La tradizione dei botti di Capodanno, purtroppo, resta molto radicata in Italia, nonostante numerose evidenze scientifiche dimostrino quanto spaventino cani, gatti e altri animali che rischiano la morte ogni anno. Si tratta di un pericolo soprattutto per i randagi, che vivono per strada e non hanno la protezione di un ambiente domestico, né l’affetto di proprietari attenti e amorevoli.
La storia si ripete sempre uguale, ogni anno le conseguenze sui cittadini, sull’ambiente e sugli animali diventano più evidenti. Mentre il bilancio sugli umani feriti durante la notte fra il 31 dicembre 2025 e il primo gennaio 2026 ha registrato numeri preoccupanti (309 feriti, con casi gravi diffusi su tutto il territorio nazionale) e un morto, la sofferenza degli animali paga un tributo ancora meno visibile ma doloroso, spesso silenzioso e non censito ufficialmente.
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Effetti acuti dei botti sugli animali domestici e randagi
Gli animali – in particolare cani, gatti e fauna urbana – hanno capacità uditive molto più sensibili di quelle umane: i cani percepiscono suoni fino a circa 60.000 Hz e i gatti fino a 70.000 Hz, molto oltre i 20.000 Hz percepiti dagli esseri umani. Per questo motivo gli esplosivi dei botti provocano stress, panico, disorientamento e reazioni istintive di fuga, con conseguenze anche letali.
Le associazioni animaliste sottolineano che ogni anno migliaia di animali domestici e selvatici subiscono gli effetti diretti e indiretti dei fuochi. Non esistono censimenti ufficiali nazionali delle vittime animali, ma le stime di ong come WWF e LAV indicano numeri molto alti, con migliaia di morti stimate annualmente in Italia a causa di petardi e botti a Capodanno. Di questi, circa l’80% sono animali selvatici, come uccelli spaventati che perdono orientamento e finiscono contro ostacoli o vulnerabili agli incidenti.
I dati storici sul fenomeno in Italia
Già ricerche e dati raccolti nel passato indicano che gli effetti dei fuochi d’artificio sulla fauna sono allarmanti. In passato si è stimato che migliaia di animali in Italia perdono la vita ogni anno per cause riconducibili ai botti di Capodanno, includendo sia animali domestici sia fauna selvatica. Secondo la SIMA, Società Italiana di Medicina Ambientale, tra il 2012 e il 2025 sono stati registrati circa 5.000 decessi ogni anno, durante le feste: testimonianza che il fenomeno non è isolato ma persiste.
Queste cifre includono morti indirette, come quelle causate dallo stress da rumore, dalle fughe improvvise che portano a incidenti stradali, dal panico e dagli shock acuti che possono portare a traumi o infarti nei mammiferi.
Botti di Capodanno, confronto tra i dati
Per quanto riguarda il periodo più recente, mentre i dati ufficiali sulle vittime umane vengono puntualmente raccolti dalle autorità sanitarie e di pubblica sicurezza, per gli animali non esiste un monitoraggio sistematico nazionale di ferimenti e morti, soprattutto per i randagi. Tuttavia, alcune evidenze provenienti da associazioni e unità di soccorso forniscono indicazioni utili sul trend relativo al Capodanno 2025 e a quello che ha dato inizio al 2026.
L’anno scorso le unità di emergenza di LAV e altre ong hanno riportato numerose segnalazioni di cani e gatti spaventati, smarriti o feriti nella notte dell’1 gennaio. In alcune città come Prato, Bologna e Firenze gli operatori hanno soccorso animali randagi e domestici in stato di forte stress causato dai botti, con recuperi e reintegri nelle famiglie o nei centri di assistenza veterinaria.
Per quanto riguarda quest’anno, benché i report completi non siano ancora disponibili a livello aggregato nazionale, le testimonianze di istituzioni, associazioni animaliste e dati parziali indicano una situazione analoga o peggiore. Le reazioni di fuga incontrollata degli animali sembrano restare alte, con numerosi casi di randagi che emergono nelle ore successive alla mezzanotte, implicando un accresciuto rischio di incidenti e mortalità indiretta.

Fauna selvatica: un impatto spesso sottovalutato
Non sono solo i cani e i gatti a pagare il prezzo più alto per via dei botti di Capodanno. La fauna urbana e selvatica – caratterizzata da uccelli, volpi, ricci e altri mammiferi – soffre forti stress acustici che li portano a esaurire rapidamente le risorse energetiche, a perdere l’orientamento o a intraprendere fughe che finiscono in tragedia. Secondo il WWF e altri esperti animalisti, oltre agli effetti immediati, i fuochi d’artificio causano delle compromissioni comportamentali a lungo termine negli animali selvatici, con effetti sul sistema riproduttivo e sulle dinamiche di sopravvivenza delle specie.
A causa dei rumori, cani, gatti e altri animali mettono in atto fughe improvvise, che aumentano il rischio di incidenti stradali o ferite da impatto. Lo shock acustico e il disorientamento negli uccelli provocano collisioni fatali contro edifici e infrastrutture urbane. Inoltre, si è evidenziato un aumento della frequenza cardiaca e dello stress metabolico nelle specie più sensibili.
Fuochi d’artificio, le risposte istituzionali e sociali
Negli ultimi anni alcune amministrazioni comunali, come quella di Roma ma non solo, hanno introdotto divieti prolungati rispetto all’uso di petardi e botti, con l’obiettivo dichiarato di tutelare la salute pubblica e la fauna urbana. Tali misure si inseriscono in un quadro di crescente sensibilità sociale. Infatti, oltre il 90% degli italiani è contrario all’uso indiscriminato di fuochi d’artificio a Capodanno, anche per motivi legati alla tutela degli animali e dell’ambiente. Parallelamente, organizzazioni come WWF e LAV rinnovano ogni anno l’appello a vietare completamente i botti nelle aree urbane, proponendo alternative più silenziose e sostenibili, come giochi di luci o spettacoli visivi privi di esplosioni sonore.
L’impatto sugli animali randagi e selvatici in Italia resta un problema serio, con stime che parlano di migliaia di vittime ogni anno tra domestici, selvatici e specie urbane. Nonostante l’assenza di un monitoraggio ufficiale sistematico, le evidenze raccolte da associazioni, studi scientifici e report ambientali indicano un fenomeno persistente con conseguenze profonde sul benessere animale.
Il confronto tra Capodanno 2025 e quello appena passato evidenzia che, senza un cambio culturale e normativo, la sofferenza degli animali potrebbe non diminuire significativamente, nonostante il crescente consenso pubblico verso feste più rispettose della fauna. Le iniziative legislative e comunitarie, insieme a un’informazione più diffusa sui rischi, rappresentano passaggi fondamentali per ridurre l’impatto acustico e ambientale dei fuochi d’artificio e per proteggere gli animali durante le celebrazioni di fine anno.
Fonti bibliografiche
Botti di Capodanno: la nostra Unità di Emergenza attiva da ieri sera per soccorrere gli animali – Lav.it;
Appello del WWF, stop ai botti di Capodanno – Wwf.it;
Società Italiana di Medicina Ambientale – Sima.org.