Alois del Liechtenstein ha scelto di esercitare il proprio diritto di veto, impedendo l’entrata in vigore della legge che avrebbe consentito l’interruzione volontaria di gravidanza entro le prime dodici settimane. Una riforma approvata dal Parlamento con una maggioranza risicatissima, ma che non ha ottenuto il necessario assenso della Casa Principesca. E così, nel piccolo Stato europeo, tutto resta invariato.
Alois del Liechtenstein dice no alla legge sull’aborto
La decisione è arrivata martedì 20 ottobre, quando il Principe 58enne ha annunciato ufficialmente che non avrebbe firmato il provvedimento approvato dal Landtag, il Parlamento del Liechtenstein. Una scelta che per i cittadini non ha rappresentato del tutto una sorpresa: Alois aveva già manifestato nei mesi precedenti la propria contrarietà alla depenalizzazione dell’aborto entro le prime dodici settimane di gestazione, anticipando la possibilità di ricorrere al veto.
Nonostante tutto, il testo aveva completato il proprio percorso parlamentare ed era stato sottoposto al Principe per la ratifica. Dopo un confronto con la commissione promotrice della riforma, Alois ha confermato la sua posizione, negando il consenso necessario all’entrata in vigore della legge.
Una scelta che evidenzia una particolarità del sistema istituzionale del Liechtenstein. A differenza di molte altre monarchie europee, qui il Principe conserva poteri politici significativi, compresa la possibilità di bloccare provvedimenti approvati dai rappresentanti eletti.
Alois esercita le funzioni di Capo dello Stato dal 2004, quando il padre, il Principe Hans-Adam II, gli ha delegato l’esercizio dei poteri sovrani. Il veto sulla riforma dell’aborto rappresenta dunque un esempio concreto del ruolo che la monarchia continua a svolgere nella vita politica del Principato.
Una riforma approvata dal Parlamento per un solo voto
Il percorso della proposta era cominciato con una campagna popolare capace di raccogliere quasi 5.000 firme. L’obiettivo era modificare una legislazione particolarmente restrittiva, introducendo la possibilità di interrompere volontariamente la gravidanza entro le prime dodici settimane, secondo un modello già adottato in diversi Paesi europei.
Il 2 settembre il Landtag aveva approvato il provvedimento con 13 voti favorevoli e 12 contrari. Un risultato che aveva messo in evidenza le profonde divisioni politiche e sociali su una questione particolarmente delicata.
Attualmente, la normativa del Liechtenstein consente l’interruzione della gravidanza soltanto in determinate circostanze. Ovvero quando esiste un grave pericolo per la vita o la salute della donna o quando la gravidanza è conseguenza di una violenza sessuale, oppure quando la gestante ha meno di 14 anni. Una riforma del 2015 aveva introdotto alcune modifiche, eliminando le sanzioni per le donne che ricorrono all’aborto all’estero, senza però prevedere una depenalizzazione generalizzata entro un limite temporale.
La proposta approvata a settembre avrebbe quindi rappresentato un cambiamento significativo. Il voto favorevole del Parlamento, però, non è sufficiente: la Costituzione richiede anche l’assenso del Principe affinché una legge possa entrare in vigore.
Con il rifiuto di Alois, la riforma si ferma proprio all’ultimo passaggio istituzionale, lasciando aperto il confronto tra chi sostiene un ampliamento dell’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza e chi ritiene prioritaria la tutela della vita prenatale.
Il Principe Alois apre a modifiche più limitate
Nel comunicato diffuso dalla Casa Principesca, Alois ha manifestato la disponibilità a valutare cambiamenti più circoscritti, purché differenti dalla depenalizzazione generalizzata proposta dal Parlamento.
Tra le possibili modifiche figurano l’eliminazione del divieto di pubblicità relativo all’aborto e il rafforzamento dei servizi di informazione, orientamento e sostegno alle donne durante la gravidanza.
“Sono convinto che molte persone condividano questa preoccupazione: sostenere al meglio le donne che attraversano situazioni difficili e, al contempo, proteggere la vita non ancora nata”, ha dichiarato, spiegando le ragioni della propria posizione. Per il momento, però, non è stato annunciato alcun nuovo accordo legislativo né un provvedimento alternativo già definito.