Sclerosi multipla, i sintomi da non sottovalutare

Prima di parlare di sclerosi multipla occorre una diagnosi e soprattutto occorre differenziare la vera e propria malattia neurologica da altri quadri

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Ha colpito molti l’outing di Fedez che ha dichiarato: “Ho un rischio di sclerosi multipla, durante una risonanza magnetica mi hanno diagnosticato […] una demielinizzazione nella testa, una piccola cicatrice bianca, che è quello che avviene quando hai la sclerosi multipla”.

Ma prima di parlare di sclerosi multipla occorre una diagnosi e occorre soprattutto differenziare la vera e propria malattia neurologica da altri quadri, come RIS e CIS. La FISM (Fondazione Italiana Sclerosi Multipla) precisa come sia necessario fare chiarezza.

La diagnosi va fatta con cura

Per arrivare a diagnosticare la malattia bisogna che siano presenti alcuni sintomi neurologici che impongono accertamenti e analisi, che possono confermare o meno l’ipotesi. Al momento non è disponibile un singolo test in grado di confermare in maniera certa e indiscutibile la diagnosi di sclerosi multipla: sono l’insieme dei risultati e un’osservazione clinica prolungata a permettere di confermare o escludere la presenza della sclerosi multipla.

Poi occorre ricordare che esistono forme diverse della patologia. “Ci sono diverse forme di malattia. Soprattutto all’inizio possono esistere delle forme chiamate RIS (sindrome radiologicamente isolata, ndr), dove c’è una lesione radiologica vista alla risonanza magnetica, che non dà nessuna conseguenza dal punto di vista clinico e potrebbe non diventare mai sclerosi multipla”, dice Mario Alberto Battaglia, Presidente FISM.

“Oppure possono esserci delle forme “clinicamente isolate”, le cosiddette CIS – continua Battaglia – dove magari c’è un sintomo clinico, ma che non necessariamente evolve in sclerosi multipla conclamata. In tutte le forme è necessario affrontare correttamente la diagnosi con un neurologo e poi, se serve, decidere insieme di intraprendere una terapia per non permettere l’evoluzione della malattia”.

La cosa importante, in ogni caso, è sapere che per la malattia la scienza ha fatto passi avanti fondamentali. Come ricorda Battaglia, “la si può affrontare grazie alla rete di assistenza, alla rete sociale, ai farmaci. Oggi la rete dei Centri clinici e l’associazione delle persone con la malattia, l’AISM, danno a tutti la possibilità di vivere la propria vita oltre la sclerosi multipla”.

Cos’è e come si presenta la malattia

La sclerosi multipla provoca lesioni a carico del sistema nervoso centrale attraverso un danno legato alla perdita di mielina (la sostanza che consente il regolare passaggio dei segnali nervosi) in più aree, di grandezza variabile. Si formano quindi cicatrici che si definiscono placche.

La perdita di mielina è dovuta a una modificazione nella risposta del sistema difensivo dell’organismo, che normalmente difende da agenti esterni. In questo caso invece si attaccano componenti del sistema nervoso centrale scambiandoli per “diversi”. I sintomi possono essere molto vari: i più comuni sono i disturbi della vista, (calo visivo improvviso, vedere doppio o movimenti non controllabili dell’occhio) della sensibilità (formicolii, intorpidimento, perdita del tatto), fatica e debolezza intensa.

I sintomi sono ovviamente l’elemento chiave che deve essere tenuto in considerazione. È poi fondamentale l’esame neurologico del medico con altre analisi, come la risonanza magnetica e i test sul sangue e sul liquido cerebrospinale.

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Negli ultimi anni lo sviluppo delle terapie nella sclerosi multipla ha avuto una accelerazione formidabile. Solo bisogna ricordare che la malattia ha, come tutte le malattie autoimmuni, un decorso all’inizio caratterizzato da ricadute e remissioni, in genere con recupero della funzione compromessa (ad esempio problemi di movimento o visivi) ma si tratta però di un recupero che però con il tempo diviene parziale. Dopo 15-20 anni dall’esordio la malattia può assumere un decorso progressivo, in genere caratterizzato da difficoltà a camminare ingravescente.

Insomma, oggi è possibile affrontare positivamente la realtà della sclerosi multipla. “Soprattutto – conclude Battaglia – è possibile vivere la propria vita oltre la sclerosi multipla per i giovani che oggi ricevono questo tipo di diagnosi, perché probabilmente non raggiungeranno mai i livelli seri di disabilità che vent’anni fa colpivano chi ne era affetto”.

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Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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