Il mercato degli integratori alimentari non conosce rallentamento, al contrario registra un continuo aumento, anche in Italia e nonostante le preoccupazioni giunte nei giorni scorsi per i casi di salmonellosi, segnalati in alcuni prodotti commercializzati negli Stati Uniti. In particolare, l’allarme riguarda la categoria di integratori cosiddetti “naturali”, in quanto a base di piante. Ritenuti salutari proprio per gli ingredienti evidenziali nelle etichette, non sono esenti da rischi, come spiega l’esperto.
Integratori a base di moringa: cosa sono
Il recente alert riguarda alcune capsule di moringa, a marchio “Rosabella”, commercializzate proprio in virtù dei benefici proprio della moringa oleifera, una pianta originaria dell’India appartenente alla famiglia delle Moringaceae. Si tratta di un albero diffuso nelle zone equatoriali e tropicali, noto per le sue proprietà (soprattutto delle foglie, che sono essiccate e triturate) nel trattamento di molteplici disturbi: avrebbe capacità curative e preventive nel sostenere il metabolismo dei lipidi, favorendo l’equilibrio del peso corporeo, migliorando la digestione e riducendo il senso di stanchezza. Ricca di vitamine (specie di vitamina A, C ed E), sali minerali e antiossidanti, viene utilizzata come ingrediente principale per la preparazione di integratori sotto forma di capsule o compresse, indicate in modo più specifico per coloro che seguono diete vegane.
L’allerta per gli integratori negli USA e in Europa
Negli Stati Uniti, però, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), che rappresentano la massima autorità sanitaria, hanno “riportano 7 casi di Salmonella Newport confermati in 7 stati d’America e 3 delle persone coinvolte hanno avuto necessità di ricovero ospedaliero. Il batterio è risultato resistente a tutti gli antibiotici di prima linea e a quelli alternativi comunemente utilizzati per il trattamento delle salmonellosi”, come riferisce il ministero della Salute. Come specifica ancora il Ministero sul proprio sito, l’allarme si riferisce al prodotto in polvere commercializzato a marchio ‘Rosabella’, per il quale è scattato il monitoraggio anche da parte delle autorità sanitarie europee, in particolare il RASFF della Commissione Europea, tramite la European Food Safety Authority (EFSA).
Qual è il prodotto richiamato e perché
“La ditta distributrice Ambrosia Brands, LLC ha richiamato 52 lotti del prodotto ‘Rosabella Moringa Capsules’ da 60 capsule, in scadenza tra marzo e novembre 2027, i cui numeri, sono presenti sulla confezione. Tutti i lotti richiamati iniziano con il numero 1356, a cui seguono il numero di lotto di 7 cifre ed il numero 1 o 2, come nell’esempio di seguito riportato: ‘1356-5060080-1’. Inoltre, la ditta ha informato che il prodotto è venduto online attraverso il sito web del distributore ‘tryrosabella.com’ ed alcune delle principali piattaforme, tra cui ebay.com, Shein, Tik Tok Shop e altri siti. Poiché i consumatori potrebbero avere in casa tale integratore, si raccomanda di non consumarlo né cederlo ad altri”, come chiarisce il Ministero.
Gli integratori naturali sono “sicuri”?
L’avvertimento delle autorità sanitarie in Italia arriva anche in ragione dell’aumento del consumo di integratori a base di piante. Tra agosto 2024 e luglio 2025 si stima un aumento delle vendite del +2,2%, per un valore di 566 milioni di euro. Ma esistono rischi nelle assunzioni di prodotti considerati “naturali”? “Spesso percepiti come innocui coadiuvanti della salute, questi prodotti possono trasformarsi in vettori di insidiosi rischi biologici e chimici, alimentati da una narrazione del naturale a ogni costo’ e da una regolamentazione talvolta lacunosa nelle vendite globali online”, chiarisce ad Adnkronos Salute Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione clinica all’università Lum ‘Giuseppe Degennaro’.
I prodotti vegetali non sono a rischio zero
Come sottolinea anche Minelli, “Il consumatore moderno tende a sovrapporre impropriamente il concetto di origine vegetale a quello di assenza di rischio. In realtà, le polveri botaniche (come moringa, curcuma o spirulina) sono matrici organiche estremamente complesse che, senza adeguati protocolli di decontaminazione, ospitano microrganismi tellurici o, comunque, ambientali persistenti. Il caso Salmonella Newport isolata nella moringa è emblematico: non si tratta di una comune contaminazione, ma di un ceppo multiresistente. Questo dato – continua – suggerisce una falla critica nella filiera zootecnico-irrigua: un batterio mantiene geni di resistenza solo se vive in ambienti saturati da antibiotici, tipici degli allevamenti intensivi. Attraverso reflui o acque irrigue non trattate, questi ceppi passano dal bestiame alle colture, evidenziando come la mancata bonifica della materia prima (attraverso, per esempio, specifici trattamenti termici) possa trasferire pericoli clinici complessi direttamente nella capsula”.
Quando ricorrere agli integratori
Da qui il consiglio di fare ricorso agli integratori solo in casi di reale bisogno, per far fronte a carenze conclamate: “L’integrazione alimentare ha una sua dignità scientifica solo quando colma un deficit biochimico accertato o risponde a specifiche, per quanto transitorie, esigenze fisiologiche. L’abuso, al contrario, nasce da un marketing aggressivo che attribuisce a estratti vegetali capacità curative quasi farmacologiche, prive di supporto nell’evidenza clinica. Oltre al rischio microbiologico, il processo di concentrazione tipico di questi ‘rimedi miracolosi’ può involontariamente incrementare la presenza di contaminanti chimici (metalli, pesticidi) accumulati nei suoli di coltivazione, di micotossine (derivati fungini epatotossici) risultanti da uno stoccaggio non idoneo delle materie prime, di interazioni farmacologiche improprie legate all’interferenza tra fitoterapici e farmaci salvavita (anticoagulanti, antiepilettici) che può alterare pericolosamente la biodisponibilità delle terapie convenzionali”.
Evitare lo shopping online
L’invito di Minelli è comunque a evitare gli acquisti online di questo tipo di prodotti: “Se il farmaco segue una filiera monitorata e certificata dalla produzione alla dispensazione in farmacia, l’integratore acquistato su piattaforme di e-commerce generaliste sfugge spesso ai controlli doganali e sanitari preventivi. Il paradosso è evidente: il cittadino acquista un ‘prodotto di salute’ introducendo nel proprio organismo patogeni resistenti alle cure mediche tradizionali”.