Il nome può sembrare quasi innocuo, ma dietro il super El Niño c’è uno dei fenomeni climatici più studiati del momento. Le temperature del Pacifico tropicale stanno mostrando anomalie importanti e le previsioni per l’autunno 2026 indicano un possibile ulteriore rafforzamento. Non significa che ci aspetti una stagione identica in ogni angolo del mondo, né che sia possibile prevedere oggi come sarà il tempo in Italia tra qualche settimana. Il punto è un altro: quando una porzione così vasta di oceano cambia temperatura, anche l’atmosfera può risentirne.
Perché si parla di super El Niño
El Niño fa parte di un’alternanza naturale che coinvolge oceano e atmosfera nel Pacifico equatoriale. Si manifesta ciclicamente e può modificare il modo in cui vengono distribuiti calore e precipitazioni su scala planetaria.
Quando l’episodio è particolarmente intenso viene spesso definito, in modo informale, super El Niño. Non si tratta di una categoria scientifica ufficiale, ma di un’espressione utile per distinguere gli eventi più forti da quelli ordinari.
Per il trimestre tra settembre e novembre 2026, i modelli indicano che in una delle aree di riferimento del Pacifico la temperatura della superficie marina potrebbe arrivare a circa 3,6 °C oltre i valori abituali. È un’anomalia molto rilevante e il fenomeno potrebbe mantenersi attivo anche durante l’inverno.
Perché conta tanto ciò che accade nell’oceano? L’acqua trattiene enormi quantità di calore e può restituirne una parte all’atmosfera. Quando questo equilibrio cambia su un’area vastissima, possono cambiare anche le zone più esposte a piogge abbondanti, siccità o temperature insolitamente elevate.
Cosa potrebbe succedere in Europa e in Italia
Gli effetti non sono uguali ovunque. Alcune regioni del Sud America, dell’Asia, dell’Australia e dell’Africa tendono a essere più sensibili alle variazioni legate a El Niño. In certe aree può aumentare il rischio di periodi secchi e incendi, mentre altrove possono diventare più probabili precipitazioni intense e inondazioni.
In Europa, invece, il collegamento è meno immediato. Il nostro meteo dipende fortemente anche dalle dinamiche dell’Atlantico e dalla posizione delle grandi correnti atmosferiche. Un El Niño molto forte può comunque contribuire a spostare questi equilibri, soprattutto durante l’inverno.

Per l’Italia entra in gioco anche il Mediterraneo. Se il mare conserva temperature elevate, può fornire maggiore umidità alle perturbazioni che attraversano la regione. Questo non permette di prevedere automaticamente alluvioni o temporali, ma può creare condizioni favorevoli a fenomeni più intensi quando arrivano masse d’aria instabili.
Un autunno più caldo della media, dunque, non equivale necessariamente a mesi tranquilli e soleggiati. Le medie stagionali possono nascondere forti oscillazioni: giornate ancora quasi estive, bruschi cali termici, lunghe fasi asciutte e episodi piovosi concentrati.
El Niño, perché ci preoccupa più che in passato
A rendere particolarmente delicato il quadro è il momento storico in cui questo fenomeno si presenta. Il pianeta parte già da temperature molto elevate: nel 2024 la media globale annuale ha oltrepassato per la prima volta la soglia di 1,5 °C sopra i livelli preindustriali.
L’UNEP ha inoltre avvertito che un superamento temporaneo di quel limite appare ormai difficile da evitare nelle traiettorie climatiche più realistiche. Negli scenari più favorevoli, il riscaldamento potrebbe raggiungere circa 1,8 °C prima di tornare gradualmente verso valori inferiori.
Il super El Niño, quindi, non è la causa della crisi climatica, ma può aggiungere ulteriore calore e instabilità a un sistema già sotto pressione. Ed è proprio questa sovrapposizione a rendere i prossimi mesi particolarmente monitorati dagli scienziati.