Covid, anziani e feste di Natale

I più colpiti dal Covid sono gli anziani per i quali il Natale è un momento molto importante. Come incontrarli in sicurezza? Serve fare un test? Quale?

In molte civiltà gli anziani – considerati saggi – erano consiglieri, giudici, legislatori. Nell’antica Roma erano i membri del senato, parola che viene da “senex” che in latino vuol dire appunto anziano. Oggi gli anziani non hanno più l’autorevolezza di un tempo, anche se il loro peso specifico è aumentato enormemente.

In Italia gli over 65 sono 14 milioni, il 23% della popolazione. Abbiamo infatti la fortuna di essere uno dei paesi più longevi del mondo con un’aspettativa di vita di 85,3 anni per le donne e di 81 anni per gli uomini.

Su di loro il Covid si è abbattuto come un uragano. In Italia al 25 novembre, su 49.931 persone morte per Covid, 42.657 avevano più di 70 anni (85%). E se aggiungiamo i 4.956 morti di età compresa fra 60 e 69 anni, arriviamo al 95% di tutti i decessi per Coronavirus (qui i dati nel dettaglio).

La cura degli anziani

In Italia la cura degli anziani è affidata per lo più alla famiglia (soprattutto alle donne). A differenza dei paesi del nord Europa, gli anziani vivono spesso con i figli e i nipoti, e questo sembrerebbe essere uno dei motivi per cui abbiamo un tasso di mortalità così alta. Gli anziani sono più fragili ma non solo fisicamente. Per stare bene hanno bisogno di compagnia e vicinanza, ascolto e contatto. Il lockdown per loro è ancora più doloroso, specialmente quando devono rinunciare ai momenti rituali di incontro: compleanni, anniversari e grandi feste della tradizione come il Natale.

D’altra parte, la possibilità di essere contagiati senza saperlo e di contagiare i nostri cari è alta. E non c’è affetto o parentela che tenga di fronte a questa semplice e crudele verità. Allora, come stare vicini agli anziani senza metterli in pericolo? Serve farsi un test prima di incontrarli?”

Un test Covid per Natale

Fare un test Covid è utile per conoscere la propria condizione di salute. Possiamo infatti sapere se siamo infetti, se non lo siamo o se abbiamo avuto il Covid senza saperlo. Ogni test ha uno scopo diverso e si fa in un certo momento (per saperne di più leggi l’articolo Mi testi? Ma quanto mi testi?).

Per sapere se si è contagiosi, bisogna fare il test molecolare (tampone) o il test antigenico rapido. Per essere certi bisogna però non aver avuto nei 2-3 giorni precedenti nessun contatto a rischio. I test infatti rilevano il virus solo dopo 48-72 ore dall’eventuale contagio.

Ma se non abbiamo mai avuto sintomi, o abbiamo un dubbio, può essere utile sapere se si è entrati in contatto con il virus, perché se è successo abbiamo sviluppato gli anticorpi e quindi siamo immuni per un certo periodo.

Per questo c’è il test sierologico che rileva quali e quanti anticorpi abbiamo sviluppato e ci dice se abbiamo avuto il Covid recentemente o mesi addietro (per saperne di più leggi l’articolo Che mal di test!).

Scopri se sei immune

Gli anticorpi ci proteggono da un nuovo incontro con il virus e diminuiscono la nostra capacità di contagiare altre persone. Purtroppo non si sa per quanto tempo: alcuni studi parlano di mesi, altri di anni.

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani e infettivologo del Comitato tecnico scientifico, ha dichiarato: “Chi ha già avuto il Covid non si deve vaccinare perché ha degli anticorpi naturali. Semmai si dovrà controllare il livello di anticorpi e quando questi dovessero scendere si può considerare una vaccinazione”.

Si parla anche di metà vaccino. C’è infatti chi ritiene che, se il vaccino sarà in due fasi, chi ha già gli anticorpi potrà farne solo una dose.

I test sierologici serviranno quindi anche quando ci sarà il vaccino.

Insomma, i test Covid ci aiutano ad affrontare con più serenità le prossime feste e l’incontro con i nostri cari. Sono un’attenzione, quasi un regalo di Natale per noi stessi e per gli altri.

Non abbassare la guardia

Anche se non siamo contagiosi possiamo però portare con noi il virus e quindi, soprattutto con gli anziani, dobbiamo continuare a rispettare e a far rispettare le norme che conosciamo ormai bene: mascherina, pulizia, niente baci e abbracci, distanza e pochi alla volta.

Ricordiamoci che il momento più pericoloso è quando si mangia, perché si abbassa la mascherina e si sta fermi e vicini per molto tempo. Per questo sarebbe bene non far incontrare nonni e nipoti a pranzo e a cena, ma possibilmente fuori e all’aria aperta. E, se è proprio indispensabile restare a casa, bisogna tenere la mascherina e arieggiare spesso la stanza.

Ma quest’anno è anche l’occasione per inventarci un Natale diverso, moltiplicato in tanti piccoli incontri e dilatato nel tempo, con meno cenoni, ma con più chiacchiere, musica, giochi, regali.

Il virus non ha certo colpito la nostra creatività e questa ci permetterà di essere vicini ai nostri cari con tutte le cautele necessarie per difenderli, ma anche con tutto l’affetto che meritano.

 

Con il contributo non condizionante di Abbott.

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