila casi – spiega Vanesa Gregorc, Direttore della Divisione di Ricerca Clinica e Innovazione all’Istituto di Candiolo IRCCS di Candiolo e prima firma dello studio -. Quello non a piccole cellule (NSCLC), che rappresenta circa l’85% dei casi, è la forma più diffusa”.

Tra questi almeno il 13% è caratterizzata dalla mutazione KRAS G12C, per anni considerata un bersaglio non aggredibile farmacologicamente. Si tratta infatti di una via intracellulare responsabile della sopravvivenza delle cellule tumorali. Sebbene i nuovi inibitori abbiano iniziato a mostrare degli effetti di inibizione sulla malattia, la resistenza data dalle cellule tumorali rimane una sfida: possono ‘riattivarsi’ bypassando il blocco del farmaco.

“Con questo studio abbiamo dimostrato che l’inibizione concomitante con due farmaci permette di superare i meccanismi di resistenza come già evidenziato negli studi preclinici a Candiolo: in prima linea, possiamo ottenere risultati eccellenti – fa sapere l’esperta –“.

Come agiscono le cure

Lo studio ha coinvolto pazienti mai trattati in precedenza, evidenziando risultati clinici senza precedenti per questa specifica mutazione: l’80% ha visto una riduzione del tumore, ed è stata registrata una sopravvivenza libera da progressione media di 12,5 mesi, con molti pazienti ancora in trattamento a distanza di anni.

“A differenza delle terapie tradizionali che combinano farmaci biologici alla chemioterapia, lo studio KROCUS utilizza esclusivamente agenti biologici per bloccare la cellula tumorale – spiega Gregorc -. Abbiamo smesso di attaccare indiscriminatamente tutte le cellule per sposare un approccio più selettivo a livello molecolare che risparmia al paziente gli effetti collaterali più pesanti.

Fulzerasib è un inibitore della proteina KRAS G12C. Cetuximab è invece un anticorpo che blocca il recettore EGFR, chiudendo una delle principali ‘vie di fuga’ che il tumore usa per sopravvivere al fulzerasib”.

Nello studio è emerso che il trattamento è molto ben tollerato. “In particolare, fulzerasib non presenta le tossicità epatiche o intestinali tipiche di altri farmaci della stessa categoria, limitando gli effetti collaterali a reazioni cutanee gestibili – specifica Gregorc. Sulla base di questi risultati incoraggianti, è già in fase di progettazione uno studio di Fase 3 che confronterà direttamente questa combinazione biologica con l’attuale standard di cura (chemio-immunoterapia), con l’obiettivo di cambiare definitivamente l’algoritmo terapeutico per questa patologia”.

Ogni tumore ha il suo volto

Il trattamento del tumore al polmone può variare molto in base allo stadio della malattia e al tipo di tumore al polmone diagnosticato. Sono disponibili diversi approcci terapeutici, tra cui chirurgia, chemioterapia, radioterapia, terapia mirata, immunoterapia o una combinazione di questi trattamenti.

Tutte le opzioni terapeutiche disponibili in base alla diagnosi, allo stadio del tumore e ad altre considerazioni devono essere discusse con l’équipe medica del singolo paziente visto che i tumori al polmone non sono identici, e spesso nemmeno simili uno con l’altro.

Tra le neoplasie, addirittura, sono tra quelle con il più alto numero di mutazioni identificabili; come se non bastasse è anche complesso esaminarle, perché nell’area polmonare è difficile effettuare prelievi di tessuto utili a rivelare le diverse mutazioni genetiche.

I grandi risultati ottenuti dalla ricerca in campo biologico molecolare consentono oggi di studiare simultaneamente le tante mutazioni genetiche scoperte nel 60% delle forme dette “non a piccole cellule”, che rappresentano l’85% del totale. E si tratta di un fattore determinante nella lotta a questa neoplasia, perché proprio sulla base dell’identikit genetico è oggi possibile utilizzare cure mirate, garantendo ai pazienti una migliore qualità e una maggiore aspettativa di vita. La profilazione simultanea di più mutazioni diventa quindi fondamentale, anche alla luce dei progressi della ricerca e dell’avanzamento delle cure su misura, attive su specifiche mutazioni cellulari.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.