Il Giappone salva la monarchia ma continua a negare la corona alla Principessa Aiko

La riforma salva la dinastia imperiale giapponese e rafforza la Casa Imperiale ma conferma l'esclusione della Principessa Aiko dalla successione al Trono del Crisantemo

Foto di Antonella Latilla

Antonella Latilla

Giornalista, esperta di tv e lifestyle

Giornalista curiosa e determinata. Scrittura, lettura e cronaca rosa sono il suo pane quotidiano. Collabora principalmente con portali di gossip e tv.

Pubblicato:

Chiedi a DiLei

Il Giappone mette in sicurezza il futuro della sua monarchia senza aprire alla successione femminile. Il Parlamento ha approvato la più importante riforma della Legge della Casa Imperiale dal secondo dopoguerra, con l’obiettivo di garantire la sopravvivenza della dinastia più antica del mondo. Una riforma che rafforza la continuità della famiglia imperiale, ma lascia ancora una volta fuori dalla linea di successione la Principessa Aiko, unica figlia dell’imperatore Naruhito e tra i membri più amati dai sudditi.

La modifica legislativa risponde a un problema che da anni preoccupa Tokyo. Oggi, infatti, soltanto tre uomini hanno diritto a succedere al Trono del Crisantemo: il Principe Fumihito, fratello minore di Naruhito, suo figlio Hisahito, 19 anni, e il Principe Hitachi, lo zio di 90 anni dell’attuale Imperatore. Una prospettiva considerata estremamente fragile per una dinastia che, nel corso dei decenni, ha visto assottigliarsi progressivamente il numero dei suoi componenti.

Per evitare una futura crisi dinastica, la riforma introduce due cambiamenti significativi. Da un lato, consentirà ai discendenti maschi degli undici rami collaterali della famiglia imperiale – privati del loro status dopo la Seconda guerra mondiale – di essere adottati e reintegrati nella Casa Imperiale. I loro eventuali figli maschi entreranno così nella linea di successione, rafforzando la continuità della dinastia esclusivamente attraverso la linea paterna.

Perché la Principessa Aiko non può diventare Imperatrice del Giappone

La seconda novità riguarda il ruolo delle Principesse. Fino a oggi, ogni donna della famiglia imperiale perdeva automaticamente il proprio status sposando un cittadino privo di sangue imperiale, come accadde nel 2021 alla Principessa Mako. Con la nuova legge, invece, le Principesse manterranno il titolo e potranno continuare a svolgere incarichi ufficiali anche dopo il matrimonio.

La misura punta a preservare una famiglia imperiale più numerosa e ad alleggerire il peso delle funzioni istituzionali che grava su un numero sempre più ristretto di membri.

Resta però immutato il principio che continua ad alimentare il dibattito: al trono possono accedere soltanto gli uomini appartenenti alla linea paterna della dinastia. Una norma che esclude ancora la Principessa Aiko, nonostante sia l’unica figlia dell’Imperatore Naruhito e dell’Imperatrice Masako e rappresenti il volto più popolare della nuova generazione della famiglia imperiale.

Il paradosso è evidente. Aiko, classe 2001, potrà restare Principessa per tutta la vita, ma non potrà mai diventare Imperatrice. E la riforma apre anche uno scenario inedito: qualora avesse un figlio maschio con uno dei futuri membri adottati provenienti dagli antichi rami imperiali, quel bambino potrebbe un giorno aspirare al Trono del Crisantemo, mentre sua madre continuerebbe a esserne esclusa.

Il consenso del Paese è con Aiko, ma il tabù della successione femminile resiste

L’ipotesi di consentire la successione femminile non è nuova. Nel 2005 una commissione di esperti ne raccomandò l’introduzione. Ma la nascita, nel 2006, del Principe Hisahito congelò ogni progetto di riforma. Da allora i settori più conservatori hanno continuato a difendere la successione esclusivamente maschile, considerandola un elemento imprescindibile della legittimità storica della monarchia giapponese. E l’elezione di Sanae Takaichi, prima premier donna (conservatrice) del Paese, non ha di certo aiutato.

L’opinione pubblica sembra invece orientata in tutt’altra direzione. Da anni i sondaggi indicano che una larga maggioranza dei giapponesi sarebbe favorevole all’ascesa di una donna al trono. E la Principessa Aiko viene regolarmente indicata come la candidata ideale grazie alla sua preparazione, alla riservatezza e al crescente ruolo istituzionale assunto negli ultimi anni.

La riforma voluta dal governo riesce così a perseguire un equilibrio delicato: garantire la continuità della Casa Imperiale senza mettere in discussione il principio della successione maschile. Per i sostenitori rappresenta una soluzione pragmatica; per i critici non è altro che il rinvio di un confronto che il Giappone, prima o poi, sarà chiamato ad affrontare.

Nel frattempo Aiko continuerà a essere il volto più amato della monarchia ma pure la Principessa alla quale la storia continua a negare la corona.